Dossieraggio su Apostolico? Meloni replica alla sinistra: “Stava a una manifestazione pubblica…” (video)

6 Ott 2023 19:34 - di Gigliola Bardi
meloni apostolico

“Il dossieraggio di solito è un’attività occulta che si fa per tirare fuori cose che non si sanno, se una persona partecipa a una manifestazione pubblica, ci mette la faccia, sta in prima fila dietro a uno striscione che dossieraggio è?”. Nel punto stampa con i giornalisti a Granada, dove è stata impegnata in una due giorni di vertici europei, Giorgia Meloni ha risposto così a una domanda sul caso del giudice Iolanda Apostolico, lasciandosi andare anche a una certa ilarità per una tesi che davvero non sta in piedi. Il premier ha spiegato che non era stata informata da Matteo Salvini del video che ritrae il magistrato alla manifestazione pro migranti, ma questo, ha chiarito, “è francamente secondario”. Il punto, anche al di là del tema delle dimissioni, è che “è perfettamente legittimo chiedersi se una persona che partecipa a una manifestazione sul quel tema, nel momento in cui poi decide su quel tema lo faccia senza pregiudizi. E penso – ha aggiunto il premier rivolgendosi ai giornalisti – che anche voi, nella vostra onestà intellettuale, ve ne rendiate conto”.

Meloni: “Legittimo chiedersi se quel giudice avesse pregiudizi”

Meloni, del resto, la domanda sulla presenza o meno di pregiudizi da parte del giudice se l’era posta “molto prima” dell’emersione del video, semplicemente leggendo “una sentenza che dichiara illegittimo un decreto del governo, per ragioni di incompatibilità con la normativa europea e con la Costituzione, quando poi quel provvedimento è stato controfirmato dal presidente della Repubblica”. “A me è sembrata una sentenza discutibile. Ed è legittimo chiedersi se possano esserci stati dei vizi”, ha ribadito Meloni, la quale, attraverso le domande dei cronisti, ha ripercorso anche i punti chiave della questione migranti. Il premier ha espresso la propria “soddisfazione” per il fatto che la posizione italiana, che chiede di affrontare il fenomeno in modo strutturale e nella sua dimensione esterna, ora sia “di dominio pubblico”, dunque ampiamente condivisa in Europa.

La posizione italiana mette d’accordo anche Polonia e Ungheria

Anche Polonia e Ungheria, che pure hanno respinto le conclusioni del vertice, sono d’accordo con la linea italiana. “Questo – ha spiegato Meloni – è un dibattito che ci trasciniamo da qualche mese, che è legato alla precedente percezione di come si dovesse gestire la questione migratoria. L’Italia ha votato il patto di migrazione e asilo, perché le nuove regole sono migliori delle precedenti, ma io, come ho ribadito anche in questo Consiglio, non ho portato questa come priorità. Per me, finché noi continuiamo a parlare di come distribuiamo queste persone all’interno dell’Ue, non solo creiamo un pull factor, un richiamo, ma soprattutto nessuno può pensare di risolvere il problema in casa sua scaricandolo su un altro”. Dunque, “è un dibattito, secondo me, di una vecchia percezione, che comunque era andato avanti” e sul quale si è incagliato il confronto con Polonia e Ungheria, che invece concordano sulla necessità “di fermare l’immigrazione illegale e di lavorare sulla dimensione esterna”.

La necessità di una lista europea dei Paesi sicuri

Meloni  poi è tornata sulla questione del tipo di rapporto che si deve avere con l’Africa, spiegando che “sono assolutamente d’accordo sul dare nuove risorse Ue non al capitolo migratorio, ma all’Africa”. “Anche qui – ha precisato – bisogna capirsi, perché è anche oggetto delle difficoltà che ci possono essere con la Tunisia. Non possiamo pensare di andare in Africa a dire ‘vi paghiamo per trattenere un problema che non vogliamo avere a casa nostra’. Quello che dobbiamo fare, per varie ragioni che sono anche geostrategiche, è costruire una partnership completamente diversa con i Paesi africani”. Poi, rispondendo a una domanda sul tema, ha smentito le ricostruzioni secondo cui il cancelliere tedesco Olaf Scholz, con il quale ha avuto un bilaterale, avesse sollevato obiezioni in merito all’accordo con la Tunisia. “Non è la posizione che ho sentito dal cancelliere”, il quale “mi ha confermato il sostegno che aveva dato al nostro lavoro in Tunisia”. Scholz, ha aggiunto Meloni, “è perfettamente consapevole del fatto che quel lavoro può dare risultati seri”. “Il lavoro fatto con la Tunisia tutti dicono che deve essere replicato anche in altri Paesi del Nordafrica, e non solo”, ha aggiunto il premier, chiarendo che “non mi risulta che sia stato chiesto di rendere la Tunisia Paese non sicuro”. “Anzi, io credo che uno dei temi importanti di questo ragionamento sia avere una lista europea dei Paesi sicuri, perché altrimenti la discrezionalità di ciascuno può dare problemi nella capacità dell’Unione di lavorare con queste nazioni. Però ho parlato a lungo con il cancelliere Scholz e mi pare che anche lui sia perfettamente consapevole del fatto che la strategia proposta dall’Italia è l’unica che può essere efficace”.

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