Napoli in festa per il terzo scudetto e tornano a circolare pregiudizi duri a morire sulla città

2 Mag 2023 17:06 - di Mario Campanella

Sono 162 anni che Napoli non viene capita e non si fa capire. Eterna oscillante fra vittima e colpevole, probabilmente una colpa enorme ce l’ha: la sua bellezza, come il sorriso di Neruda, non perdona.

E così adesso che la squadra sta per vincere ( quando lo deciderà lei) il suo terzo scudetto, riappaiono luoghi comuni antichi uniti alla sua predestinazione a chiudersi troppe volte nel vittimismo.

È un luogo comune generale pensare  a una città che non lavora. Certo, ha ampie sacche di illegalità e una brutta tradizione di delinquenza che per anni ha seminato morte e terrore. Sicuramente, la genialità napoletana è spesso al limite dei confini labili del consentito. Beppe Grillo, quando ancora non era leader politico, diceva che l’unico antidoto all’offensiva asiatica era proprio la moderna Partenope per la sua brillante versatilità.

Però gli stereotipi su reddito di cittadinanza e vagabondaggine e le provocazioni su una totalizzante identificazione con la squadra ( in parte assai vera) non rendono piena giustizia.

Napoli calcisticamente è sudamericana. Lo era prima di Maradona, figuriamoci adesso. È una identità piena che nessun’altra squadra italiana ( se si esclude forse la Roma) ha, dove il calcio diventa motivo di riscatto e di nemesi.

Ai tempi di Diego c’era imperante la Prima Repubblica, lo scontro cruento all’interno della camorra, un declino metropolitano che chiamava sempre a nuove emergenze. Oggi politicamente la situazione non è migliorata, anche se la seduttività turistica della citta aumenta progressivamente e i successi sportivi la trainano ancora di più.

Intorno al calcio da sempre c’è un mercato parallelo che crea business. È evidentemente abusivo ma non molto più di tanto accade altrove . C’è sempre la Napoli che improvvisa e bara ma ci sono tante altre Napoli nascoste: quella aristocratica, unica in Europa, quella scientifica e culturale, quella neomelodica.

C’è una parte d’Italia che non ama gli eccessi di Napoli o non la conosce bene. Quando la città vince, poi, diventa quasi antipatica. Eppure, custode ultima di un pensiero antico, supina per decenni al potere ma in grado di cacciare in quattro giorni i nazisti, Napoli è la contraddizione fatta arte. Trovarle una logica significherebbe sminuirla. Ma oggi festeggia. È campione d’Italia . Finalmente.

 

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