La scuola boccia, il Tar promuove. Valditara: «Così si mina l’autorevolezza dei docenti»

13 Lug 2023 10:35 - di Francesca De Ambra
Valditara

«Dimostrare a tutti che lo Stato c’è». Possibilmente cominciando a ripristinarne la presenza nella scuola, cui lo Stato stesso assegna il ruolo di strategico incubatore delle future classi dirigenti. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ne ha fatto uno degli obiettivi irrinunciabili della sua azione di governo. Lo ha ribadito ancora oggi in un articolo su La Stampa, il giornale che ha ospitato una lettera del professor Alessio Marinelli, sottoscritta da 110 docenti trentini, il cui succo è così riassumibile: nella scuola meno Tar e più responsabilità. Un’iniziativa originata dalla decisione di un Tribunale amministrativo di riammettere all’esame di maturità una studentessa esclusa dalla prova in forza di ben 5 insufficienze certificate dai suoi insegnanti. Una conferma, l’ennesima, del gravissimo stato confusionale in cui versa non solo la scuola, ma l’intero apparato istituzionale dello Stato.

Così Valditara in un lettera a La Stampa

Una crisi che per Valditara è figlia della latitanza di due concetti: responsabilità e autorità. Nella scuola si sono rarefatte l’una e l’altra. Il risultato lo registriamo sotto forma di incursione dei Tar in decisioni che spetterebbero (e un tempo spettavano) solamente a chi i ragazzi li ha seguiti in un ciclo di studi. Su come si sia giunti a tale punto Valditara ha idee chiarissime. «Vi è (nella società, ndr) l’affermazione di una cultura dei diritti a cui non corrisponde una cultura dei doveri: i diritti sono sempre i propri, i doveri quelli altrui». Sacrosanto. E sarebbe bene che su questo particolarissimo aspetto riflettessero anche le più alte cariche dello Stato, di solito molto prodighe nel dispensare diritti e invero quasi avare quanto si tratta di ricordare i doveri.

Il richiamo alla «cultura dell’esempio»

Contro tale deriva, molto opportunamente il ministro richiama la «cultura dell’esempio». Anche perché gli esempi non mancherebbero. Lo stesso Valditara ne ha citato uno molto recente che ha per protagonista un 19enne costretto da un incidente a marcare visita per un anno intero, proprio quello in cui avrebbe dovuto sostenere l’esame di Stato. «Siccome lui non è andato a scuola per avere un pezzo di carta – ha sottolineato -, bensì per imparare, ha deciso autonomamente di ripetere l’anno e di non presentarsi alla maturità». Una scelta edificante. E allora perché non provare a diffondere la «cultura dell’esempio» richiamata dal ministro? È dalla scuola che bisogna cominciare se l’obiettivo è contagiare la società. Per farlo, però, occorre restituire ai docenti centralità e autorevolezza. E qui si torna a bomba: meno Tar e più responsabilità (anche da parte delle famiglie).

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