Lazio, Bianchi (M5S): «Con i dem distanza incolmabile. Qui la linea del Pd non si capisce»

16 Gen 2023 17:06 - di Francesca De Ambra
Bianchi

Altro che l’attrazione fatale dei tempi di Zingaretti, quando il Pd non esitava a salutare in  Giuseppe Conte come il «futuro punto di riferimento dei progressisti italiani». Da allora sembra trascorso un secolo. Oggi Pd e 5Stelle si guardano in cagnesco e, quando s’incrociano, si scambiano botte da orbi, metaforiche s’intende. È il caso del Lazio, dove i due candidati della sinistra alla presidenza – Alessio D’Amato, del Pd, e Donatella Bianchi, del M5S – sono da giorni ai ferri corti. Colpa anche del primo, che qualche giorno fa ha chiesto un passo indietro alla rivale in cambio della vicepresidenza alla Regione.

Bianchi: «La vicepresidenza a D’Amato? Una provocazione»

E perché non il contrario?», si è affrettata a replicare lei. Salvo poi derubricare tutto a «provocazione: con il Pd siamo distanti». Per poi aggiungere: «Siamo stanche di sentire che devono essere le donne a farlo». Un modo per pigiare un tasto – quello di genere – estremamente popolare tra i dem. Ma il tema è politico, e la candidata di Conte non ha esitato a sottolinearlo, negando che ci siano «le condizioni per dialogare con un Pd che nel Lazio ha un programma alternativo al nostro su tanti temi, tra tutti quello ambientale». In Lombardia è invece andata diversamente e i due corrono insieme. Nel Lazio è un’altra storia. «Il Pd ha fatto scelte diverse e incomprensibili», ha sentenziato la Bianchi. Ogni riferimento all’inceneritore dei rifiuti di Roma è voluto.

«La questione ambientale ci divide»

«Il Pd laziale non si capisce – confida la candidata grillina al Corriere della Sera -. Dice di non essere così innamorato del termovalorizzatore mentre i dem romani sostengono i poteri commissariali per il sindaco Gualtieri». Il caos, insomma. «Tra loro coi sono tante anime, che non hanno consentito di arrivare a un’intesa coerente nel Lazio con i principi del programma», ha lamentato Bianchi. Quanto al dopo-elezioni, non se la sente di escludere un accordo. A patto, però, che il Pd si converta al “no” a nuovi impianti e si impegni alla riduzione progressiva di quelli esistenti. «Se ci troveremo su questo come su altri punti – conclude –, perché non fare un accordo? Non ho pregiudiziali nei confronti di nessuno e magari proporrò una vicepresidenza a D’Amato».

 

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