L’editoriale. Altro che “vento nuovo”, dalla Sardegna rispunta il Conte 2…

28 Feb 2024 10:30 - di Antonio Rapisarda

A scorrere le dichiarazioni e le valutazioni del dopo Regionali sembra che dalla Sardegna – con la vittoria della grillina Alessandra Todde – sia partita un’avventura inedita, un’alchimia mai sperimentata prima. Sui quotidiani del gruppo Gedi si sono toccate, a proposito, vette altissime. Ad esempio questa: «Il campo giusto della sinistra, ora, può spiccare il volo». Non sono stati da meno i leader che ne hanno tratto una sorta di cosmogonia. Per Elly Schlein «cambia il vento». Per Giuseppe Conte, vecchio lupo di mare, questo «vento nuovo» spirerebbe «dalla Sardegna verso il continente». Il party di parole e di iperboli era prevedibile e sintomatico, se vogliamo, di un’astinenza di vittorie lunga un anno e mezzo.

In realtà, ciò che viene venduto come una ventata fresca altro non è che aria viziata che cerca di rientrare – camuffata – dalla finestra. Già, non basta il set sardo per cambiare soggetto e sceneggiatura di un film che gli italiani hanno già visto e che ricordano bene. Un horror chiamato “Conte 2”. I protagonisti di queste ore dopo il voto in Sardegna? Gli stessi della stagione giallorossa: Giuseppe Conte appunto, l’immarcescibile Dario Franceschini , Francesco Boccia, Roberto Speranza, Roberto Fico e così via. E l’unica vera new entry? Elly Schlein? Un anno dopo il suo arrivo (imprevisto) alla segreteria Pd, la leader corre già il rischio di recitare una parte secondaria: non diciamo quella di una comparsa vera e propria ma da gregaria dell’ex premier – abilissimo ad assumere il controllo dell’unica vittoria dall’inizio della legislatura – sì. Stesso discorso per i sogni di “restaurazione” di Paolo Gentiloni: anche l’eventuale federatore del centrosinistra, di questo passo, troverà giusto una particina nel copione.

Il ruolo di attore protagonista, nello schema andato in campo in Sardegna – con la capa del Nazareno che ha gentilmente fornito voti e struttura alla candidata dell’altro –, resta saldo insomma nelle mani di Giuseppi. Sempre più collettore della proposta, chiamiamola così, delle opposizioni. Il risultato? Si conosce bene, purtroppo, data l’esperienza del suo governo: sussidi spacca-conti, debito “cattivo” e Superbonus, smantellamento di ogni politica di controllo dell’immigrazione, attacco alla casa di proprietà.

Con il sostegno di Elly, poi, la formula di questo nuovo-vecchio fronte giallorosso si candiderebbe ad essere la radicalizzazione dell’esecutivo giallo-rosso: antifascismo, eco-fanatismo, rivendicazioni Lgbt, lotta cieca alle infrastrutture, porte o odio sociale (e fiscale) contro il ceto medio. Per giunta, a differenza della pur non indimenticabili stagioni Zingaretti-Letta, con una politica estera filo-cinese totalmente disallineata rispetto a tutte le socialdemocrazie. Un vero e proprio incubo che faticherà, eccome, a comporsi fuori dalle alleanze locali per proporsi come opzione credibile. “Di governo”, per fortuna, solo sulle colonne dei giornali compiacenti.

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