Fiducia, dal fisco ai giovani, dal Sud al lavoro: punto per punto il discorso di Giorgia Meloni

25 Ott 2022 13:50 - di Valentina Rossi
meloni

All’ennesima interruzione degli applausi l’ha detto apertamente: «Così finiamo alle due». Giorgia Meloni è stata Giorgia Meloni anche nel momento del discorso per la fiducia alla Camera. Un discorso in cui ha scandito più e più volte la parola «pragmatismo». E pragmatica, proprio con quel rilievo sui tempi, si è dimostrata anche durante la lettura del lungo, puntuale, concreto «manifesto programmatico» che ha presentato al Parlamento e che ha voluto presentare anche direttamente agli italiani, tramite la sua pagina Facebook. Bene, dunque, gli applausi, che dimostrano la condivisione del programma per la legislatura, ma meglio andare avanti, rapidi e senza interruzioni, come è stato già per le prime battute del governo. «La celerità era doverosa», perché la situazione del Paese «non consente di perdere tempo e noi non intendiamo farlo», ha ricordato anche alla Camera.

Di cose da fare ce ne sono tantissime. Dopo i ringraziamenti, non di rito, Meloni le ha illustrate diffusamente, toccando un numero enorme di ambiti, dai rapporti internazionali dell’Italia alle linee guida strategiche alle misure per uscire dalla crisi drammatica, la «tempesta», nella quale ci troviamo. Imprese, famiglie, giovani, donne sono stati al centro del discorso del presidente del Consiglio, che ha parlato di asset strategici, sud, energia, diverse riforme necessarie. Vediamo dunque i passaggi salienti del discorso.

I ringraziamenti a Mattarella e Draghi, ma soprattutto agli italiani

Meloni ha rivolto un «sincero ringraziamento» a Sergio Mattarella, che «nel dare seguito all’indicazione espressa dagli italiani il 25 settembre scorso non ha voluto farmi mancare i suoi preziosi consigli» e a Mario Draghi, che «tanto a livello nazionale quanto a livello internazionale ha offerto tutta la sua disponibilità perché vi fosse un passaggio di consegno veloce e sereno». «Così – ha sottolineato il presidente del Consiglio – dovrebbe essere sempre, così è nelle grandi democrazie». Ma «il mio ringraziamento più sentito non può non andare al popolo italiano: a chi ha deciso di non mancare l’appuntamento elettorale e ha espresso il proprio voto, consentendo la piena realizzazione del percorso democratico, che vuole nel popolo, e solo nel popolo, il titolare della sovranità».

La prima standing ovation per le italiane che hanno aperto la strada

La prima standing ovation è arrivata poi quando Meloni ha ringraziato le donne che con il loro impegno hanno aperto la strada a quella rottura del tetto di cristallo rappresentata dal suo essere «la prima donna a capo del governo in questa Nazione». «Quando mi soffermo sulla portata di questo fatto, mi ritrovo inevitabilmente a pensare alla responsabilità che ho di fronte alle tante donne che in questo momento affrontano difficoltà grandi e ingiuste per affermare il proprio talento o il diritto di vedere apprezzati i loro sacrifici quotidiani», ha detto il premier, stilando poi «con riverenza» una lunga lista di donne indicate con il solo nome di battesimo «che hanno costruito con le assi del proprio esempio la scala che oggi consente a me di salire e rompere il pesante tetto di cristallo posto sulle nostre teste»: dall’eroina rinascimentale Cristina Trivulzio di Belgiojoso a Samantha Cristoforetti, fino alla “serva di Dio” Chiara Corbella Petrillo. «Grazie per aver dimostrato il valore delle donne italiane, come spero di riuscire a fare anche io», ha detto Meloni.

La scelta degli italiani non ha bisogno di «vigilanza esterna»

«Noi oggi interrompiamo questa grande anomalia italiana, dando vita ad un governo politico pienamente rappresentativo della volontà popolare», ha detto Meloni. «Negli ultimi giorni in parecchi hanno detto di voler vigilare sul nostro Paese, direi – ha poi aggiunto – che possono spendere meglio il loro tempo. In quest’aula ci sono valide e battagliere forze di opposizione in grado far sentire la loro voce senza soccorso esterno, mi auguro». Chi sostiene di voler vigilare sull’Italia «manca di rispetto non a me o al mio governo ma al popolo italiano, che non ha lezioni da prendere da nessuno».

L’Italia, la Nata e l’Ue

«L’Italia è a pieno titolo parte dell’Occidente e del suo sistema di alleanze. Stato fondatore dell’Unione Europea, dell’Eurozona e dell’Alleanza Atlantica, membro del G7 e ancor prima di tutto questo, culla, insieme alla Grecia, della civiltà occidentale e del suo sistema di valori fondato sulla libertà, l’uguaglianza e la democrazia», ha ricordato Meloni, sottolineando anche che è stata l’Italia, con San Benedetto, a dare un patrono all’Europa. E, dunque, ringraziando i vertici delle istituzioni comunitarie, Meloni ha rimarcato che «dentro le istituzioni europee» l’Italia «farà sentire forte la sua voce, come si conviene a una grande nazione fondatrice». Ha poi ricordato che l’Ue è nata come  Comunità del carbone e dell’acciaio nel 1950, domandandosi come sia possibile che oggi si ritrovi «a non avere soluzioni efficaci proprio in tema di approvvigionamento energetico e di materie prime». «Chi si pone questi interrogativi non è un nemico o un eretico, ma qualcuno che vuole contribuire a una integrazione europea più efficace nell’affrontare le grandi sfide che l’attendono, nel rispetto di quel motto fondativo che recita “Uniti nella diversità”».

Il rispetto delle regole Ue e il contributo per cambiare quelle che non funzionano

«Questo governo rispetterà le regole attualmente in vigore e nel contempo offrirà il suo contributo per cambiare quelle che non hanno funzionato, a partire dal dibattito in corso sulla riforma del patto di stabilità e crescita». «Con spirito costruttivo ma senza subalternità o complessi di inferiorità, come troppo spesso è accaduto durante i governi della sinistra, coniugando l’affermazione del nostro interesse nazionale con la consapevolezza di un destino comune europeo. E occidentale».

Con la Nato, al fianco del «valoroso popolo ucraino»

«L’Italia è un partner affidabile dell’Alleanza Atlantica», ha poi avvertito Meloni, che ha ribadito il pieno  sostegno del proprio governo al «valoroso popolo ucraino» e ricordato che «la libertà ha un costo» e non si può «cedere al ricatto di Putin sull’energia», suscitando una delle tante standing ovation dei deputati quando, rivolgendosi agli uomini e le donne delle forze armate, specie a quelli che hanno sacrificato le proprie vite, ha spiegato che «la patria vi sarà sempre riconoscente».

La consapevolezza della «tempesta» e la fiducia nell’Italia

«Siamo nel pieno di una tempesta, con un’imbarcazione che ha subito diversi danni, e gli italiani hanno affidato a noi il compito di condurre la nave in porto in questa difficilissima traversata». «Eravamo consapevoli del macigno che ci stavamo caricando sulle spalle, e ci siamo battuti lo stesso per assumerci quella responsabilità. Perché? Perché non siamo abituati a fuggire di fronte alle difficoltà, e perché sappiamo che la nostra imbarcazione, l’Italia, con tutte le sue ammaccature, rimane “La nave più bella mondo”, per riprendere la celebre espressione usata dalla portaerei americana Independence quando incrociò la nave scuola italiana Amerigo Vespucci. Una imbarcazione solida, alla quale nessuna meta è preclusa, se solo decide di riprendere il viaggio. Allora noi siamo qui per ricucire le vele strappate, fissare le assi dello scafo e superare le onde che si infrangono su di noi. Con la bussola delle nostre convinzioni a indicarci la rotta verso la meta prescelta, e con un equipaggio capace di svolgere al meglio i propri compiti».

Il Pnrr come opportunità

«Il Pnrr è un’opportunità straordinaria di ammodernare l’Italia: abbiamo tutti il dovere di sfruttarla al meglio. La sfida è complessa a causa dei limiti strutturali e burocratici che da sempre rendono difficoltoso per l’Italia riuscire ad utilizzare interamente persino i fondi europei della programmazione ordinaria», ha detto Meloni, per la quale «il Pnrr non si deve intendere soltanto come un grande piano di spesa pubblica, ma come l’opportunità di compiere una vera svolta culturale. Archiviare finalmente la logica dei bonus» e «rimuovere tutti gli ostacoli che frenano la crescita economica e che da troppo tempo ci siamo rassegnati a considerare mali endemici dell’Italia». Fra questi, anche l’instabilità politica, che blocca le visioni strategiche e frena gli investimenti.

La necessità della riforma presidenziale

Proprio l’instabilità politica, con i danni che provoca, è «a ragione la quale siamo fermamente convinti del fatto che l’Italia abbia bisogno di una riforma costituzionale in senso presidenziale, che garantisca stabilità e restituisca centralità alla sovranità popolare. Una riforma che consenta all’Italia di passare da una “democrazia interloquente” ad una “democrazia decidente”». «Vogliamo partire dall’ipotesi di semipresidenzialismo sul modello francese, che in passato – ha ricordato il premier -aveva ottenuto un ampio gradimento anche da parte del centrosinistra, ma rimaniamo aperti anche ad altre soluzioni».

La riforma fiscale, per un «nuovo patto» tra Stato, cittadini e imprese

«Dovrà nascere un nuovo patto fiscale, che poggerà su tre pilastri. Il primo: «Ridurre la pressione fiscale su imprese e famiglie attraverso una riforma all’insegna dell’equità», con quoziente familiare e tassa piatta sull’incremento di reddito. Il secondo: «Una tregua fiscale per consentire a cittadini e imprese (in particolare alle Pmi) in difficoltà di regolarizzare la propria posizione con il fisco». Il terzo: «Una serrata lotta all’evasione fiscale (a partire da evasori totali, grandi imprese e grandi frodi sull’Iva) accompagnata da una modifica dei criteri di valutazione dei risultati dell’Agenzia delle Entrate, che vogliamo ancorare agli importi effettivamente incassati e non alle semplici contestazioni, come incredibilmente avvenuto finora».

La politica industriale, la sovranità alimentare e la battuta sull’ananas

«L’Italia deve tornare ad avere una politica industriale, puntando su quei settori nei quali può contare su un vantaggio competitivo. Penso al marchio, fatto di moda, lusso, design, fino all’alta tecnologia. Fatto di prodotti di assoluta eccellenza in campo agroalimentare, che devono essere difesi in sede europea e con una maggiore integrazione della filiera a livello nazionale, anche per ambire a una piena sovranità alimentare non più rinviabile. Che non significa mettere fuori commercio l’ananas, come qualcuno ha detto, ma garantire che non dipenderemo da nazioni distanti da noi per poter dare da mangiare ai nostri figli».

La clausola di salvaguardia dell’interesse nazionale e le infrastrutture strategiche

«Vogliamo finalmente introdurre una clausola di salvaguardia dell’interesse nazionale, anche sotto l’aspetto economico, per le concessioni di infrastrutture pubbliche, come autostrade e aeroporti. Perché il modello degli oligarchi seduti su dei pozzi di petrolio ad accumulare miliardi senza neanche assicurare investimenti non è un modello di libero mercato degno di una democrazia occidentale». «Intendiamo tutelare le infrastrutture strategiche nazionali assicurando la proprietà pubblica delle reti, sulle quali le aziende potranno offrire servizi in regime di libera concorrenza, a partire da quella delle comunicazioni. La transizione digitale, fortemente sostenuta dal Pnrr, deve accompagnarsi alla sovranità tecnologica, al cloud nazionale e alla cyber-security».

La lotta alla burocrazia: «Non disturbare chi vuole fare»

«Le imprese chiedono soprattutto meno burocrazia, regole chiare e certe, risposte celeri e trasparenti. Affronteremo il problema partendo da una strutturale semplificazione e deregolamentazione dei procedimenti amministrativi per dare stimolo all’economia, alla crescita e agli investimenti. Anche perché tutti sappiamo quanto l’eccesso normativo, burocratico e regolamentare aumenti esponenzialmente il rischio di irregolarità, contenziosi e corruzione, un male che abbiamo il dovere di estirpare. Abbiamo bisogno di meno regole, ma chiare per tutti. E di un nuovo rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione, perché il cittadino non si senta parte debole di fronte ad uno stato tiranno che non ne ascolta le esigenze e ne frustra le aspettative». Il motto dunque sarà «non disturbare chi vuole fare».

Riduzioni del cuneo fiscale e incentivi alle assunzioni

Meloni quindi è tornata sulla necessità di ridurre il cuneo fiscale e contributivo, arrivando gradualmente a un taglio di almeno 5 punti, perché l’eccessivo carico sul lavoro «è uno dei principali ostacoli alla creazione di nuova occupazione e alla competitività delle nostre imprese sui mercati internazionali». Inoltre, per incentivare le assunzioni Meloni ha rilanciato il modello “Più assumi, meno paghi”, ma «questo – ha chiarito – non deve far venire meno il necessario sostegno all’innovazione tecnologica».

La povertà e la citazione del Papa: in piedi anche Letta e Conte

Parlando della «povertà dilagante» Meloni ha citato una «verità profonda» espressa da Papa Francesco, che ha avvertito sul fatto che «la povertà non si combatte con l’assistenzialismo, la porta della dignità di un uomo è il lavoro». Su questo passaggio anche Enrico Letta e Giuseppe Conte, come tutti i deputati dell’opposizione, si sono alzati in piedi per battere le mani. È stata la terza standing ovation per la premier.

Incidenti sul lavoro e reddito di cittadinanza

Meloni si è soffermata sulla piaga degli incidenti sul lavoro, rispetto ai quali «il tema non è introdurre nuove norme, ma garantire la piena attuazione di quelle che esistono. Perché come ha ricordato anche il sindacato, non possiamo accettare che un diciottenne come Giuliano De Seta – e cito lui per ricordare tutte le vittime -, esca di casa per andare a lavorare e non torni mai più». Poi il passaggio sul reddito di cittadinanza, che «non può essere la soluzione per chi è in grado di lavorare» e che «per come è stato pensato e realizzato, ha rappresentato una sconfitta per chi era in grado di fare la sua parte per l’Italia, oltre che per se stesso e per la sua famiglia».

L’istruzione e quel «rimango colpita» dalle polemiche sul merito

«Si è polemizzato sulla nostra scelta di rilanciare la correlazione tra istruzione e merito. Rimango sinceramente colpita», ha detto Meloni, ricordando che solo la scuola e una istruzione di qualità possono garantire agli studenti che vengono da contesti sociali più svantaggiati di sanare il gap, «perché se non lo fa la scuola, quelle lacune non vengono colmate da nessuno».

La questione meridionale e le infrastrutture

«Dobbiamo riuscire a porre fine a quella beffa per cui il Sud esporta manodopera, intelligenze e capitali che sono invece fondamentali proprio in quelle regioni dalle quali vanno via». «Non è un obiettivo facile, nell’attuale congiuntura, ma – ha assicurato Meloni – il nostro impegno sarà totale. E se le infrastrutture al Sud non sono più rinviabili, anche nel resto d’Italia è necessario realizzarne di nuove, per potenziare i collegamenti di persone e merci ma anche di dati e comunicazioni. Con l’obiettivo di ricucire non solo il Nord al Sud ma anche la costa tirrenica a quella adriatica e le Isole con il resto della Penisola».

«L’Italia non è un Paese per giovani»: come invertire la rotta

«L’Italia non è un Paese per giovani», ha detto Meloni, citando i Neet, i ragazzi che non studiano e non lavorano e avvertendo che «la risposta di certa politica è stata promettere a tutti la cannabis libera. Perché era la risposta più facile». Il lavoro del governo sarà invece «sulla crescita» con le attività artistiche e culturali, lo sport, la formazione scolastica, «per lo più affidata all’abnegazione e al talento dei nostri insegnanti, spesso lasciati soli a nuotare in un mare di carenze strutturali, tecnologiche, motivazionali». Dunque, bisogna «garantire salari e tutele decenti, borse di studio per i meritevoli, favorire la cultura di impresa e il prestito d’onore». «Lo dobbiamo a questi ragazzi, ai quali abbiamo tolto tutto, per lasciare loro solo debiti da ripagare. E lo dobbiamo all’Italia», ha detto Meloni, ricordando i suoi anni di impegno giovanile e spiegando di provare simpatia anche per i ragazzi che inevitabilmente scenderanno in piazza contro il suo governo. Meloni quindi ha svolto una digressione sul tema dell’«abisso dei totalitarismi» e degli anni del terrorismo politico.

La famiglia e il ruolo dell’occupazione femminile

«Visto che i progetti familiari vanno di pari passo con il lavoro, vogliamo incentivare in ogni modo l’occupazione femminile, premiando quelle aziende che adottano politiche che offrono soluzioni efficaci per conciliare i tempi casa-lavoro e sostenendo i Comuni per garantire asili nido gratuiti e aperti fino all’orario di chiusura di negozi e uffici. L’Italia ha bisogno di una nuova alleanza intergenerazionale, che abbia nella famiglia il suo pilastro e rafforzi il legame che unisce i figli con i nonni e i giovani con gli anziani, che vanno protetti, valorizzati e sostenuti perché rappresentano le nostre radici e la nostra storia».

Mai più quello che è accaduto col Covid

Meloni ha dedicato un passaggio del suo discorso anche alla gestione della pandemia. Non ha potuto escludere che l’Italia possa ripiombare nell’emergenza, ma ha assicurato che mai più sarà gestita come avvenuto in passato. «L’Italia ha adottato le misure più restrittive dell’intero Occidente, arrivando a limitare fortemente le libertà fondamentali di persone e attività economiche, ma nonostante questo è tra gli Stati che hanno registrato i peggiori dati in termini di mortalità e contagi. Qualcosa, decisamente, non ha funzionato e dunque voglio dire fin d’ora che non replicheremo in nessun caso quel modello. L’informazione corretta, la prevenzione e la responsabilizzazione sono più efficaci della coercizione, in tutti gli ambiti. E l’ascolto dei medici sul campo è più prezioso delle linee guida scritte da qualche burocrate, quando si ha a che fare con pazienti in carne ed ossa», ha detto, rivolgendo il proprio ringraziamento al personale sanitario.

La legalità come «stella polare», nel nome di Borsellino

«La legalità sarà la stella polare dell’azione di governo», ha detto Meloni ricordando di aver iniziato a fare politica il giorno dopo la strage di Via D’Amelio. «Affronteremo il cancro mafioso a testa alta, come ci hanno insegnato i tanti eroi che con il loro coraggio hanno dato l’esempio a tutti gli italiani, rifiutandosi di girare lo sguardo o di scappare, anche quando sapevano che quella tenacia li avrebbe probabilmente condotti alla morte. Magistrati, politici, agenti di scorta, militari, semplici cittadini, sacerdoti. Giganti come Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rosario Livatino, Rocco Chinnici, Pio La Torre, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Piersanti Mattarella, Emanuela Loi, Libero Grassi, Don Pino Puglisi, e con loro un lunghissimo elenco di uomini e donne che non dimenticheremo. La lotta alla mafia ci troverà in prima linea. Da questo governo, criminali e mafiosi non avranno altro che disprezzo e inflessibilità».

«Legalità vuol dire anche una giustizia che funzioni»

«Dall’inizio di quest’anno sono stati 71 i suicidi in carcere. È indegno di una nazione civile, come indegne sono spesso le condizioni di lavoro degli agenti di polizia penitenziaria», ha aggiunto Meloni, ricordando che «legalità vuol dire anche una giustizia che funzioni, con una effettiva parità tra accusa e difesa e una durata ragionevole dei processi, che non è solo una questione di civiltà giuridica e di rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini, ma anche di crescita economica». «Lavoreremo per restituire ai cittadini la garanzia di vivere in una Nazione sicura, rimettendo al centro il principio fondamentale della certezza della pena, grazie anche a un nuovo piano carceri». Poi un passaggio sulle adozioni: «Abbiamo assunto l’impegno di limitare l’eccesso di discrezionalità nella giustizia minorile, con procedure di affidamento e di adozione garantite e oggettive, perché non ci siano mai più casi Bibbiano, e intendiamo portarlo a termine».

L’immigrazione irregolare e l’obiettivo di un “piano Mattei” per l’Africa

Quanto alla lotta all’immigrazione irregolare, Meloni ha sottolineato che non può che passare anche dalla rimozione delle «cause che portano i migranti, soprattutto i più giovani, ad abbandonare la propria terra» e ha ricordato Enrico Mattei, del quale il prossimo 27 ottobre ricorrerà il sessantesimo anniversario della morte. «Un grande italiano che fu tra gli artefici della ricostruzione post bellica, capace di stringere accordi di reciproca convenienza con nazioni di tutto il Mondo. Ecco, credo che l’Italia debba farsi promotrice di un “piano Mattei” per l’Africa, un modello virtuoso di collaborazione e di crescita tra Unione europea e nazioni africane, anche per contrastare il preoccupante dilagare del radicalismo islamista, soprattutto nell’area sub-sahariana. Ci piacerebbe così recuperare, dopo anni in cui si è preferito indietreggiare, il nostro ruolo strategico nel Mediterraneo».

«Io, un underdog, intendo stravolgere ancora tutti i pronostici»

Nella chiusura del suo discorso Meloni ha ricordato di aver giurato nel giorno in cui ricorreva la memoria liturgica di Giovanni Paolo II. «”La libertà” diceva “non consiste nel fare ciò che ci piace, ma nell’avere il diritto di fare ciò che si deve”. Io sono sempre stata una persona libera, per questo intendo fare ciò che devo. Con un unico obiettivo: sapere che abbiamo fatto tutto quello che potevamo per dare agli italiani una Nazione migliore». «A volte riusciremo, a volte falliremo, ma state certi che non ci arrenderemo, non indietreggeremo, e non tradiremo le speranze che in noi sono state riposte», ha aggiunto Meloni, ricordando di rappresentare «ciò che gli inglesi chiamerebbero l’underdog. Lo sfavorito, per semplificare, che per affermarsi deve stravolgere tutti i pronostici. Intendo farlo ancora: stravolgere i pronostici».

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