Donzelli: «Resto a via della Scrofa: un partito forte rende gli italiani protagonisti delle scelte comuni»

24 Ott 2022 9:21 - di Sveva Ferri
donzelli

Resterà al partito, perché «mi diverte e mi appassiona», ma anche «perché lo reputo necessario». Giovanni Donzelli, deputato e responsabile organizzazione di FdI, chiarisce che non lascerà via della Scrofa per qualche ruolo di governo, nella consapevolezza che presidiare il partito è oggi più importante che mai. «Oggi Giorgia è amata da tutti. Ma in questi anni abbiamo visto quanto sono volatili i consensi. I partiti, le leadership che si basano sul consenso raccolto con gli slogan sui social quando vanno al governo non scelgono per il bene dell’Italia, scelgono per il bene dei click. Noi vogliamo farlo per il bene dell’Italia e per questo motivo serve quel partito forte che abbiamo ricostruito in questi dieci anni», spiega.

Donzelli: «Il partito renderà gli italiani protagonisti delle scelte comuni»

Dunque, una scelta strategica non solo per il mantenimento del consenso, ma anche e soprattutto per esercitare al meglio la funzione di governo cui FdI è stato chiamato. Perché il partito, chiarisce Donzelli in un’intervista a Libero, oggi deve svolgere anche il ruolo di «cinghia di trasmissione fra le esigenze dei territori e il governo. Un soggetto radicato da Nord a Sud, chiamato a spiegare agli italiani e a renderli protagonisti di alcune delle scelte comuni, anche non semplici, che dovremo fare per il bene della Nazione».

Il significato, anche simbolico, di via della Scrofa

Del resto è nel partito, nella sua storia estesa anche a quello che c’era prima, che affondano le radici del traguardo storico della destra la governo. Quando Giorgia Meloni ha giurato è lì che è andato il pensiero di Donzelli, a un percorso costruito insieme negli «ultimi trent’anni di vita, attività politica, confronti, discussioni, ma soprattutto di amicizia». Un percorso che si manifesta anche plasticamente nel fatto che il quartier generale di FdI sia a via della Scrofa. «Per noi ovviamente è un grande onore – spiega il deputato – pensare che proprio nelle storiche stanze della destra italiana si sia disegnato non solo il futuro governo, ma il futuro di questa Nazione».

La destra al governo: un traguardo di «generazioni di militanti»

«Qui si tratta del traguardo non solo di chi, dieci anni fa, ha fondato FdI ma di generazioni e generazioni di militanti della destra italiana», ha aggiunto. Un fatto sottolineato dalla stessa leader, che la sera della vittoria ha dedicato quel risultato a chi non c’era più. Donzelli ricorda «Almirante, Tatarella, Tremaglia, Teodoro Buontempo». I «nostri giovani caduti per mano dell’odio politico», i «leoni», accanto ai quali però trovano un posto d’onore anche le «tante “formichine”: tutti coloro che nella loro vita hanno aperto una sezione, magari in una periferia estrema dell’Italia», tutti quelli che hanno sacrificato parte della loro vita personale «per tramandare una storia quando sembrava a malapena un’operazione di testimonianza».

La «sinistra in tilt» per una donna di destra che guida la «comunità nazionale»

«È frutto di questa catena», rivendica Donzelli, l’affermazione di FdI, che ha portato con sé il risultato storico della prima donna presidente del Consiglio, che è anche «prima donna a guida del popolo italiano fin dalla fondazione dell’Urbe», a capo della «comunità nazionale». Un fatto che «ci onora» e che, insieme, «manda in tilt la sinistra, decenni di femminismo progressista e di retorica sulle quote rosa».

Quel congresso cruciale in cui «Delmastro m’inseguiva con una stampella»

«È stata la destra a dimostrare che non servono a niente. Lo ha fatto Giorgia: col merito», sottolinea ancora il deputato e responsabile organizzazione di FdI, ricordando che si tratta di un percorso iniziato ormai quasi due decenni fa, quando Meloni si affermò come leader di Azione giovani nel congresso del 2004. Un congresso vero, fatto di dibattiti aspri e scontri, tra i quali Donzelli ricorda la scena epocale di Andrea Delmastro, «con cui oggi sono molto amico», che lo inseguiva brandendo una stampella. «Tensioni vere, insomma. Nonostante ciò – sottolinea – un minuto dopo la vittoria, Giorgia fu capace di riunire tutti con l’obiettivo di lavorare insieme per tenere unito il mondo giovanile. E così è stato».

La generazione Atreju alla guida dell’Italia

Antonio Rapisarda, che firma l’intervista, ricorda che fu allora che nacque la generazione Atreju. Donzelli replicato aggiungendo che «e si guarda alla classe dirigente di oggi, buona parte di quelli fra i quaranta e i cinquant’anni che sono in Parlamento erano tutti a Viterbo. A partire dal neoministro Francesco Lollobrigida e dal braccio destro della leader, Giovanbattista Fazzolari». Dunque, la destra che oggi arriva al governo della Nazione lo fa forte di un percorso lungo, solido e lineare, durato decenni.

Donzelli sulla «buffa sinistra» che non si rassegna a un governo di destra

E la sinistra appare davvero «buffa», commenta Donzelli, nel suo scandalizzarsi «perché Meloni ha presentato un governo di destra» e perché anche nei nomi dei ministeri sono state indicate delle «scelte di indirizzo politico preciso su cui si basa una visione della società» e che hanno anche «dei precisi risvolti economici in tutti i campi: riconoscere il merito, incentivare la natalità e la difesa del made in Italy avrà un effetto moltiplicatore sul lavoro e sulla produzione di ricchezza». «Davvero – si chiede quindi il deputato – pensavano di poter indirizzare culturalmente e politicamente l’esecutivo pur continuando a perdere le elezioni? Non gliel’abbiamo consentito. Agli italiani non abbiamo mai nascosto i nostri programmi e le nostre idee. Non è un capriccio il nostro: è un preciso dovere – conclude Donzelli – fornire un governo chiaramente “di parte”, ma di alto livello».

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