Scenario semiserio sulle degenerazioni del conformismo: l’incubo dell’uomo “superfluo”

22 Dic 2022 11:59 - di Antonio Saccà
conformismo

Sono invitato ad una riunione, dicono: ti piaceranno argomenti, studiosi, scienziati. Leggo quotidianamente costoro, ampia comunicazione, scrivono del passato e specialmente del futuro, tantissime proposte, sorvegliano il pianeta. Attestano chi parlerà, non decifro il nome, lo tengono in considerazione, avrò notizie strabilianti, ben disposto  alle sorprese. Rarissimamente esco, ma sia, andiamo. Un saloncino, pieno, un posto, per me. In fondo, il tavolo. Dietro un uomo nervosetto, mosse con la testa come gli uccelli, a scatti, segno di intelligenza. L’ ho notato in persone non comuni, ed animali vigili, lucertole, in specie, manguste.

Incubi fantascientifici: l’estinzione dell’uomo

L’oratore viene presentato senza essere presentato. Un tale  dichiara che l’oratore e quel che dirà sono conosciuti , sicché, lo indica, si allontana e gli accenna di iniziare come un ballerino alla ballerina. Riferisco pressoché quanto ho ascoltato. Avvio immediato, eccolo: “L’uomo deve finire, anzi l’uomo è finito. Un periodo non lungo nella storia della natura ma abbastanza lungo per  l’uomo come è stato e non sarà. Io vi annuncio l’estinzione dell’uomo”.  Il pubblico ebbe qualche movimento eccitato, qualche minimo sussurro, contenuto , devo dire. Un signore accanto a me, disse: Perfetto, ha sentito? E mi guardò come significare: ha capito la novità? Non diedi parole né gesti. Il signore mi guardò ancora, chiedeva un apprezzamento, suppongo.  Ma io non pronunciai parole né diedi movimento al corpo.

“L’uomo non sarà più necessario”

“L’uomo è superfluo!”, continuò l’oratore. Anche stavolta mormorio della gente , il signore  girato verso di me: “Ha sentito? Approvi? Gli faccio capire  (mi toccai l’orecchio) che avevo sentito e mi voltai per ascoltare il magretto nervoso. “ Nel campo del lavoro e perfino nel campo intellettuale l’uomo non è più necessario!”. Il pubblico rumoreggiò, qualcuno  accennò ad alzarsi, per la vibrazione nervosa, suppongo, ma  tutto controllato.  Il signore accanto non si rivolse a me, forse scontento della mia non reazione . Gesto ampio allargando le braccia  e mani stese, l’oratore: “Noi vogliamo, noi decidiamo la fine dell’uomo!”. Una signora davanti a me si alzò di scatto come se una molla appuntita la ferisse  e  stramazzò ricadendo.

Il conformismo omologante

“Il lavoratore, l’uomo, la natura da questo momento sono aboliti! Noi decretiamo la cancellazione, la cancellazione del termine uomo, del termine natura, il passato al passato nel passato, il futuro a noi per noi. Viva il futuro! Non vogliamo un uomo come gli uomini che furono detti uomini, pensate: un uomo come altri uomini, una ripetizione, noi vogliamo il nuovo, noi vogliamo il non uomo!”.

Uomo, natura, anima cancellati in nome del conformismo

Un applauso, voci, bravo, bene, uno a voce turbolenta grida:”Sì, vogliamo il non uomo”! Fu complimentato, pacche, strette di mano. L’entusiasmo ebbe effetto anche nell’oratore, credo,  che ridisse: “Non vogliamo un uomo come gli uomini che furono detti uomini”. E aggiunse: “ Da questo momento è abolita a forza ogni manifestazione naturale dell’uomo in ogni vicenda, niente deve risiedere o passare dalla natura; né il cibo, né la procreazione, né il pensiero. Metteremo nel cervello oggettini e condurremo l’uomo  come un serpente svelenito al suono del pifferaio. Chi usa la natura naturale, che riceverà?. La condanna a morte”!

La paura di andare controcorrente

A morte,  morte, gridarono (non tutti, però, alcuni restarono taciturni e rigidi. Erano contrari, o soltanto riservati?). “Impediremo accoppiamenti fecondativi tra esseri viventi, umani ed animali”. Stavolta vi fu un quasi silenzio , un certo sbandamento, posso errare. Il mio vicino mi toccò con il gomito, se lo fece apposta, a dirmi: “Vede a che punto di generosità, invece di far morire centinaia di migliaia, milioni,  miliardi, non facciamo nascere. Se il genere umano è inutile perché farlo nascere? Fragorosi gli applausi, la sala pareva una bomba, una signora lanciò dei fiori, un cagnolino tenuto nascosto nella borsa grande abbaiò terrorizzato e non zittiva.

L’uomo “innaturale”

Chissà  come mai uomini inneggiavano alla fine dell’uomo? Erano stati convinti che qualsiasi evento purché appaia come nuovo e di gran conto dobbiamo provarlo ed approvarlo? Che portentoso accadimento un uomo non uomo, un uomo innaturale, un uomo che non crea, un uomo con innesti di tecnica, di alterazioni genetiche ,un uomo guidato dall’esterno, un uomo che non usa come strumento la tecnica ma fa parte della tecnica. Non usa il mezzo ma è usato dal mezzo, un uomo  senza interiorità, predisposto da fuori, soprattutto: un uomo superfluo, la società non ha più bisogno dell’uomo, l’uomo è un animale superato, tutto ormai può essere compiuto con le macchine e minimo impegno di uomini.

La Vita avrà il sopravvento ?

Certo, certo, ma verso quelli che si esaltavano  a  rinnegare l’uomo, mi insorgeva avversione. La gente si prolungava in entusiasmi. Ma della risonanza interiore, della capacità di esprimere, a nessuno importava? Inaspettato, di colpo, lacerante, un grido, davvero,  prolungato, dolorosissimo, all’estremo,  insopportabile, chi soffriva e disperatissimamente,  invocava? Mi chinai  e, oltremodo inconcepibile, un bambino, appena alla vita, roseo, viso straziato  dal soffrire. Lo presi a furia, lo calmai con le mani, lo posi sotto gli abito. Il volto si placò e lo dico, è la verità, mi sorrise e strizzò gli occhietti, sono pronto a giurarlo. Anzi, non mi sbaglio, no, fece moto perché ce ne andassimo, lo dico e lo ridico, è così.  Lo risistemai tra le mani e gli indumenti, un calore tra me e quel pargoletto odoroso di vita fresca genuina. Che voleva essere protetto non trasgredito. Come non capirlo!Era la Natura!

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