Il “de profundis” di Violante al Pd: “Ha perso e discute del nome. Gli eletti vadano nei collegi…”

4 Ott 2022 9:13 - di Leo Malaspina

E’ un Luciano Violante sincero e spietato quello che affida a Repubblica il suo commento al voto, con stoccate al suo Pd e ai vari leader che lo hanno guidato negli ultimi anni. Il monito è a stare con i piedi per terra, a stare tra le gente. “Ora il compito del Pd è fare opposizione in Parlamento perché le democrazie hanno bisogno di una maggioranza che governi e di una opposizione che proponga, controlli, e si prepari a governare. Ma se si scegliesse ora di cambiare il segretario, forse anche il nome, che cosa racconterà il Pd al Paese nelle prossime settimane? La gara tra i papabili alla segreteria? Le interviste all’uno o all’altro? Il sondaggio sul nome del partito? Se eliminare o mantenere la dizione ‘partito’ come peraltro si fece già nel 1998 travolti da un furioso impeto innovativo? E nel frattempo il presidente del consiglio dovrebbe aspettare il congresso del Pd per capire con chi deve parlare di bollette, di energia, di sanzioni alla Russia e di armi all’Ucraina, del rischio che Putin usi le atomiche tattiche che innescherebbero una spirale di distruzione inarrestabile? E nel frattempo su questi temi e sulla legge di Bilancio cosa dirà il Pd e chi lo dirà con la legittimazione adeguata all’impegno? La maggiore forza di opposizione corre il rischio della irrilevanza”, sostiene l’ex presidente della Camera in un intervento su ‘La Repubblica’.

Violante, la Meloni e gli obiettivi del Pd

“Possibile che mentre Giorgia Meloni sta costruendo un grande partito conservatore italiano, il Pd, primo partito di opposizione, uno dei maggiori partiti della sinistra europea, debba impiegare il proprio tempo a discutere se tenere un congresso, cambiare nome, cambiare segretario?”, si chede Violante. Poi si va all’analisi della sconfitta elettorale. “Enrico Letta ha commesso errori? Certamente. Ad esempio, Draghi meritava certamente di essere difeso e meritava di essere rivendicato il sostegno dato a quel governo dai ministri del Pd, tutti di qualità. Ma quando si vota, si sceglie per il futuro, mai per il passato e forse sarebbe stata necessaria una strategia più rivolta al futuro, parole più dirette ai ceti più poveri. Forse si sarebbe dovuto rivendicare da parte di tutto il gruppo dirigente che il Pd è il più grande partito progressista, europeista e ambientalista italiano, dando sostanza a ciascuna di queste parole. È stato giusto il richiamo all’antifascismo. Ma si poteva anche dire: siamo preoccupati, però non abbiamo pregiudizi e valuteremo dai fatti e dai comportamenti perché le persone si giudicano in base a quello che fanno. Questi, forse, gli errori, peraltro condivisi con tutto il gruppo dirigente...”.

Il poltronismo, male antico dei Democratici

Violante guarda anche al passato più remoto, con gli antichi vizi del Pd, il poltronismo, su tutti. “Ma ha fatto solo errori Enrico Letta? Vediamo. Il precedente segretario, Nicola Zingaretti, si è dimesso il 14 marzo 2021 dicendo ‘Nel Pd si parla solo di poltrone, mi vergogno’. Era esasperato per i continui conflitti interni. …”.

E il futuro del Pd? “Credo che una ponderata valutazione dello stato delle cose dovrebbe portare a costruire un’agenda delle priorità della opposizione, presentarla in Parlamento, discuterla nel Paese. Bisogna spedire i parlamentari nei collegi dove sono stati eletti perché costruiscano un rapporto non superficiale con coloro che li hanno scelti e che essi hanno l’obbligo di rappresentare; guardare area per area alle forze nuove, specie femminili, che non sono state valorizzate nella composizione delle liste, ma che possono dare un contributo di freschezza competenza, entusiasmo e serietà. Poi, determinati con chiarezza gli impegni del presente, si potrà affrontare il futuro…” conclude amaramente l’ex presidente della Camera e storico esponente della sinistra italiana.

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