Il film “Il Comandante” celebra Todaro, eroe della X Mas. Ma la stampa progressista ne fa un antenato della Rackete

21 Nov 2022 13:08 - di Luciana Delli Colli
il comandante

Fermi tutti: la X Mas ha avuto anche eroi, ufficiali integerrimi e umani, il cui esempio è simbolo di quale sia lo spirito italiano. Nei giorni delle feroci polemiche sulla maglietta indossata da Enrico Montesano, sono iniziate infatti le riprese del film Il Comandante, nato dal sodalizio tra lo scrittore Sandro Veronesi e il regista Edoardo de Angelis. La pellicola racconta come il comandante della Regia Marina, Salvatore Todaro, che avrà il volto di Pierfrancesco Favino, nell’ottobre del 1940 abbia salvato i 26 naufraghi di un mercantile belga, dal quale era stato attaccato, ma che poi aveva avuto la peggio finendo affondato. Per portarli in salvo, il Comandante rischiò poi la vita e la missione navigando in emersione, poiché col nuovo carico non c’erano più le condizioni per viaggiare sott’acqua. Alla domanda sul perché l’avesse fatto, Todaro rispose: «Perché noi siamo italiani».

Il Comandate eroe raccontato da Veronesi aderì alla X Mas

Si tratta, in effetti, di un esempio luminoso dello spirito nazionale e dell’integrità morale delle sue forze armate, incarnate da quel comandante pluridecorato il cui nome campeggia nella sezione del sito della Marina dedicata alle medaglie d’oro. «Nel novembre 1941 passò nella X Flottiglia Mas di La Spezia e, al comando dei mezzi d’assalto, partecipò ad importanti operazioni in Mar Nero, distinguendosi particolarmente durante la delicata fase del blocco dal mare della città di Sebastopoli», si legge tra l’altro nelle note biografiche di Todaro, che con un link rimandano anche alla pagina dedicata alla Medaglia d’oro della Decima e ai suoi numerosi appartenenti a loro volta insigniti di onorificenze militari.

Quella irrefrenabile tentazione di arruolare Todaro al servizio delle Ong

Di tutto questo, però, in quello che viene anticipato del film su Todaro non sembra esserci traccia. Un po’ perché i fatti si riferiscono a un periodo precedente, un po’ perché la narrazione che si vuole fare della sua vita e del suo esempio sembra essere un’altra. Quale? È bene affidarsi alle parole di Veronesi per capirlo. «Il principio del soccorso in mare è sacro, la priorità del salvataggio è obbligatoria, dopo l’operazione “Mare Nostrum” questi concetti sono stati messi in discussione e confusi con quelli dell’accoglienza», ha detto Veronesi in un’intervista a La Stampa, precisando poi su Repubblica che «gettano disonore sul nostro popolo le accuse gravi e ingiuste alle Ong. Il nostro Paese riuscirà con la forza della tradizione, Todaro ne è un simbolo, a cancellare tutto questo. O resterebbe un marchio». E, ancora, «per me questo film è stato rispondere, con il mio mestiere, al modo in cui l’Italia si stava comportando. Non c’è un messaggio, ma un ricordarci che siamo un popolo di navigatori che hanno sempre solcato il mare, mai per sopraffare gli altri».

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