Gerusalemme, ordigni con chiodi alla fermata del bus: ucciso 16enne canadese, decine di feriti

23 Nov 2022 13:22 - di Roberto Frulli

Aveva 16 anni e si chiamava Aryeh Shtsupak il giovane morto stamane in un duplice attentato a Gerusalemme che ha provocato anche decine di feriti, alcuni in gravi condizioni. Secondo l’emittente Kan, Shtsupak aveva la cittadinanza canadese.

Aryeh Shtsupak risiedeva nel quartiere di Har Nof, abitato a maggioranza da ebrei ortodossi, e frequentava una yeshiva, scuola dove si studiano principalmente la Torah ed il Talmud.

La polizia, riportano i media israeliani, ritiene le due esplosioni un attacco coordinato palestinese di matrice terroristica ed è in massima allerta in tutto il Paese.

Tra i feriti figura Naomi Pilichowski, figlia dell’editorialista del Jerusalem Post, Uri Pilichowski.

La polizia israeliana sospetta che le due esplosioni di questa mattina a Gerusalemme siano state causate da ordigni esplosivi quasi identici lasciati in dei sacchi e fatti esplodere a distanza.

I dispositivi erano pieni di chiodi per massimizzare le vittime, riferisce l’emittente pubblica Kan, citando funzionari di polizia.

Oltre al giovane Aryeh Shtsupak gli ordigni hanno fatto almeno 18 feriti nelle due esplosioni che hanno squassato Gerusalemme poco dopo le 7 del mattino presso due fermate degli autobus all’ingresso della città, hanno spiehato polizia e medici.

Il sindaco di Gerusalemme Moshe Lion, commentando la notizia degli attentati, ha affermato che “non permetteremo che essi interrompano il nostro modo di vivere. È necessario investire miliardi di shekel”, ha aggiunto, per migliorare le condizioni dei residenti di Gerusalemme Est, oltre a combattere il terrorismo.

Hamas e Jihad islamica, due tra i principali movimenti islamisti palestinesi, hanno elogiato gli attentati condotti stamane a Gerusalemme ma non li hanno rivendicati.

“I prossimi giorni saranno intensi e più difficili per il nemico. È arrivato il momento per la creazione di cellule sparse in tutta la Palestina e pronte al confronto”, ha dichiarato uno dei portavoce di Hamas, Mohammad Hamada, citato dai media israeliani.

“L’azione ha trasmesso all’occupazione il messaggio che il nostro popolo rimarrà saldo sulla propria terra e si aggrapperà al sentiero della resistenza”, ha aggiunto.

Per la Jihad islamica, “l’operazione nella città occupata di Gerusalemme è una risposta naturale all’occupazione, al terrorismo e alle sue pratiche criminali contro il popolo palestinese indifeso ed i suoi luoghi sacri”.

Il portavoce dell’organizzazione, Tarek Ez Din, ha sottolineato in una nota che “non rimarrà impunita nessuna operazione di giudaizzazione, incursione nei luoghi sacri o aggressione ai figli e alle figlie del nostro popolo a Gerusalemme, Hebron, Jenin e Nablus”.

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