Alessia Piperno: “Nelle carceri iraniane ho visto cose che non dimenticherò mai”

28 Nov 2022 19:01 - di Roberto Frulli

Alessia Piperno, la travel blogger arrestata in Iran e liberata dopo oltre un mese di detenzione in un carcere iraniano ripercorre, con un post su Instagram, la sua avventura a lieto fine. E racconta ciò che ha visto e che non riesce a dimenticare.

Non avevamo fatto nulla per meritarci di essere rinchiusi tra quelle mura, e non posso negare che siano stati i giorni più duri della mia vita. Ho visto, subito e sentito cose – dice Alessia Piperno – che non dimenticherò mai, e che un giorno mi daranno la forza per lottare accanto al popolo Iraniano”.

“Nei primi giorni di settembre, andai a visitare per la prima volta nella mia vita, una prigione a Teheran. – ricorda Piperno – Si trattava del carcere di Ebrat, ormai diventato museo, ma che una volta era utilizzato dalla polizia segreta Savak, per torturare i detenuti. Rimasi tra quelle mura per diverse ore, cercando di immaginare la paura che si viveva all’interno di quelle celle”.

Poi il flashback che Alessia Piperno racconta così: “‘Le urla dei prigionieri si sentivano per tutta la prigione‘. Così mi raccontò la mia guida. In qualche modo sembrava come se quelle grida fossero ancora scolpite nei muri e che viaggiassero tra quei corridoi. ‘Esistono ancora prigioni così in Iran? Domandai alla mia guida. Lui sospirò. ‘Purtroppo si, la prigione di Evin, che si trova proprio nella parte nord di Teheran‘. Sentii i brividi corrermi su tutto il corpo, senza lontanamente immaginare che 21 giorni dopo, sarei stata anche io, una detenuta, proprio in quella prigione”.

“Al tempo – dice ancora Piperno nel post – non avevo partecipato alle proteste, perché ci era stato sconsigliato, e il rumore degli spari, mi metteva paura. Adesso è diverso. Sono a casa, tra la mia famiglia e i miei amici, libera sì, ma fisicamente. È la mia mente a non esserlo, perché in quell’angolo di inferno sono ancora rinchiuse le mie compagne di cella, migliaia di iraniani, e il mio amico Louis. Io sono tornata a una vita normale, esco, a volte rido, faccio progetti per il mio futuro, e dormo in un letto. Oggi è lunedì, oggi in prigione si fa la doccia. Domani è martedì, ci sono i 5 minuti d’aria. La mia mente ora vive un po’ così, tra sorrisi, in un letto soffice, un piatto di pasta e tra delle mura bianche dove le urla, non cessano mai e dove l’aria si respira per 5 minuti, due volte a settimana”.

Volevo ringraziare tutti voi, per il vostro supporto, per le parole, per i meravigliosi disegni che mi avete mandato, per essere stati vicini alla mia famiglia, e per avermi dedicato anche solo una preghiera. Riabbracciare la mia famiglia è stato più bello della libertà stessa. E ancora una volta non posso che ripetermi che si, sono fortunata, siamo fortunati, e credetemi, non è scontato, come non lo è la nostra libertà”, conclude Piperno.

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