Terrore in Iran, pugno di ferro delle autorità: “Impiccheremo presto i condannati per le proteste”

5 Dic 2022 19:38 - di Lorenza Mariani
Iran

Iran, in atto una spirale repressiva senza fine. Che l’annuncio dell’abolizione dell’istituto della polizia morale avesse un reale fondamento attivisti e studenti scesi in piazza a costo della vita in queste ultime settimane fosse una feke news circola dal primo istante della sua diffusione. Ma ora, la dichiarazione del capo della Giustizia iraniana, Gholam-Hossein Mohseni-Eje’i, che ha comunicato urbi et orbi che a breve sarà dato seguito alle sentenze, arriva a screditarne fondatezza ed esiti. Impiccheremo tutti, hanno fatto sapere le autorità iraniane, compresi i dimostranti condannati per avere «condotto guerra contro Dio». Un reato punibile con la pena di morte. E un annuncio che conferma e avvalora la diffidenza di tutti. Cittadini iraniani e organizzazioni per i diritti umani in testa. Ma facciamo un passo indietro.

Iran, altro che abolizione della Polizia morale

Giusto ieri, il procuratore generale iraniano, Mohamad Jafar Montazeri, ha annunciato lo scioglimento della Polizia della morale, implicata nella morte sotto custodia di Mahsa Amini il 16 settembre scorso. Evento che, come è noto, è stato all’origine dell’ondata di proteste nel Paese. Una mobilitazione possente, riecheggiata in tutto il mondo. Un annuncio che il suo divulgatore ha affidato a poche battute: «La Polizia della morale è stata smantellata dalle stesse persone che l’hanno istituita», si è limitato infatti a dichiarare il procuratore durante una riunione nella città di Qom. Prima di assicurare che tale organismo, incaricato di verificare il rispetto dei valori tradizionali islamici, «non ha nulla a che vedere con la Giustizia iraniana», ufficialmente incaricata di questa funzione.

Iran, l’annuncio del capo della Giustizia: impiccheremo presto i condannati per le proteste

Eppure, una dichiarazione d’intenti, data come cosa fatta, a cui gli studenti e tutti gli attivisti scesi in piazza a Teheraan in queste ultime settimane, non hanno dato credito. E dal primo istante. Ora poi, a maggior ragione, quando a confermare il loro scetticismo, arriva dal portale di notizie Etemad, anche la comunicazione del capo della Giustizia iraniana, Gholam-Hossein Mohseni-Eje’i, secondo cui, le sentenze inflitte per proteste in Iran, comprese le condanne a morte, saranno presto eseguite. Facendo notare, per inciso, che diversi verdetti sono stati già confermati dalla Corte Suprema.

E stando ai numeri potrebbe essere una carneficina…

E stando alla stima degli arresti secondo le organizzazioni per i diritti umani, potrebbe rivelarsi davvero una carneficina. Dall’inizio delle proteste in Iran, a metà di settembre – riferiscono le organizzazioni umanitarie – le autorità locali hanno arrestato almeno 18mila persone. Non è chiaro però quante di queste siano state incriminate. Le accuse sono state in maggioranza per partecipazione a manifestazioni illegali. Incitamento alla rivolta. E messa in pericolo della sicurezza nazionale. A novembre, ci sono state le prime condanne a morte di dimostranti.

Iran, già centinaia le vittime della protesta nata dopo la morte di Mahsa Amini

Contemporaneamente, come drammaticamente noto, sono già centinaia le persone uccise durante la violenta repressione dei disordini scoppiati da metà settembre dopo la morte di Mahsa Amini. Una giovane donna curda iraniana, di soli 22 anni, che la polizia morale ha arrestato a Teheran con l’accusa di non aver indossato correttamente l’hijab. E che da quel fermo non è uscita viva…

 

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