Meloni alla Cgil: “Non temo i fischi. No al salario minimo e al reddito di cittadinanza” (video)

17 Mar 2023 13:38 - di Adriana De Conto
Meloni Cgil

“Pensati sgradita”? «Non sapevo che Chiara Ferragni fosse una metalmeccanica…». Giorgia Meloni  sul palco della Cgil  sdrammatizza con una battuta la polemica con la sindacalista che aveva animato una piccola breve contestazione in mattinata. «Ringrazio tutta la Cgil, anche chi mi contesta con slogan creativi», esordisce la premier nella tanto attesa «prima volta» alla platea del sindacato. «Non so cosa aspettarmi ma mi sembra giusto esserci. Non ho voluto rinunciare a questo appuntamento con il sindacato che è la più antica organizzazione del lavoro del nostro Paese. Con una attitudine all’ascolto che il governo intende portare avanti».

Meloni al congresso della Cgil: «È profonda la ragione che mi porta qui»

E’ poco prima delle 12 quando il popolo del sindacato rosso – come annunciato-  accoglie il premier rumoreggiando. Il presidente del Consiglio non si fa intimorire entra nella sala della Cgil dove alla fine arrivano gli applausi mentre si siede vicino al segretario generale Maurizio Landini. Che l’ha accompagnata per tutto il suo ingresso, assediata da telecamere e giornalisti. Landini l’ha introdotta con parole moderate, una lezione alla platea più intransigente.  «Dobbiamo confrontarci per trovare delle soluzioni. Proprio perché la abbiamo invitata noi, dobbiamo dimostrare come elemento di rispetto la capacità di ascoltare». Giorgia Meloni non si scompone:  «Sono cavaliere al merito dei fischi, non mi sottraggo sapendo che sarò contestata. È molto più profonda la ragione che mi porta qui. Oggi è il 17 marzo, quando si celebra la nascita statutaria della nostra nazione. Sono 27 anni che il capo del governo non partecipa al congresso della Cgil. Era normale che fosse il presidente del consiglio più lontano da questa platea ad essere qui? Io penso di sì – scandisce Giorgia Meloni-  perché penso che questa possa essere l’occasione di celebrare l’unità nazionale. La contrapposizione ha un ruolo educativo per le comunità, ma l’unità segna il comune destino. Noi lavoriamo partendo dalle differenti condizioni, ma il confronto è fondativo. Argentina Altobelli, tra i fondatori della Cgil, diceva “la mia vita è stata guidata dal pensiero e dalla coscienza”».

Meloni alla Cgil: “Fare gioco di squadra, bisogna tentare”

Un discorso profondo e alto. Un premier che a testa alta parla mentre partono alcuni coretti di “Bella ciao”. Con autorevolezza tiene testa a un confronto complicato. «Questo congresso è un esercizio di democrazia e partecipazione che non può lasciare indifferente chi ha responsabilità decisionali e chi come me sa quanto questi eventi tengano vive queste dinamiche. Non mi sottraggo a un contesto sapendo che è un contesto difficile. Non mi spaventa». Poi i temi veri.

Il fisco

«Lavoriamo per consegnare agli italiani una riforma complessiva che riformi l’efficienza della struttura delle imposte; riduca il carico fiscale e contrasti l’evasione fiscale; che semplifichi gli adempimenti e crei un rapporto di fiducia fra Stato e contribuente». Spiega:  «Vogliamo usare la leva fiscale come strumento di crescita economica: una riforma che guarda con molta attenzione al lavoro, con interventi sui redditi medio bassi e novità per i dipendenti». La stoccata: «Noi veniamo da un mondo in cui ci si è detto che la povertà si poteva abolire per decreto. Che il lavoro si poteva creare per decreto. Se fosse così, dovrebbe essere lo Stato a creare ricchezza, non è così. La ricchezza la creano le aziende con i loro lavoratori. Lo Stato deve creare regole giuste e redistribuire. Mettere aziende e lavoratori nelle condizioni di creare ricchezza che si riverbererà su tutti». La riforma fiscale varata  dal Consiglio dei ministri, ha sottolineato Meloni, «si concentra sui più fragili, sul ceto medio».

Inevitabile l’accenno all’assalto alle sede della Cgil: «Credevamo che il tempo della contrapposizione ideologica feroce fosse alle nostre spalle e invece in questi mesi, purtroppo, mi pare che siano sempre più frequenti segnali di ritorno alla violenza politica, con l’inaccettabile attacco degli esponenti di estrema destra alla Cgil» e le azioni «dei movimenti anarchici che si rifanno alle Br», ha detto Meloni. «Voglio ricordare Biagi – specifica – fra due giorni ricorre l’anniversario dell’assassinio da parte delle Br: un uomo che ha pagato con la vita. Il sindacato è sempre stato impegnato nella lotta al terrorismo. Credevamo che il tempo della contrapposizione ideologica feroce fosse alle nostre spalle e invece, in questi mesi, purtroppo mi pare che siano sempre più frequenti i segnali di ritorno alla violenza politica», prosegue Meloni. «È necessario che tutte le forze politiche, sindacati e corpi intermedi combattano insieme contro questa deriva».

Quindi, ll lavoro. «Per far crescere l’occupazione bisogna far ripartire l’economia, liberare le energie migliori dell’Italia. È la base della riforma fiscale che il Cdm ha approvato.   “Partiamo da un dato e cioè che l’Italia fa registrate un tasso di disoccupazione del 58,2%, un gap che continua ad aumentare. La situazione peggiora se si considera quella femminile che registra 14 punti in meno. I salari sono bloccati da 30 anni – continua Meloni -: dato scioccante perché l’Italia ha salari più bassi di prima del ’90 quando non c’erano ancora i telefonini. In Germania e Francia sono saliti anche del 30%. Significa che le soluzioni individuate sinora non sono andate bene e che bisogna immaginare una strada nuova che è quella di puntare tutto sulla crescita economica».

“Il reddito di cittadinanza ha fallito”

No al salario minimo, ma sì all’estensione della contrattazione collettiva. È questa la soluzione che ha indicato Meloni per affrontare anche la questione dei salari bassi. «Il reddito di cittadinanza ha fallito gli obiettivi per cui era nato perché a monte c’è un errore: mettere nello stesso calderone chi poteva lavorare e chi non poteva lavorare, mettendo insieme politiche sociali e politiche attive del lavoro». Ancora: «Non ci devono essere lavoratori di serie A e lavoratori di serie B. Chi merita la delega sindacale e chi no». Uno dei grandi temi – aggiunge – «sui quali possiamo provare a lavorare insieme è un sistema di ammortizzatori sociali universale che tuteli allo stesso modo chi perde il lavoro: sia esso un lavoratore autonomo, dipendente, o cosiddetto atipico. Dare a tutti le migliori garanzie possibili ma che siano le stesse. Garantire gli stessi diritti. Non garantire una cittadella di garantiti».

C’è un aspetto da tenere in somma considerazione: «Stiamo affrontando la glaciazione demografica,. Per affrontare questo problema, penso che la sfida sia quella di un piano economico e culturale, imponente, per rilanciare la centralità della famiglia”. L’obiettivo è partire “dal sostegno al lavoro femminile, agli incentivi a chi assume donne e neo mamme; con strumenti di conciliazione casa-lavoro e una tassazione che torni a tenere conto alla composizione del nucleo familiare. Confido che nei prossimi anni possano anche aprirsi settori nuovi legati alle strategie anche industriali che stiamo creando. C’è stata una mancanza di visione in questo senso che ha frenato l’Italia e che ci ha legato troppo ad alcuni Paesi», dice la premier, rilanciando: «Intendiamo invece trasformare l’Italia nell’hub di approvvigionamento energetico d’Europa, del Mediterraneo, con il piano Mattei che è un modello di collaborazione non predatoria e per aiutare i paesi africani a vivere bene». Il piano Mattei, assicura «è la risposta più umana contro l’immigrazione”. “Se il nostro approccio è sincero, io posso imparare anche da chi è diverso da me. Senza pregiudizi», conclude. «Le vostre istanze riceveranno unu ascolto serio».

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