Milano, tensioni tra antagonisti e studenti di destra. Chi ha nostalgia degli Anni di piombo?

12 Nov 2022 12:45 - di Valerio Falerni
destra

Antonio Gramsci aveva ragione a dire che «la storia è una maestra senza scolari». Diversamente, gli uomini eviterebbero di commettere gli stessi errori. L’ultimo in ordine di tempo consiste nel fingere non vedere la marea montante di violenza insita in alcuni ambienti del cosiddetto antagonismo. Ieri a Bologna, con il manichino della Meloni appeso a testa in giù dalla torre della Garisenda, oggi a Milano dove è mancato poco che elementi del Collettivo autonomo del liceo Virgilio arrivassero allo scontro fisico con i giovani del Blocco Studentesco (destra), “rei” di aver organizzato un volantinaggio informativo all’interno dell’istituto.

Clima di intolleranza contro la destra

Eventi che non solo non annunciano niente di nuovo, ma che hanno addirittura l’amaro retrogusto del deja vù. Con l’aggravante – e qui soccorre il vecchio Marx – che «la storia si ripete solo in farsa». Vero è che nel caso dell’infame episodio di Bologna, la condanna è stata immediata e bipartisan, ma è altrettanto vero che non basta. Gettare un po’ d’acqua sulle fiamme senza preoccuparsi di smorzare l’incendio a monte rischia di apparire opera inutile e anche un po’ ipocrita. E a nessuno intellettualmente onesto può sfuggire che i fuochi che qua e là periodicamente s’attizzano non sono frutto del destino cinico e baro, ma la conseguenza di un clima d’intolleranza contro la destra che trova nell’informazione la sua principale fonte d’ispirazione.

Le reponsabilità dell’informazione

Detto fuori dai denti, perché meravigliarsi del manichino della Meloni appeso per i piedi se molti – tra opinionisti, giornalisti e conduttori – fanno a gara nel presentare, con maniacale puntualità, come «fascista» la presidente del Consiglio? Quante volte l’abbiamo sentito dire in un talk-show? E quante volte abbiamo sentito attribuire alla destra obiettivi che nessuno dei suoi esponenti ha mai annunciato di voler perseguire? È capitato con l’aborto e c’è da giurare che ricapiterà ancora. È la propaganda bellezza, verrebbe da dire.

L’album di famiglia della sinistra

Ma è esattamente questa la strada che conduce all’inferno: odio chiama odio e violenza chiama violenza. Il manichino della Meloni e gli episodi di intolleranza contro la destra ne sono una sconfortante conferma. Chi vuole tornare agli Anni di piombo? Chi ha nostalgia della spranga di ferro e della P38? Interrogativi tutt’altro che oziosi, visto che con quella temperie l’Italia non ha ancora fatto i conti fino in fondo. Anzi, in certi settori cultural-politici persiste un inossidabile giustificazionismo di fondo. Vi si riscontrano ancora amnesie e qualche reticenza di troppo. E vi resteranno ancora a lungo. Almeno fino a quando a sinistra saranno egemoni gli eredi di quanti non disdegnarono di inserire nel suo «album di famiglia» anche i terroristi delle Brigate Rosse.

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