Migranti, la denuncia di Piantedosi: «Solo 1500 i ricollocamenti, la solidarietà ha fallito»

8 Giu 2023 19:16 - di Redazione
Piantedosi

«Sono ancora dell’opinione che siamo molto vicini ad un accordo. Penso che vada la pena di tentare. E ho tutta la notte». Ad esprimere ottimismo è la la ministra svedese per la Migrazione, Maria Malmer Stenergard, intervenendo nella sessione pubblica del Consiglio Affari Interni, a Lussemburgo. È lei che ha articolato la proposta di mediazione su due regolamenti chiave del patto Ue per le migrazioni. Una proposta giudicata tuttavia insufficiente dal nostro ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. «Notiamo – ha detto il responsabile del Viminaleche sussiste un obiezione al principio di connessione, che resta un punto dirimente e abbiamo difficoltà se non troviamo una forma ulteriore di compromesso».

Al vertice di Lussemburgo Italia insoddisfatta

Il riferimento di Piantedosi è alla possibilità di espellere i migranti in Paesi terzi e non di origine. «Questo – ha spiegato – permetterebbe una proiezione dell’Ue nella dimensione esterna, pur rispettando i diritti umani e il diritto internazionale». Particolarmente forte è risultata la denuncia del rappresentante italiano laddove ha ricordato che a fronte di un «drammatico aumento dei flussi nel Mediterraneo centrale» la redistribuzione dei migranti tra gli altri Paesi europei è stata di meno «di 1500 persone». Un numero ben al di sotto dei pur limitati impegni assunti. E che è sintomo di «fallimento» del principio di solidarietà. In Italia, ha sottolineato Piantedosi, «è ancora viva la memoria della tragedia di Cutro» mentre Lampedusa si è trasformata in «un centro di gestione dei migranti» con pesanti implicazione locali.

Piantedosi: «Occorre un ulteriore compromesso»

Ragion per cui, occorre quindi «una forte azione estera dell’Unione» per affrontare il problema migratorio. Da qui la necessità di ulteriori negoziati. Tra i punti elencati dal ministro sui cui trattare ancora c’è quello sulla capacità adeguata «ragionevole», per arrivare a una quota di «20 mila posti» con un moltiplicatore di «un massimo di due», l’introduzione del «tetto annuale» e «la mera notifica della Commissione» sulla sospensione della procedure di frontiera obbligatorie, la «flessibilità sul principio di Paese terzo sicuro» evitando la connessione. Inoltre, la responsabilità nei casi Sar – per quello che andrebbe a sostituire l’attuale meccanismo di Dublino – dovrebbe «limitarsi a 12 mesi». Piantedosi, infine, ha poi espresso «forti dubbi» sull’attuazione delle compensazioni finanziarie per i mancati ricollocamenti visto che sinora la solidarietà volontaria «non ha funzionato».

 

.

 

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *