Colera in Sardegna, controlli a tappeto ma nessun allarme. S’indaga sull’origine del contagio

11 Lug 2023 15:16 - di Prisca Righetti
colera

Attenzione massima e controlli a tappeto: l’allerta colera in Sardegna è a livelli altissimi, da quando un pensionato è finito nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale Santissima Trinità di Cagliari dove i medici hanno riscontrato la presenza del vibrione. Come noto, quello in corso è il primo caso di infezione riscontrato dopo cinquant’anni: e ora, col paziente 71enne in cura presso il nosocomio sardo, gli sforzi si concentrano sull’individuare le cause del contagio. Gli addetti ai lavori partono da una certezza: quella di aver tempestivamente isolato il batterio. Ma mentre a Roma, all’Istituto superiore di Sanità, cercano di capire di che serio tipo si tratti, nell’Isola si fanno altri controlli. Con un sospettato particolare su tutti: pesce e frutti di mare consumati crudi o poco cotti.

Colera in Sardegna dopo 50 anni, indagini meticolose e controlli a tappeto, ma nessun allarme

«Il servizio Igiene pubblica della Asl di Sanluri, che ha competenza sulla zona di Arbus dove vive il paziente, sta facendo controlli a tappeto», spiega Goffredo Angioni, che alla Asl di Cagliari dirige il reparto Malattie infettive e ha in cura il 71enne. Finora non c’è stato nessun suo contatto che abbia manifestato sintomi, e questo è un buon segnale per quanto riguarda il rischio di epidemia. S’indaga allora sulle cause del contagio: una delle possibilità per entrare in contatto col colera arriva dal consumo di alcuni frutti di mare crudi.

Paziente ricoverato a Cagliari: dubbi su cozze crude e un orto che…

«Inizialmente ha fatto capire di aver mangiato cozze crude, ma non c’è la certezza che lo fossero – chiarisce pertanto Angioni  sul punto –. Nelle campagne di Arbus quest’uomo cura un orto. E lì si stanno analizzando le verdure. L’acqua del pozzo. E la rete fognaria. Si valuta anche se abbia avuto contatti con persone che arrivano da Paesi dove il colera è una realtà». Insomma, ribadisce e rassicura il medico, «nulla resterà intentato».

Schillaci sul colera in Sardegna: «Controlliamo tutto, ma siamo sereni»

Una rassicurazione che arriva anche dal fronte istituzionale grazie al ministro della Salute Orazio Schillaci che, a margine della conferenza La salute che vorrei, al ministero, sul caso di colera in Sardegna ha sottolineato: «Siamo sereni e controlliamo tutto. Se ci dovesse essere un’emergenza interverremo. Non abbassiamo la guardia su nulla». E a proposito di rassicurazioni che spengono allarmismi e timori, su ritorno del colera e caldo killer ha provato a ridimensionare toni e preoccupazioni anche Francesco Vaia, direttore generale dell’Istituto nazionale malattie infettive Spallanzani di Roma. Il quale, ai microfoni di W l’Italia su Rtl 102.5, ha precisato: «In questi giorni i media ci inondando con due notizie: il colera e il caldo killer. Probabilmente quel signore avrà mangiato un pesce crudo e si è preso il colera. Ma questo non significa che adesso prenderemo tutti il colera. Così come non significa che l’esposizione al caldo e l’aumento della temperatura faranno morire tutti gli anziani e i fragili».

Vaia: colera e caldo killer? «La prevenzione è la madre di tutto»

E allora, «il tema – puntualizza Vaia – è come noi ci comportiamo. Come ci proteggiamo e proteggiamo fragili e anziani. E allora torniamo al discorso della prevenzione che è la madre di tutto… Il bicchiere comunque è sempre mezzo pieno – conclude positivamente l’esperto – perché su questo tema, negli ultimi anni, i cittadini italiani hanno sviluppato grande consapevolezza». Nel frattempo, il 71enne ricoverato «sta bene», riferisce all’Adnkronos Salute l’Asl di Cagliari, che è in attesa di ricevere i risultati degli esami da parte dell’Istituto superiore di Sanità – probabilmente giovedì – per capire come è stata possibile l’infezione. «Appena si sarà negativizzato verrà dimesso», fa sapere sempre Angioni sulla vicenda. Aggiungendo: «Abbiamo mandato un campione del batterio all’Istituto superiore di sanità per analizzare il fenotipo e giovedì sapremo meglio con quale vettore è venuto in contatto il paziente. Per ora si possono fare solo ipotesi di scuola».

Il paziente ricoverato nei giorni scorsi sta bene: s’indaga sull’origine del contagio

E ancora. «Nei casi di colera – prosegue l’esperto – il principale problema è la forte disidratazione, che può essere un rischio per gli anziani e i bambini. Il 71enne è arrivato da noi disidratato – prosegue Angioni –. È stato assistito, poi è stata fatta una terapia antibiotica di brevissima durata. Il paziente era stato ricoverato per altre cause, ma dopo gli approfondimenti è emersa la positività al colera». E ora si punta a ricostruire le origini del contagio che ha riportato il vibrione in cima alle preoccupazioni sanitarie del momento e al centro dell’attenzione mediatica, da dove era dato per disperso dal lontano 1973…

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