Parlato: «Pacificazione? Certa sinistra non si è evoluta: l’antifascismo è il suo usato sicuro»

17 Ott 2022 10:14 - di Gigliola Bardi
antifascismo

C’è un motivo preciso se in Italia la normalizzazione dei toni del dibattito politico appare ancora di là da venire: è l’incapacità di «evolversi» di una certa sinistra, che «non avendo idee qualificanti» per l’oggi ripiega sull’«usato sicuro» di un «antifascismo strumentale» e «ideologico». A spiegarlo è lo storico Giuseppe Parlato, per il quale invece l’elezione di Ignazio La Russa alla presidenza del Senato e il discorso che ha tenuto confermano invece, insieme ai «numeri», che FdI «ha compiuto un percorso vero».

La pacificazione? «Non abbiamo una guerra civile», ma esiste un problema di «toni»

Intervistato da Libero, Parlato si è mostrato perplesso sull’uso del termine «pacificazione» perché «noi non abbiamo una guerra civile», mentre esiste un problema di «toni molto forti all’interno del dibattito politico», rispetto ai quali pensa che difficilmente si registrerà un freno. Il punto, però, non è, come sostiene la sinistra, nelle scelte divisive che starebbe compiendo il centrodestra, ma nell’incapacità di una parte della sinistra stessa di andare avanti e rendersi adeguata all’attualità.

Per Parlato la destra «ha compiuto un percorso vero»

Parlato ha ricordato il tema della “pacificazione” non è affatto nuovo e si pose già nel 1994, quando la sinistra gridò allo scandalo per l’approdo alla vicepresidenza del Consiglio di Pinuccio Tatarella. «Piuttosto, dal mio punto di vista – ha precisato lo storico – direi che la vittoria del centrodestra e la conseguente elezione di La Russa alla Presidenza del Senato indicano che le famiglie politiche, se durano, devono evolvere». Una evoluzione che, per la destra, si coglie pienamente nel discorso di La Russa che «ha citato Pertini, ha mostrato molto rispetto nei confronti di Liliana Segre». «Nella destra di una volta tutto ciò non sarebbe stato costume. Ma d’altronde – ha sottolineato – molto era già stato certificato dai numeri: questa formazione politica che porta ancora la fiamma del simbolo ha compiuto un percorso vero, riuscendo a intercettare l’opinione pubblica moderata in questo momento».

Perché è necessario che il Pd accetti di poter stare all’opposizione

Dunque, il cambiamento che ancora manca, per Parlato, va ricercato altrove: «La novità che potrebbe emergere è la considerazione che una forza politica non debba stare necessariamente al governo per anni e anni senza avere i voti». Il riferimento è «evidentemente» al Pd, perché «nel momento in cui si accetta che si può andare all’opposizione, allora probabilmente, ma sottolineo due volte l’avverbio, può nascere rispetto tra le parti». Invece, «se abbiamo una situazione sclerotizzata tale per cui si cerca di ricorrere il meno possibile all’opzione elettorale e un partito resta al governo così a lungo come abbiamo visto dal 2011 in poi, è possibile che venga meno il rispetto dell’avversario. Ma questo è un discorso più che altro di buonsenso».

Le responsabilità di chi non vuole consegnare alla storia fascismo e antifascismo

Epperò, ha fatto notare Pietro De Leo, che firma l’intervista, a fronte del discorso di La Russa, ci si ritrova con una sinistra incapace di ricomporre i fili della storia nazionale. Un fatto che, ha risposto Parlato, «dipende dalla presenza dell’antifascismo ideologico nel confronto politico italiano». «Finché non riusciamo a consegnare alla storia i termini “fascismo” e “antifascismo”, perché evidentemente molti non vogliono farlo, noi continueremo ad utilizzare l’antifascismo come concetto divisivo, che deve essere contrapposto a qualcos’altro. Finché non si compie questo passo, la pacificazione non ci sarà mai. Tutto questo si proietta su ogni fenomeno, anche la valutazione su quanto accadde negli anni del terrorismo. Però voglio specificare una cosa: l’antifascismo ideologico non ha nulla in comune con l’antifascismo storico, che invece è una cosa seria».

L’antifascismo come «usato sicuro» di chi non ha idee per l’oggi

Si tratta di un tema tutto interno alla sinistra, in cui resiste una parte che «non avendo idee qualificanti per affrontare la realtà di oggi, va sull’usato sicuro, un antifascismo strumentale, pieno di slogan dove dentro ci sta tutto. Che porta ancora sul groppone il concetto di “Resistenza tradita”, quella rivoluzione mai realizzata dopo la caduta del fascismo, perché americani e democristiani lo impedirono. E infatti additarono come “fascisti” anche loro».

Quella «mera liturgia» dannosa per l’Italia

Oggi, come ha dimostrato anche il voto, «questo messaggio ha un appeal senza dubbio più debole. Ma ciò riguarda tutti i “miti fondanti”. Quando questi non riescono a rinnovarsi e a dare alla pubblica opinione delle motivazioni per crederci, e dopo quasi ottant’anni capisco bene che è molto difficile, ad un certo punto si logorano, e diventano mera liturgia». Dunque, potrebbe essere la «prassi sociale ed elettorale a spegnere questo mito?». «C’è da augurarselo. Perché l’Italia è un unicum da questo punto di vista. Quello che accade qui accade un po’ in Francia contro la Le Pen, ma comunque da noi il fenomeno è maggiore. E tutto questo – ha concluso Parlato – è dannoso».

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