Magistrati caduti nella lotta alla mafia e al terrorismo: domani la presentazione del francobollo

24 Nov 2022 19:44 - di Redazione
magistrati caduti

Si terrà domani, venerdì 25 novembre alle ore 17 presso l’aula consiliare Giorgio Fregosi di Palazzo Valentini la cerimonia di presentazione del francobollo ordinario dedicato ai magistrati caduti nell’adempimento del dovere nella lotta alla mafia e al terrorismo.
La cerimonia avrà inizio alle ore 17 con l’indirizzo di saluto di Pierluigi Sanna, sindaco di Colleferro nonché vicesindaco della città metropolitana di Roma, Fausta Bergamotto, sottosegretario del ministero delle imprese e del made in Italy.
La tavola rotonda vedrà la partecipazione di Stefano Amore, magistrato e direttore della rivista “Nova Itinera”, percorsi del diritto nel XXI secolo”, Fabio Gregori, presidente della commissione per lo studio e l’elaborazione delle carte valori postali, Ambra Minervini vicepresidente dell’associazione vittime del dovere, Antonio Romano, architetto, ideatore dell’immagine delle “Rosse spezzate”, Giuseppe Santalucia, presidente dell’Associazione nazionale magistrati.

Le conclusioni, previste per le 19,15, sono affidate al giudice della corte costituzionale Giulio Prosperetti. Alla cerimonia sarà presente il presidente della Fondazione Alleanza nazionale, avvocato Giuseppe Valentino.

Il magistrato Stefano Amore, curatore del libro Ritratti del Coraggio, ha presentato in questo significativo scritto, il senso del francobollo dedicato ai magistrati caduti.

Il testo di Stefano Amore che accompagna il francobollo dedicato ai magistrati caduti

«Un uomo fa il suo dovere, a dispetto delle conseguenze personali, nonostante gli ostacoli, i pericoli e le pressioni, e questo è il fondamento della moralità umana; in qualsiasi sfera dell’esistenza un uomo può essere costretto al coraggio, quali che siano i sacrifici che affronta seguendo la propria coscienza: la perdita dei suoi amici, della sua posizione, delle sue fortune e persino la perdita della stima delle persone che gli sono care. Ogni uomo deve decidere da sé stesso qual è la via giusta da seguire; le storie che si raccontano sul coraggio degli altri ci insegnano molte cose, possono offrirci una speranza, possono farci da modello, ma non possono sostituire il nostro coraggio… per quello ogni uomo deve guardare nella propria anima.»

Queste parole sono tratte da “Profiles in Courage”, il libro scritto da John Fitzgerald Kennedy con cui l’allora giovane senatore statunitense vinse, nel 1957, il prestigioso premio Pulitzer.

Considerazioni che si attagliano perfettamente anche alle vicende dei magistrati italiani assassinati, uomini e donne capaci di sopportare la solitudine e la sistematica denigrazione, di andare contro il proprio interesse personale, pur di servire un ideale di giustizia. Campioni di quell’etica della convinzione, che insegna a seguire i princìpi e i valori, senza preoccuparsi delle conseguenze che ne potranno derivare.

Le vittime della propria personale coerenza e della ferocia della mafia e del terrorismo sono state moltissime in Italia. Non solo magistrati. Carabinieri, poliziotti, giornalisti, avvocati, professionisti, professori, sacerdoti: non c’è categoria che non abbia avuto i propri martiri. E poi moltissime persone comuni, individui che avevano, semplicemente, deciso di dire “No” di fronte a un’ingiustizia o a un sopruso.

Grazie a questi uomini e donne lo Stato italiano è stato capace di resistere all’attacco mortale portato dal terrorismo e dalla mafia e di far evolvere, significativamente, l’organizzazione della giurisdizione e delle istituzioni italiane.  

Immaginiamo che quanto accaduto nel recente passato possa essere, all’improvviso, dimenticato; immaginiamo che delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio non si serbi più alcun ricordo, che degli assassinii dei magistrati, delle loro scorte, di persone comuni senza alcuna colpa, venga persa ogni memoria. Immaginiamo una amnesia collettiva della nostra società e delle nostre istituzioni. 

Cosa accadrebbe? 

Sarebbe compromessa, in modo irreparabile, la nostra identità. Torneremmo ad essere schiavi: schiavi della mafia, del terrorismo, della violenza, del totalitarismo, delle nostre paure.

In questa endiadi di valori, dignità e solidarietà, si può compendiare, se possibile, il senso del sacrificio di questi 28 colleghi andati incontro alla morte con piena accettazione e consapevolezza. D’altronde, il percorso della legalità e della civiltà di un paese passa, innanzitutto, attraverso la condivisione dei Valori fondanti il diritto. Prima del diritto e per il diritto serve l’esempio, la sofferenza, la passione dell’umanità. 

Proprio per queste ragioni il francobollo emesso, che ricorda i 28 magistrati italiani assassinati, ha una straordinaria importanza. Non è solo un tributo alla loro memoria; è anche, e soprattutto, uno strumento per continuare a seguire quel percorso di legalità e giustizia che ci hanno insegnato.   

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