Meloni, poche ferie e molti progetti: “Sulle banche ho deciso io”. E denuncia chi la spia con i droni

14 Ago 2023 8:28 - di Lucio Meo

«Da tre anni, in realtà, non riuscivo a staccare la spina», è l’incipit della chiacchierata-intervista che Giorgia Meloni, dal suo “eremo” in Puglia, dove da ieri trascorre qualche giorno di vacanza, concede ai tre principali giornali italiani, Corriere, Repubblica e Stampa, prima della pausa di una settimana. In tutte e tre le interviste, si fa, peraltro, riferimento a tentativi di violare la sua privacy facendo volare dei droni sulla sua residenza agostana, probabilmente per provare a rubare immagini da vendere ai giornali. La sua chiacchiera ferragostana parte da un’analisi dei rapporti con l’opposizione, a cui riserva qualche stoccata polemica, così come al sindacato che ha già proclamato uno sciopero prima ancora di leggere la legge di Bilancio di fine anno. “Ma non sarà un autunno caldo”, assicura la Meloni.

Il salario minimo e le strategie della sinistra

Loro sono consapevoli del fatto che il salario minimo non risolve il problema del lavoro povero ma ti dicono che siccome hanno iniziato una raccolta di firme la portano avanti. Io ho detto una cosa precisa: diamo sessanta giorni al Cnel, in tempo per la legge di bilancio, per fare una proposta complessiva di lotta al lavoro povero che può prevedere, per alcune categorie, il tema del salario minimo. Ciò che escludo è che si possa affrontare, con un singolo e generalizzato provvedimento sul salario minimo, una questione che esiste e che è quella delle basse paghe. Per paradosso il salario minimo, così congegnato, rischia di migliorare la retribuzione a un numero di lavoratori inferiore rispetto a quelli cui viene abbassata”, spiega ai giornalisti dall’agriturismo pugliese. In autunno? Le idee della Meloni sono chiare: “Il rinnovo del taglio del cuneo fiscale rimane una delle mia priorità. Lo è stata anche nella precedente manovra, in cui abbiamo affrontato questioni come la detassazione dei premi di produttività e il bonus energia. La mia linea è concentrare tutti i fondi sui bassi salari. Ne ho parlato anche ai leader della maggioranza, per essere certi che tutti condividano quest’obiettivo. Poi decideremo le misure”.

Meloni e le tasse sulle banche

Il premier non solo difende la manovra di tassazione degli extraprofitti delle banche, ma la rivendica a sè. “Certo che la rifarei. Perché ritengo che le cose giuste si devono fare. È un messaggio che dovevamo mandare. Non c’è alcun intento punitivo nei confronti del sistema bancario. In seguito alla discutibile decisione della Bce di alzare i tassi d’interesse che porta all’aumento del costo del denaro si è creata una distorsione: le banche hanno aumentato gli interessi sui mutui ma non hanno alzato quelli sui depositi, a favore dei risparmiatori”. Sulle accuse di aver fatto una cosa di sinistra, replica: “Da quel che ricordi io, i socialisti non tassavano le banche, ma davano loro risorse pubbliche. Tajani? Ha posto un problema di metodo, lo capisco. Ho coinvolto in minor misura la maggioranza perché la questione, diciamo così, non doveva girare troppo. Ad Antonio l’ho spiegato. Era una materia delicata, me ne assumo tutta la responsabilità. Se Giorgetti era informato? Certo, è il ministro che doveva scrivere il provvedimento ma in questo caso non ho fatto tutte le riunioni che faccio di solito. Ve lo dico chiaramente: è un’iniziativa che ho assunto io”. C’è spazio anche per il Piano Mattei, da portare avanti per affrontare il tema dei migranti e dell’energia, del possibile rimpasto di governo “escluso” categoricamente e dell’allarme Niger, prima di passare alle questioni sulla Ue.

Lo scenario europeo, tra Conservatori e alleanze

In Europa la Meloni sostiene di non voler porre veti a nessuno, tantomeno alla Le Pen. “È troppo presto per parlare. Io voglio far crescere i Conservatori e vedo che in Europa il realismo di chi porta avanti le nostre posizioni si sta affermando. Le intese le faremo quando si conosceranno i pesi elettorali. Vogliamo costruire una maggioranza che sul piano dei valori sia omogenea. Non credo nelle larghe intese, visto anche come hanno funzionato in Italia. Non ho ragione di mettere veti su nessuno, non ho quest’autorevolezza. E comunque non affronto adesso la cosa”.

Infine le proteste dei sindaci sul Pnrr e del governatore dell’Emilia Bonaccini sui fondi per l’alluvione. “Non abbiamo tagliato nulla, tranquillizzo i sindaci. Le opere verranno portate avanti. Il punto è che, rispetto agli obiettivi del Pnrr che sono strategici, di innovazione, di infrastrutturazione – i progetti da mille euro sulle ringhiere sono incompatibili. Non è questo che il Pnrr deve fare. Bonaccini? Francamente non comprendo perché Bonaccini mi chieda un incontro. Forse perché non riconosce la figura del commissario straordinario (Figliuolo, ndr)?».

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