Tragedia al Pertini, la mamma: «Pretendo giustizia. Chiedevo aiuto e sono stata ignorata»

24 Gen 2023 9:27 - di Mia Fenice
Pertini

Per stabilire con certezza i contorni della tragedia che si è consumata all’ospedale Pertini di Roma tra il 7 e l’8 gennaio bisognerà attendere sessanta giorni. Quella notte un neonato di tre giorni è morto “presumibilmente schiacciato dalla madre addormentatasi dopo averlo allattato nella sua stanza”. Per avere i risultati dell’autopsia del piccolo serviranno infatti sessanta giorni. La donna, come riporta l’Ansa.it, è risultata negativa a tutti i test tossicologici. Intanto proseguono le indagini.

Roma, il fascicolo d’indagine per omicidio colposo

Gli inquirenti hanno acquisito tutta una serie di documenti in ospedale, compresa la cartella clinica della donna. I magistrati devono chiarire se si siano violati i protocolli e se vi siano state nelle negligenze. Al momento il fascicolo d’indagine per omicidio colposo aperto dai pm romani rimane contro ignoti.

Pertini, parla la mamma del neonato morto

La mamma — tramite il suo avvocato Alessandro Palombi, che assiste lei e il compagno — ha raccontato al Corriere quei terribili momenti. «Ero ancora molto stanca, piuttosto provata dal parto, dopo 17 ore di travaglio, il 5 gennaio. Ero entrata in ospedale il giorno precedente, avevamo scelto il Pertini perché ero affezionata a questo posto visto che ci sono nata anche io. Per due notti, quella dopo aver partorito e quella successiva, sono riuscita, a fatica, a tenere il bambino vicino a me. Ero stravolta, ho chiesto aiuto alle infermiere, chiedendo loro se potevano prenderlo almeno per un po’, mi è sempre stato tuttavia risposto che non era possibile portarlo nella nursery. E lo stesso è accaduto la notte di sabato. Anzi, mi sentivo peggio dei giorni precedenti. Ho chiesto ancora di prendere il bimbo, non l’hanno fatto. Due notti ho resistito, l’ultima ero davvero affaticata. “Non è possibile”, mi è stato risposto ancora una volta».

«Poi quella notte sono crollata»

La donna sottolinea che il bambino fino a quel momento stava «benissimo, in piena salute. Pesava più di tre chili. Le infermiere mi hanno dato alcune indicazioni su come mettermi sul letto per allattarlo, ma a parte la stanchezza avevo sempre una flebo attaccata al braccio. Mi muovevo con difficoltà. Poi quella notte sono crollata, non ce la facevo proprio. Da quel momento non ricordo più nulla».

«Mi hanno comunicato che il bimbo era morto»

Poi la terribile notizia. «All’improvviso, nel cuore della notte, sono stata svegliata dalle infermiere: il bambino non stava più nel letto con me. Senza dirmi una parola, mi hanno fatto alzare e mi hanno portato in una stanza vicina: lì mi hanno comunicato che il bimbo era morto.
Non ricordo che fosse presente una psicologa, e nemmeno che mi abbiano dato una spiegazione più approfondita. Di sicuro non mi hanno detto come era successo. A quel punto non ho capito più niente, mi è crollato tutto addosso. Forse sono anche svenuta».

«Adesso pretendo giustizia»

La donna sottolinea: «Non capisco come sia potuta succedere una cosa del genere: ho chiesto aiuto per tre notti di seguito al personale del reparto in cui ero stata ricoverata (Ostetricia e ginecologia, ndr ), non mi hanno ascoltato. Due giorni dopo, il 10 gennaio, ho firmato le dimissioni e sono tornata a casa. Adesso pretendo giustizia».

La Asl Roma 2: «Accertare eventuali responsabilità»

Dalla direzione strategica della Asl Roma 2, come riporta l’Ansa.it,  viene sottolineato che, come da prassi, è stato attivato “un Audit clinico per verificare la correttezza e l’aderenza alle best practice e l’appropriatezza delle procedure” ed è stata consegnata alla magistratura tutta la documentazione in possesso per “consentire uno svolgimento delle indagini che conduca, il più rapidamente possibile, a ricostruire la dinamica degli avvenimenti e ad accertare eventuali responsabilità”.

Tragedia al Pertini, le voci di tante mamme

Le voci di tante mamme si levano sui social. In molte ricordano la stanchezza di quei giorni, alcune dicono di essersi sentite sole, abbandonate. «E’ successo anche a me – scrive un’utente di Twitter – e nonostante fossi in una valle di lacrime per la stanchezza non mi hanno aiutata, ho messo la bambina in mezzo al mio letto e con cesareo fresco mi sono rannicchiata ai piedi senza mai chiudere occhio». «Non si può essere esauste, non si può chiedere aiuto perché si è esagerate e piagnucolone, visto che “ci sono passate tutte”», è un altro commento.

Tragedia la Pertini, la lettera di una mamma

Un’altra donna in una lettera pubblicata dal Corriere racconta la sua esperienza. «La terribile storia mi ha fatto venire in mente che 16 anni fa avrei potuto esserci io al suo posto». «Esausta dal parto e dalle prime 24 ore senza aver avuto la possibilità di rilassarmi neppure per un minuto di riposo, perché la bambina non faceva che piangere e non riusciva a succhiare dal seno, chiesi quello che anche questa povera ragazza ricoverata all’ospedale Pertini di Roma ha tentato di ottenere, cioè se potevano tenere la bambina nella nursery almeno per una notte, per potermi riprendere un po’. Ricordo ancora lo sguardo incredulo dell’infermiera che poco dopo tornò da me con un ginecologo che mi illustrò l’ennesima sciocchezza americana del co-sleeping, del valore che avesse stare da subito attaccate 24h con il proprio bebè per favorire la sintonia madre-figlio. Quando il giorno dopo mi trovarono che piangevo, mi venne prescritto un farmaco per il trattamento della depressione e alla dimissione mi venne suggerito di guardare al computer tante immagini di animali con il proprio cucciolo accanto (incredibile, ma vero)».

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