“Chiara Ferragni al posto di Letta alla guida del Pd”. La previsione tragicomica di Vittorio Sgarbi

3 Ott 2022 9:40 - di Monica Pucci

«Il prossimo segretario del Partito democratico? Chiara Ferragni. Nessuno meglio di lei rappresenta la deriva modaiola della sinistra». La risposta di Vittorio Sgarbi, nella sua intervista al quotidiano “La Verità”, vorrebbe essere una delle sue solite provocazioni, ma forse non lo è, alla luce di quello che è accaduto negli ultimi mesi nel Pd. La Ferragni, influencer adotatta dalla sinistra frivola che ama gli slogan a effetto e le passerelle tv, è l’unica forse ad essere ascoltata quando dice una cosa “non di destra”. Il popolare critico d’arte, uscito sconfitto dal duello con Casini in Emilia Romagna, non nasconde di aspirare a un ruolo nel nuovo governo di centrodestra, ma a quanto pare non ci ha messo il pensiero. Gli interessa di più bacchettare la cosidetta intelligenthia di sinistra.

Chiara Ferragni leader del Pd, Sgarbi nel governo Meloni?

Un ministero da tecnico o da politico, gli viene chiesto. E Sgarbi risponde così: “Rimettiamo a posto le parole. Il governo Draghi non era un governo tecnico, ma un governo prettamente politico. Il governo Meloni, invece, sarà il vero ‘governo dei Migliori’. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha incaricato Mario Draghi mettendo insieme partiti diversissimi in maniera incongrua. Ci siamo ritrovati un governo con un presidente del Consiglio straordinario, ma deturpato dai vari Roberto Speranza, Dario Franceschini e Luigi Di Maio. Imbarcare tutti ha rappresentato una lusinga di Draghi ai partiti, per ottenere in cambio i voti per salire al Quirinale. Ma l’operazione di Draghi è stata fallimentare. È stato semplicemente un governo politico che ha mancato il suo obiettivo”.
E il governo Meloni? “Lei conta su una solida maggioranza politica sul piano dei numeri, e può seriamente sostenere un governo dei competenti. Lo dico seguendo lo schema crociano, per cui l’unico politico onesto è quello capace. Io? Mi immagino dieci ministri con capacità specifiche, al di fuori delle logiche di amicizia o inimicizia politica. Quanti più tecnici sceglierà la Meloni con capacità indiscusse di innovare, tanto più la politica potrà dire di aver vinto. Per esempio, all’Agricoltura metterei Carlo Petrini, al Turismo la Daniela Santanché, al Commercio estero Oscar Farinetti”.

Franceschini e il ministero della Cultura “rossa”

Vittorio Sgarbi critica le scelte passate sulla cultura, nella sua intervista alla Verità. “Quel presuntuoso di Franceschini ha di fatto abolito per decreto il ministero dei Beni culturali, creando quello della Cultura. Una specie di nuovo Minculpop, una scelta di stampo populista che testimonia l’attenzione della sinistra solo per i settori che domina: cinema, teatro, editoria. Io dico che dovrebbe nascere un ministero del Patrimonio culturale e della Bellezza, con competenza esclusiva su musei, chiese, palazzi, archivi, Biennale. Un dicastero incentrato sulla realtà fisica dei monumenti e sulla loro protezione, separato dalla Cultura, che cura le attività culturali come teatro e cinema. Fu Giovanni Spadolini a separare i beni culturali dal resto, e forse la Meloni dovrebbe recuperare questa idea”.

E gli intellettuali di sinistra che lanciano gli allarmi sul fascismo? “Non vogliono accettare il risultato elettorale. Si inventano la resistenza per un regime che non esiste. Che senso ha l’antifascismo senza fascismo? Dove sta lo stato di polizia di cui parlano? Dove li vedono i fascisti, fatti salvi forse quattro gatti di Casapound? Qualcuno forse impedisce a Saviano e Scurati di esprimersi? Non mi pare, visto che sono diventati miliardari”.

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