Roma, si addormenta mentre allatta e soffoca il figlio. Il padre accusa: «Lasciata sola»

23 Gen 2023 10:38 - di Mia Fenice
Roma

Prima la grande gioia poi la tragedia. Protagonisti di questa terribile storia sono una mamma e il suo bambino, nato nel reparto di ginecologia dell’ospedale Pertini di Roma. Il neonato è morto nella notte tra il 7 e l’8 gennaio. Per la mamma che ha 29 anni, è il suo primo figlio. Si era addormentata, come ricostruisce il Messaggero, «forse proprio mentre allattava il piccolo, stremata dal parto e da ore e ore trascorse senza mai chiudere occhio con il pargolo sempre accanto».

Roma, muore neonato: aperto un fascicolo per omicidio colposo

Adesso un’inchiesta della magistratura dovrà stabilire le cause del decesso. La Procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Nei giorni scorsi è già stata effettuata l’autopsia. La polizia ha sequestrato la cartella clinica e il personale che era in servizio è stato identificato. Si stanno aspettando gli esiti degli esami istologici ma, secondo indiscrezioni, come riporta il quotidiano romano, «il piccolo sarebbe morto schiacciato – e soffocato – dalla madre crollata per il sonno».

Il papà: «L’autopsia ci dirà di cosa è morto»

I genitori del bambino sono convinti che la tragedia si sarebbe potuta evitare. In un’intervista al Messaggero il papà del neonato racconta: «L’autopsia ci dirà di cosa è morto. La mia compagna si era appena rincuorata, ma ora che la vicenda è venuta alla luce è a pezzi. Insieme abbiamo letto sul web tanti commenti di altre donne, alcune che hanno partorito sempre al Pertini, che hanno lamentato di essere state lasciate sole coi lori figli appena nati. Tutte stremate dal parto, impossibilitate a prendersi cura come si dovrebbe di un bebè». E poi ricorda: «Le si erano rotte le acque alle 4 della notte, ha poi trascorso 17 ore in travaglio prima di partorire. Era sfinita, ma le hanno subito portato il piccolo per l’allattamento e hanno anche preteso che gli cambiasse il pannolino da sola. Ma lei non si reggeva in piedi».

Roma. «Aveva implorato il personale del reparto di portare il piccolo al nido»

L’uomo poi spiega che “entrambi” hanno chiesto aiuto. «Lei stessa aveva implorato più volte il personale del reparto di portare il piccolo al nido per qualche ora per potere riposare un po’. Non ce la faceva più. Ma la risposta era sempre no, non si può». Poi la terribile notizia. «É stata la mia compagna a chiamarmi al telefono: “Corri, corri”, gridava. Ma non ho fatto in tempo (piange, ndr), sono arrivato che non c’era più nulla da fare». E poi ancora: «Non l’avevano nemmeno svegliata, ha aperto gli occhi da sola e lo avevano già preso. Non sappiamo bene chi se ne sia accorto. All’1.40 della notte è stato dichiarato il decesso».

Roma. «Era molto stanca»

Il papà sottolinea che il piccolo «è stato accanto a lei ininterrottamente. E lei, anche se giovane, ha 29 anni, era molto stanca. Il bimbo, poi, era particolarmente irrequieto, così ha passato le nottate senza chiudere occhio. Ma mio figlio stava bene, apparentemente era sano a tutti gli effetti. Ora aspettiamo di conoscere il risultato dell’autopsia e abbiamo affidato il caso a un legale. Di fatto, la causa esatta della morte è ancora sconosciuta e tante risposte noi ancora non le abbiamo. Confidiamo nelle indagini».

«Non vogliamo che accada ad altri genitori»

I pediatri dicono sia un evento raro ma che l’addormentarsi vicino a un bebè sia molto pericoloso… «La cosa che non ci dà pace è che poteva accadere a chiunque, ed è successo a noi. Nulla ci potrà ridare indietro il nostro bambino, ma non vogliamo che accada ad altri genitori di vivere il nostro stesso incubo. Molte donne sono lasciate sole nei reparti, complici anche le restrizioni anti-Covid che impediscono ai familiari di rimanere in stanza ad aiutare le neo-mamme. Ecco, i protocolli adottati negli ospedali andrebbero rivisti anche alla luce di questa considerazione. Se ad altre mamme non è capitato, è solo perché loro sono state fortunate».

Il direttore sanitario del Pertini

Dal Pertini, intanto, come riporta sempre il quotidiano romano, il direttore sanitario Giuseppe Gambale fa sapere di avere «fornito agli inquirenti tutto ciò che era a nostra disposizione per fare piena luce sull’accaduto. Per rispetto delle indagini e anche del dolore della famiglia non mi sento di dire altro». Fuori dal reparto una operatrice commenta: «In trent’anni di lavoro mai vista una cosa del genere».

 

 

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