La Fifa tace sul destino dei calciatori iraniani che non hanno cantato l’inno. Cosa rischiano al ritorno?

23 Nov 2022 10:20 - di Riccardo Angelini
Fifa

La Fifa tace sul destino dei calciatori iraniani che non hanno cantato l’inno nazionale e che tornati in Patria rischiano di assaggiare la dura repressione che il regime riserva ai dissidenti. Del resto la Fifa appare solo preoccupata di non offendere gli emiri che hanno organizzato il Mondiale. Ne fa fede, come ricorda oggi la Verità, il divieto di cucire l’innocua scritta «Love» all’altezza del collo sulla maglia da trasferta della nazionale belga. “In verità – sottolinea ancora il giornale di Belpietro – la Fifa non ha dovuto sforzarsi troppo per dissuadere le nazionali europee che erano intenzionate a protestare contro gli stereotipi e la criminalizzazione dell’omosessualità in Qatar attraverso i colori dell’arcobaleno, poiché dei 6 miliardi di dollari che la Fifa incasserà, le federazioni riceveranno la loro bella fetta della torta”.

I retroscena sull’assegnazione dei Mondiali al Qatar

E tanto basta per dimenticare i diritti civili. Del resto l’assegnazione dei Mondiali al Qatar nasconde retroscena che la trasmissione Report ha svelato.  Sul piatto, ricostruisce il sito Eurosport, non solo il Mondiale, ma anche le armi francesi e il futuro del Paris Saint-Germain. Dietro al processo di assegnazione infatti, “tre attori protagonisti avrebbero mosso le loro pedine con estrema segretezza. Il primo attore in questione è Tamim bin Hamad Al Thani, attuale emiro del Qatar col pallino del calcio (realizzare un Mondiale in Qatar è sempre stato il sogno del padre, bin Khalifa). Il secondo è una vecchia conoscenza del calcio: Michel Platini, ex presidente UEFA e collante di questa trattativa. Il terzo infine, è il coordinatore tra le parti: l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy”.

Un’inchiesta francese – continua il sito –  “ha poi rivelato le carte giocate da ciascun attore sul tavolo dell’Eliseo: Sarkozy, tramite il potere di Platini, avrebbe “scambiato” il Mondiale 2022 al Qatar in cambio dell’acquisto, da parte di quest’ultimo, di armi francesi. E non è finita qui: una terza parte del presunto accordo coinvolgerebbe anche il Paris Saint-Germain. Riavvolgendo il nastro al 2010 infatti, il club parigino era ancora in mano a all’imprenditore Sebastien Bazin, caro amico di Sarkozy. neanche un anno dopo, il Fondo Sovrano del Qatar finalizza l’acquisto del club per il doppio del prezzo di vendita imposto inizialmente da Bazin. Anziché 30 milioni, il Qatar sborsa 64 milioni per il PSG”.

In Iran emessa la sesta condanna a morte

Il business insomma sopravanza di gran lunga la preoccupazione per ciò che avviene in Iran dove è stata intanto emessa la sesta condanna a morte. Tace anche il presidente della Fifa Infantino che ha dichiarato di sentirsi “qatarino, arabo, africano, gay” ma evidentemente non si sente neanche un po’ iraniano.

Ma c’è anche un altro risvolto. In Iran, ci informa il Corriere, “molti attivisti accusano la nazionale di essere collusa con il potere. Non è piaciuto l’incontro tra la squadra e il presidente Raisi poche ore prima di partire per Doha. Un colloquio che agli occhi di molti conferma una certa intesa, o almeno una sottomissione: «Alcuni gli hanno baciato addirittura le mani». A difendere i suoi atleti ci prova il commissario tecnico Carlos Queiroz che sul suo account Instagram scrive «I giocatori non sono i nostri nemici».

 

Cosa rischiano i calciatori iraniani

Cosa rischiano dunque i calciatori iraniani al rientro? “Lo ha appreso sulla propria pelle – scrive fanpage.it – un idolo come l’ex bomber Ali Daei, vera e propria leggenda del calcio iraniano, che a fine ottobre è stato arrestato per essersi schierato a favore delle proteste. Non sono sfuggiti al pugno duro neanche i giocatori di beach soccer, né li ha salvati da un destino angosciante ed ignoto il fatto di aver trionfato nella competizione appena conclusasi negli Emirati Arabi, battendo in finale il Brasile”. Secondo quanto riferito dai media dell’opposizione con sede all’estero “i giocatori dopo essere atterrati in Iran dagli Emirati Arabi Uniti lunedì ​​7 novembre sono stati portati via contro la loro volontà in un luogo sconosciuto da più di 15 uomini in uniforme”.

 

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