De Fusco mette una pietra tombale sullo psicodramma della sinistra: il Comune voleva un’altra poltrona

22 Gen 2024 9:33 - di Bianca Conte
De Fusco

«Questa polemica è il tentativo di trasformare una cosa che è sempre stata giudicata un difetto, cioè la lottizzazione, in una sorta di bandiera morale. Visto che non sono indicato dal Comune sono automaticamente un reietto». Lo dice con nettezza Luca De Fusco, il nuovo direttore del Teatro di Roma, che intervistato da Libero in edicola oggi posa una pietra tombale sulla bagarre sollevata e montata ad arte dalla sinistra che dal minuto dopo la sua nomina ha cominciato a urlare allo scandalo e alla lottizzazione. E anche di più. Giusto ieri i verdi di sinistra al culmine della drammatizzazione – che neppure parlando di teatro sarebbe ammissibile dato il livello di livore e farneticazione demagogica – hanno diramato una nota in cui si parla di «ennesimo atto di squadrismo istituzionale». Anche in questo caso, allora, la replica di De Fusco è tranchant: «Una tale affermazione non merita una risposta seria e allora voglio rassicurare i verdi di sinistra che per fare squadrismo non ho neanche il fisico, sono pigro e non vado in palestra quindi non lo potrei proprio fare»…

De Fusco, il neo direttore replica allo psicodramma della sinistra

Niente, non ci vogliono proprio stare. La sinistra continua a scagliare contro la nomina accuse virulente come se la pretesa di una nomina gli spettasse di diritto sempre e comunque. Una sorta di diritto di primogenitura nella scelta di manager che in questi giorni di levate di scudi ininterrotte hanno visto scendere in campo, social e istituzionale, dal sindaco Gualtieri al dem Orfini, passando per l’assessore Gotor. E, su tutti, a coordinare il rumoroso ensemble, la segretaria Pd Elly Schlein, chiamata a dirigere il coro di geremiadi e recriminazioni  intonato dal mainstream su “complotti” e “cultura sotto attacco” per le nomine che la destra sta legittimamente portando avanti. Il tutto con tanto di immancabile appello di artisti, vip e sottobosco vario, protagonisti in prima linea alle prese con il plot dell’amichettismo di sinistra oltraggiato e offeso.

De Fusco, l’intervista a “Libero”: «Per me parlano i fatti»

Attacchi scomposti, lamentale pretestuose, a cui De Fusco dalle colonne di Libero risponde coi fatti. «Io dico sempre che non essendo alla prima nomina, per me parlano i fatti. Ho programmato dieci anni del Teatro Stabile del Veneto, dieci di quello di Napoli e due anni del teatro di Catania. Sfido qualcuno a trovare una programmazione di carattere politico in oltre vent’anni da direttore o una mia foto ad un evento politico». Fatti che parlano chiaro e che lo stesso neo-direttore menziona in ordine sparso e solo in parte. «Ho chiamato grandi registi stranieri come Luis Pasqual, che è la persona che ha riaperto i teatri spagnoli del dopo Franco, chiusi da Franco che riteneva i teatri pericolosi e destabilizzanti. Per gli spagnoli Pasqual è un eroe vivente. Ho fatto fare le ultime regie a Benno Besson che è stato l’ultimo allievo vivente del grande drammaturgo tedesco Bertolt Brecht. Nulla di quello che ho fatto può essere catalogabile politicamente».

«Dopo il presidente il Comune voleva esprimere un’altra carica, la mia nomina è regolare»

E ancora. «Io non ho mai chiesto ai giovani registi che ho fatto lavorare, e non sono pochi, che cosa votassero. Ho il fondato sospetto che se glielo avessi chiesto mi avrebbero detto che avevano votato a sinistra. Questa polemica è il tentativo di trasformare una cosa che è sempre stata giudicata un difetto, cioè la lottizzazione, in una sorta di bandiera morale. Visto che non sono indicato dal Comune sono automaticamente un reietto». Una messinscena che va in replica ad ogni poltrona sfumata e che, in questo caso, fa pensare che il Teatro di Roma spettasse obbligatoriamente alla sinistra… «Pensavo – precisa sul punto De Fusco a Libero – che essendo automatico il Presidente nel nuovo statuto, fosse scontato che il direttore sarebbe dovuto essere condiviso dalle parti politiche. Dato che non è stato proposto un fascista in camicia nera ma una persona molto sfumata politicamente, mi viene da pensare che il pensiero del Comune fosse che il prescelto dovesse essere espressione del Comune: sia il Presidente che il Direttore».

Il solito piagnisteo della sinistra a ogni poltrona sfumata

Tutto abbastanza chiaro insomma. Quello di cui invece si parla ancora poco sono i titoli, la competenza, la professionalità e il background di De Fusco, che da soli basterebbero a spiegare la nomina. E allora, ripercorrendo il mood della scelta che lo ha portato a candidarsi, il neo-direttore sottolinea: «Io mi sono voluto candidare perché ho diretto sistemi complessi come il Veneto e come Napoli. Quando sono arrivato a Napoli, lo Stabile era il sedicesimo teatro italiano e quando l’ho lasciato era uno dei primi sei teatri nazionali. Conoscendo la situazione dell’Argentina, teatro che ha battuto il record del mondo di teatro senza Direttore, ho avuto voglia di occuparmene».

«Ecco perché ho voluto candidarmi»

Poi a stretto giro aggiunge: «Ho diretto il Veneto per 10 anni. Quando sono arrivato aveva solo due città. L’ho lasciato con quattro, aumentando la sua posizione ministeriale. Non solo, ho lasciato la sala leader del teatro Verdi di Padova con il 95% di tasso di occupazione dei posti. Poi sono andato a Napoli dove ho trovato un teatro che era il 16° su 17. Fatturava 4,5 milioni l’anno e contava 2.300 abbonati. Quando l’ho lasciato io era diventato uno dei 6 teatri nazionali più importanti d’Italia con oltre 7mila abbonati. A Catania in due anni ho quasi raddoppiato il bilancio e gli abbonati». Fatti, dati, numeri: di natura decisamente opposta a quelli che sta dando la sinistra fuori di senno

 

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