Rispunta la Finocchiaro: bene una donna premier, ma la Meloni viene da un partito maschilista

2 Gen 2023 17:50 - di Vittoria Belmonte
Finocchiaro Meloni

Anna Finocchiaro, prima ministra delle Pari opportunità nel 1996, commenta le parole di Mattarella sulla prima volta di una donna premier in Italia. Un dato, ha detto il presidente della Repubblica, che mostra quanto sia matura la democrazia italiana. Anche Anna Finocchiaro, una carriera a sinistra nei Ds oggi Democratici con radicamento nella corrente di D’Alema, finge di essere contenta.

Ma a suo avviso, come spiega in una intervista a Repubblica, Mattarella si è fermato al solo lato simbolico della faccenda. Insomma occorre sminuire un po’ la figura di Giorgia Meloni, esaltata da quella frase del Capo dello Stato:Il nuovo governo guidato per la prima volta da una donna è una novità di rilievo sociale e culturale”.

Finocchiaro: Meloni arriva a quell’incarico perché le donne prima di lei hanno lottato

Così Anna Finocchiaro si adatta a ripetere i luoghi comuni sulla Meloni poco femminista. Eppure è grazie a lei se le ragazze italiane possono sognare di arrivare dove fino a ieri era impensabile che arrivassero. Sì, sottilizza Finocchiaro, “però Giorgia Meloni tende a cancellare la differenza. Non comprende che se è arrivata a quell’incarico è perché molte donne prima di lei hanno lottato perché ci fosse la consapevolezza che le donne hanno piena capacità e adeguatezza a gestire la cosa pubblica”. Ah ecco il punto: siccome la premier non viene dalla tradizione del femminismo c’è da gioire solo a metà per le donne… E che errore pensare, come tutti, che la Meloni è arrivata a Palazzo Chigi per il voto degli italiani. No, ce l’avrebbero portata le femministe.

“Meloni ha agito dentro una struttura maschile”

Ma non basta. Anche il partito da cui Meloni proviene sarebbe troppo legato al patriarcato. “Trovo singolare – dice Finocchiaro – il modo in cui Giorgia Meloni è arrivata a interpretare il suo ruolo. Ha agito dentro una struttura maschile, quale è il suo partito Fratelli d’Italia, e tende, senza riuscirci, a cancellare la differenza facendosi chiamare “il signor presidente del Consiglio”. Ma fa riferimento al suo essere madre, mostrando un giusto orgoglio e fierezza per dove è arrivata. Tuttavia non rivendica mai, come ad esempio fece Nilde Iotti insediandosi come presidente della Camera dei deputati, l’importanza delle moltissime donne che prima di lei hanno lottato contro la discriminazione. Meloni è come se fosse venuta al potere da sola: è Minerva che nasce dalla testa di Giove, senza tenere in alcun conto il possente movimento femminile, di qualsiasi schieramento, che ha attraversato il Paese e l’ha cambiato”.

Da Finocchiaro i soliti luoghi comuni sul femminismo

Siamo alle solite. E cioè alla riedizione del luogo comune secondo cui il femminismo rappresenta le speranze di tutte le donne e le donne devono solo al femminismo il loro cammino di emancipazione. Mai che una di loro arrivi a domandarsi come mai la prima donna premier viene da destra nonostante il femminismo. Così posto, l’interrogativo dimostrerebbe ciò che è evidente a tutti e cioè che la deriva del piagnisteo che il neofemminismo ha imboccato è lontanissimo dalle reali esigenze delle donne che dell’articolo “il” non si interessano affatto. Quanto a cancellare le differenze, Finocchiaro dovrebbe aggiornarsi sull’ideologia che propugna l’autodeterminazione di genere. E’ il pensiero gender, e non il partito di Meloni che lo contrasta, il vero pericolo per le donne, perché le vorrebbe annullare in un’identità fluida.

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