Accuse di “stupro” sotto la statua di Indro Montanelli: assolte le femministe. “Reato tenue e non abituale”

25 Gen 2023 10:21 - di Monica Pucci
Assolte, perché il reato è frutto di un comportamento “non abituale”. Le femministe che avevano dipinto la scritta “Colonialismo è stupro” sull’asfalto a due passi dal Comune di Milano, come atto finale di una protesta con spruzzo di vernice  sulla statua di Indro Montanelli nei giardini omonimi, l’hanno fatta franca grazie alla sentenza di un giudice donna, Alessandra Borselli, per la quale la condanna è esclusa per «causa di non punibilità», vista la particolare tenuità del fatto «e i comportamenti non abituali da parte degli imputati». Le donne che erano state denunciate sono giovanissime, si chiamano Paola Di Lauro (21 anni) e Francesca Gallarati (27), e dovevano rispondere dei reati di deturpamento e imbrattamento in concorso fra loro.

La protesta delle femministe per la statua di Montanelli

Cos’era accaduto in occasione della manifestazione del 16 giugno 2020? Il gruppo femminista, nato sulla scìa delle lotte anti-berlusconiane, ‘Non una di meno‘, voleva protestare contro alcune affermazioni del sindaco di Milano, Beppe Sala in difesa di Montanelli e avevano imbrattato il manto stradale di Piazza della Scala con la frase ‘Colonialismo è stupro’, scritta con la vernice rosa. La Procura contestava anche l’aggravante del fatto commesso su immobili pubblici.
Come scrive oggi Francesco Specchia su Libero, “la narrazione della protesta rimane offensiva nei confronti di Montanelli stesso e di noi suoi fedeli lettori”. “La suddetta frase sullo stupro è chiaramante la didascalia della foto della statua di Indro ai giardini Montanelli, ancora una volta imbrattata dai primi idioti anarchici di passaggio. E il motivo è sempre lo stesso: Montanelli ufficiale nella guerra d’Africa aveva sposato un’indigena dodicenne, ‘perché gli facesse da schiava sessuale, durante l’aggressione del regime fascista all’Etiopia’. Solita, ritrita polemica. Che riemerge ogni decennio, tramite nuovi giovani attivisti col desiderio di mettersi in mostra. Hai voglia, a spiegare -come fece candidamente lo stesso Indro- che quel matrimonio era la proposta della popolazione autoctona; che Montanelli accettò per essere autorevole adeguandosi ai costumi locali; che mai fece nulla di violento e pedofilo per le leggi d’allora; che la stessa ragazza, quando Indro se ne andò, ne sposò l’attendente ed ebbe un figlio al quale dette nome “Indro”…”, conclude Specchia.

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