Dacia Maraini inchioda la sinistra: “In altri tempi saremmo scesi in strada in massa per l’Iran”

28 Dic 2022 8:56 - di Giovanni Pasero
Dacia Maraini

“In tempi di idealismo la gente sarebbe scesa per strada in massa per protestare contro l’orrore degli stupri punitivi, delle torture, delle impiccagioni in piazza. Oggi l’idealismo sembra morto e l’individualismo menefreghista appare prevalente”: così Dacia Maraini, sul Corriere della Sera, commenta l’appello che Saimak, iraniano trapiantato in Italia, ha rivolto sabato scorso dai microfoni di Radio 3 al nostro Paese perché sostenga le proteste contro il regime di Teheran.

Dacia Maraini contro il “menefreghismo” italiano sull’Iran

La scrittrice 86enne, tra le esponenti di spicco del femminismo italiano, si dice convinta “che le donne iraniane e gli uomini come Saimak debbano essere considerati modello di un nuovo modo di stare al mondo, in cui l’idealismo ha la meglio sui piccoli egoismi privati, in cui l’amore per la libertà supera tutte le paure e le pigrizie per quanto umanamente giustificabili. Sinceramente non credo che possa esistere una democrazia dei diritti senza idealismo. Quell’idealismo che ci permette di combattere le corruzioni difendendo le istituzioni, quell’idealismo che dà legittimità alle proteste e le compone, come è successo nel ’68, in un intreccio internazionale che supera le differenze, gli individualismi, le paure, gli egoismi, perla costruzione di un comune futuro di giustizia”.

“Saimak, con cui ho parlato per telefono chiedendogli se potevo fare il suo nome, mi ha risposto con voce commossa: certo, io sono pronto a morire perché cessino queste violenze”, aggiunge la scrittrice, citando la sollecitazione del dissidente iraniano. “Chiedete al vostro governo di ritirare gli ambasciatori, ha risposto. Il che sarebbe un atto coraggioso e forte”. Un atto forte, intanto, arriva oggi dalla Farnesina.

Il ministro Tajani ha convocato l’ambasciatore iraniano

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato per oggi, alle 12, l’ambasciatore designato iraniano. “La convocazione di Mohammad Reza Sabouri è stata eseguita dunque accelerando i tempi: il diplomatico di Teheran è soltanto designato perché non ha ancora presentato le credenziali al Quirinale ‘ma la gravità della situazione in Iran ha indotto il governo a fare questo passo’, ha fatto sapere infatti la Farnesina” scrive Il Giornale ricordando che “il ministro degli Esteri si era già espresso molto duramente verso i fatti in Iran.

‘Una ragazza di 14 anni, quasi una bambina, è stata violentata ed è morta per le violenze subite. Una cosa inaccettabile: appena si sarà insediato il nuovo ambasciatore iraniano lo convocherò’. Ma accanto alla pressione sui diritti dobbiamo tenere aperta la porta del negoziato per quel che riguarda il nucleare perché ci potrebbero essere conseguenze negative. Linea durissima sulla difesa dei diritti ma spiraglio sul nucleare”.

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