Rampelli: “Nel 2013 eravamo in nove, oggi quasi 200. Un sogno che andava sognato”

10 Ott 2022 20:55 - di Angelica Orlandi
Rampelli

Un lungo post di Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera rievoca con soddisfazione ed emozione la parabola politica di Fratelli d’Italia. “Non vorrei apparire troppo romantico ma questo nuovo battesimo parlamentare, con una simile rappresentanza numerica, mi fa tornare alla mente una meravigliosa canzone di Ivano Fossati: “Dicono che c’è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare. Io dico che c’è un tempo sognato che bisognava sognare”. Proprio così.

Rampelli: “E ora dobbiamo continuare a sognare”

Proprio oggi, nel giorno in cui sono iniziate le registrazioni in vista dell’avvio della XIX legislatura, Rampelli volge uno sguardo al passato e al futuro al tempo stesso. Il tempo dei sogni non deve finire mai, è il suo incoraggiamento. “Noi abbiamo seminato, abbiamo aspettato. E abbiamo sognato perché bisognava sognare per non assecondate il declino e non perdersi d’animo. E ora dobbiamo continuare a farlo – scrive il vicepresidente della Camera di FdI-. Perché si possono realizzare grandi progetti solo se si continua a sognare a occhi aperti”.

“Ostinazione e passione civile ci hanno portato sin qui”

“Eravamo in nove nel 2013, oggi siamo oltre 180. Ci hanno guidato l’ostinazione e la passione civile a dispetto dei numeri e del potere. Ma guai a pensare di aver raggiunto l’obiettivo”. Ora è il tempo di raccogliere le sfide per le quali gli italiani hanno messo i loro destini nelle mani di Fratelli d’Italia. “Questo è anche il tempo del coraggio”, è l’incitamento di Rampelli, che riprende parte dell’intervento della riunione con i neoparlamentari. “Per interpretare al meglio il nostro ruolo – aggiunge- non dobbiamo solo lasciarci guidate dalla nostra identità, sentirci gli alfieri delle nostre idee. Ma Essere consapevoli che esiste un popolo intero che ci osserva. Buona parte di coloro che non ci hanno votato fanno il tifo per noi, sanno che rappresentiamo una speranza per tutti. Allora dobbiamo cambiare marcia e far prevalere la comunità nazionale alla fazione”.

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