“Gentilissim*”, Nardella s’inchina al gender e piccona l’italiano: asterischi e vocali azzerate nelle note ufficiali

9 Mar 2023 10:14 - di Chiara Volpi
Nardella

Il sindaco di Firenze, Dario Nardella, s’inchina al linguaggio gender e deturpa l’italiano con asterischi, neutri e termini volti al femminile nelle comunicazioni ufficiali di Palazzo Vecchio. Alla fine, un po’ per compiacere il lessico politico inclusivo della Schlein. Un po’ per adeguarsi alla moda dem cavalcata dalla Murgia, il primo cittadino si piega alla dittatura della grammatica fluid e piccona la lingua più bella del mondo con elisioni e neologismi forzati anche nelle note istituzionali.

Nardella s’inchina al gender e al lessico politico della Schlein

Ne ha dato prova proprio ieri, quando l’amministrazioni progressista della città di Dante – padre nobile della nostra lingua – inserendo in documenti e carte protocollari simboli e desinenze – che stravolgono grafemi e fonemi di sempre nelle intestazioni istituzionali – ha accreditato, nero su bianco, l’ultimo diktat politically correct. Rigorosamente trasformato in sfregio. E così, come denuncia La Verità oggi: «L’altroieri, la convocazione in seduta congiunta delle commissioni «1» e «2» dalla presidenza del Consiglio comunale cominciava con l’inequivocabile «Gentilissim*». Partita da Palazzo Vecchio, quella comunicazione non poteva che essere simbolica. E tracciare uno spartiacque fra passato e futuro. Nella città di Dante Alighieri, dove fu plasmata la lingua italiana, 700 anni dopo Dario Nardella ha deciso di picconarla».

Il sindaco deturpa l’italiano con asterischi, elisioni e neutri nei documenti ufficiali

Altro che “c” aspirata, impronunciabile dai toscani… E nulla a che vedere con refusi o sviste dell’ultimo minuto. Anzi, come hanno rilevato sui social i consiglieri comunali di Fratelli d’Italia, Alessandro Draghi e Jacopo Cellai, una scelta ferrea e una pervicace determinazione in nome della quale «gli oltranzisti del gender fluid sbarcano anche a Palazzo Vecchio. Le cui comunicazioni arrivano ormai ricche di asterischi per non incappare nel gravissimo e imperdonabile errore di usare sostantivi maschili e femminili, a tutela della sensibilità dei non binari. Siamo letteralmente allibiti da una simile deriva linguistica». Dunque, asterischi, iati, desinenze. Interruzioni ed elisioni, sono i ferri del mestiere con cui gli alfieri del gender fluid vanno strumentalmente all’assalto della nostra lingua.

Ma Nardella non è stato il primo ad entrare a gamba tesa nella grammatica in municipio

E pensare che Nardella non è neppure l’ultimo picconatore dell’italiano che si arrende allo schwa nei documenti ufficiali, pur di compiacere e allinearsi al nuovo corso del «progressismo inclusivo» del Pd targato Schlein. Come scrive oggi sempre il quotidiano diretto da Belpietro, «quello fiorentino non è il primo tentativo di erudire il pupo italico. Due anni fa, l’amministrazione di Castelfranco Emilia (Modena), in preda a orgoglio arcobaleno, inaugurò le comunicazioni con la “e rovesciata” sui suoi profili social. L’occasione era solenne: la fine dei lockdown scolastici. E l’annuncio fu storico: “A partire da mercoledì 7 aprile moltǝ nostrǝ bambinǝ e ragazzǝ potranno tornare in classe”».

Gli amministratori dem all’assalto dell’italiano

Così, con tanto di editto solenne, il sindaco Giovanni Gargano (Pd) annunciò alla cittadinanza incredula la scelta fluid. Una determinazione ufficialmente varata con l’istituzionalizzazione del linguaggio gender da parte degli amministratori locali. Asserendo con veemenza: «Da diverse settimane avete visto comparire in alcuni nostri post il simbolo della schwa, a chiusura di alcuni termini usati. Abbiamo preso la decisione per sottolineare il rispetto e la valorizzazione delle differenze. Sono principi fondamentali della nostra comunità. E il linguaggio che utilizziamo quotidianamente dovrebbe rispecchiare tali principi». Una fuga in avanti, quella del municipio di Bologna, che avrebbe fatto impallidire la mossa di Gaia Romani in giunta a Milano che, per accelerare il processo, si fece paparazzare mentre trasformava la targhetta fuori dalla porta da «assessore» in «assessora»…

Linguaggio gender, cittadini esterrefatti e accademici indignati

I cittadini, allibiti, incassano e si sconcertano. Mentre esperti e addetti ai lavori inorridiscono. Come Paolo Flores d’Arcais, un nome certo non ascrivibile al mondo di intellettuali conservatori, che sulla beffarda moda linguistica ha sentenziato: «Ennesima idiozia spacciata per progressista». Una pietra tombale sulla vexata quaestio… Eppure, purtroppo, ancora una volta – e proprio a Firenze, patria di Dante e della nostra bellissima lingua – va in scena l’ultimo sfregio. E non solo a ortografia e lessico…

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