Meloni eccezione d’Italia: le donne restano fuori dai Palazzi dove si decide. Lo dicono i numeri

24 Gen 2023 11:08 - di Lucio Meo

I numeri parlano chiaro: un presidente del Consiglio donna come Giorgia Meloni non solo è una “svolta” storica per il Paese, non essendoci precedenti, ma è anche l’eccezione che conferma la regola della mancanza di rappresentanza femminile nei palazzi decisione, e non solo della politica. Sulla “Stampa” di oggi, pur non citando curiosamente l’eccezione-Meloni, si traccia il quadro della “discriminazione” politica tra genere, utilizzando una ricerca di Giulia Savio, ricercatrice dell’Axa research Lab on gender quality dell’università Bocconi.

La Meloni, le donne e i palazzi dove si decide

“La rappresentanza delle donne è marginale ai vertici delle giunte comunali e regionali, ma non è molto più numerosa se si prendono in considerazione le giunte e i consigli. Nel 2021 le donne elette consigliere comunale sono state il 33,2%, un terzo dell’intero consiglio. Un lieve miglioramento rispetto al 2015 quando rappresentavano il 28,1%. Un po’ più elevata la quota di donne assessore, il 40,1% nel 2021 e il 33,6% sette anni prima”, è scritto nella ricerca. E e donne sindaco elette? “Nel 2021 sono state il 14,8%, poco più di una su dieci. E nel 2015 erano il 13,6%. “In sette anni – prosegue La Stampa – l’aumento percentuale è stato appena percettibile. E le donne presidente di una Regione? Il 5,2 per cento nel 2020, la metà rispetto a sette anni prima. Detto in modo ancora più chiaro: due presidenti di Regione donna nel 2015 su 20, e una soltanto nel 2020. Sono numeri noti, che mostrano la disparità di genere nelle istituzioni italiane e che sono la base da cui è partito un gruppo di donne per lanciare una nuova sfida…”. Altri numeri illuminanti: alle elezioni regionali la percentuale di donne elette è più bassa e dal 2015 è in calo in Giunta oltre che nel ruolo di presidente. Le donne assessore sono il 26,9% nel 2020 – una su quattro assessori in totale – ed eranpo il 38,8% nel 2015. Le donne elette in Consiglio sono il 22,4% nel 2020 ed erano il 17,9% nel 2015.

Corsi di leadership femminile per provare a colmare il gap

Il tema della partecipazione femminile è praticamente inesistente in questa campagna elettorale, al punto che La Stampa segnale come il 2 febbraio, a Torino, sia previsto l’avvio di una Scuola di Politica e di Leadership con una trentina di donne in presenza e un numero infinitamente superiore agli incontri online. L’obiettivo della scuola è di combattere «il modello di leadership che per anni ha dominato e ancora prevale soprattutto in politica». Vale a dire «l‘uomo solo al comando. Un machismo che mostra alcuni tratti che già di per sé sono predittivi di fallimento: l’eccessiva fiducia nelle proprie capacità e potenzialità, l’autostima egoriferita narcisistica, l’indole al comando autoritario. Se nell’immediatezza queste caratteristiche sembrano appagare la domanda di chiarezza e di forza, sono poco funzionali nel creare spirito di gruppo e coesione collettiva».

Secondo un report del 2019 dell’Anci, l’Associazione dei comuni italiani, per donne che ricoprono la carica di sindaca l’Italia è al 14esimo posto tra i 27 Stati membri, molto lontano dai Paesi più maturi sotto questo profilo. Non ultimo, e forse il più preoccupante, il gap di genere fra i votanti alle ultime elezioni politiche: oltre il 3,5% (62,17% le donne e 65,74% gli uomini)». La Meloni – che nel sui discorso d’insediamento al governo citò le donne che hanno fatto la storia italiana e che hanno aperto anche la sua “strada” (foto in alto) – invertirà la rotta, senza necessariamente tirare fuori il vecchio arnese delle quote rosa?

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