«Il Pd non vince perché elitario». Anche Prodi intona il “de profundis” per i dem

10 Ott 2022 10:46 - di Michele Pezza
Prodi

Fermi tutti! Il Pd non si scioglie, al massimo lo si rifonda trasformandolo da «elitario» a «popolare» scansando la modalità «populista». Devono essere conciati proprio male i dem se ad indicare loro la strada è ancora oggi Romano Prodi. Il Professore bolognese, informa Repubblica che lo ha intervistato, è intervenuto a Cesenatico parlando di fronte a un centinaio di giovani ospiti della Scuola di politiche creata sette anni fa da Enrico Letta. Ormai è uno schema: il Pd perde, s’infiamma il dibattito e quando c’è da trovare la parolina magica che mette tutti d’accordo si rispolvera Prodi e con lui lo spirito dell’Ulivo, altro nome del centrosinistra di sempre. Sempre là si finisce, seppur con nomi ogni volta diversi.

Così Prodi a Repubblica

Ora è il turno di «riformismo». «Ho speso tutta la mia vita per riunire le sue culture», dice Prodi prima di sentenziare che per lui il Pd «va cambiato, dinamizzato, proiettato», ma non sciolto. «Sarebbe come ripudiare la mia vita, una specie di suicidio, e non ho ancora una volontà suicida», ironizza il Professore. Che non manca di sponsorizzare il doppio turno elettorale alla francese e di offrire una sua ricetta politico-organizzativa per rimettere in piedi l’agonizzante partito rosso. Questa: «Ricominciare a parlare con la gente delle cose che si discutono a tavola, quindici o venti argomenti».

«Popolari, ma non populisti»

Quali? «Adolescenti, droga, lavoro, salute, ricerca». Dopodiché, propone, «ogni settimane venti persone ma non solo del Pd, anche esperti, ne discutono in rete con decine con decine di migliaia di cittadini. Al sabato il segretario dem o chi per lui va di presenza in una città e ne fa una sintesi». Una riedizione riveduto e corretta del pullman ai tempi dell’Ulivo. È lo stesso Prodi a ricordarlo: «I primi tre mesi mi hanno preso come un cretino, ma dai e dai, la gente partecipava. Questa è democrazia. L’Ulivo non era populista ma non era elitario». Come il Pd dilaniato dal correntismo. «Le correnti debbono esistere – conclude il Professore -. Ma ci vuole un legame di solidarietà per cui non è che fai un partito esterno».

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