Cerasa ridicolo: chiede a Meloni di fare il contrario di ciò per cui gli italiani l’hanno votata

18 Ott 2022 13:56 - di Luciana Delli Colli
cerasa

Non è una novità: la sinistra, da sempre, vuole dire alla destra come fare la destra. È successo anche in campagna elettorale, dove sulla scorta di toni sempre più alti il leader maschio della sinistra è arrivato a voler dire alla leader femmina della destra come fare la donna. Ora siamo a un passaggio ulteriore. Non lo compie la sinistra politica, ma il direttore del Foglio, Claudio Cerasa. Oggi, infatti, Cerasa ha spiegato alla Meloni che per essere un presidente del Consiglio credibile non conta il programma che ha presentato agli italiani e per il quale gli italiani l’hanno votata, ma ciò che lui le chiede di precisare. Perché, sostiene, Meloni sarà pure non ricattabile come ha detto, ma deve dimostrare di esserlo rispetto al «suo passato tossico» e per farlo deve pronunciare «sei abiure cruciali, da seguire con passione».

Cerasa vuole che Meloni dimostri che la sua destra non è ricattabile

Prendendo atto, bontà sua, del fatto che le parole di Meloni sul rastrellamento del ghetto di Roma«sono da incorniciare», Cerasa avverte che però «nelle prossime settimane le ambiguità che andranno chiarite per dimostrare che la sua destra non è ideologicamente ricattabile dal suo stesso passato riguardano ambiti diversi che saranno questi sì decisivi all’interno della politica dei non farò». Seguono, dunque, le sei richieste di abiura, che riportiamo per completezza, ma che sarebbero anche superflue, perché dietro c’è un meccanismo nel quale in fin dei conti le risposte date o che potrebbero essere date sono secondarie.

Le «sei abiure da seguire con passione»

La prima: «Dirà o no Meloni il suo governo non proverà a modificare la Costituzione per formalizzare la superiorità del diritto italiano sul diritto dell’Unione europea, come FdI aveva proposto nella scorsa legislatura?». La seconda: «Dirà o no Meloni che il suo governo non ha intenzione di utilizzare la leva del contrasto all’immigrazione per provare a scardinare i trattati europei?». La terza: «Dirà o no Meloni che il suo governo non ha intenzione di seguire il modello Liz Truss e non ha intenzione di forzare i conti dello stato per mandare prima gli italiani in pensione?». La quarta: «Dirà o no Meloni che non ci saranno discussioni sulla necessità o meno di portare avanti la stessa politica adottata da Draghi nell’invio delle armi all’Ucraina?». La quinta: «Dirà o no Meloni che gli avversari dei suoi amici in Europa non sono avversari del suo futuro governo?». La sesta: «Dirà o no Meloni che combattere i No vax non è un atto illiberale ma è un atto a difesa della salute degli italiani?».

Il direttore del Foglio concede tempo per le risposte

«Ci sarà tempo, naturalmente, per rispondere a queste domande», concede Cerasa, che non ha indicato (ancora?) se Meloni queste abiure debba pronunciarle in piedi sulla colonna di Marco Aurelio, se debba farle in diretta tv a reti unificate o se debba far allestire una sala mensa per appropriata crocifissione a via della Scrofa. Comunque, avverte, il governo Meloni «più che occuparsi con costanza di rassicurare gli italiani su problemi irreali dovrà dimostrare di saper trovare un modo per rassicurare gli italiani sulle preoccupazioni reali, che rendono l’Italia futura esposta ad altri ricatti non meno pericolosi rispetto a quelli evocati da Meloni con il Cav.: le ideologie del recente e inquietante e allarmante passato tossico sovranista».

Borgonovo: «Qualunque cosa dice la destra alla sinistra non basterà mai»

Ora, questa conclusione in cui si contrappongono problemi irreali (tipo il caro energia?) e problemi reali (il passato tossico) ben si presta alla citazione di un altro articolo comparso oggi sulle cronache politiche. Lo firma Francesco Borgonovo su La Verità e vi si legge che «siamo arrivati al punto in cui i fatti, ciò che realmente accade sotto il sole, semplicemente non contano più: vengono serenamente trascurati così che l’ideologia possa dispiegarsi e costruire il suo scenario alternativo». «La realtà ci dice che abbiamo di fronte la destra più istituzionalizzata, moderata e probabilmente normalizzata di sempre. È un fatto, non un’opinione», rileva Borgonovo, ricordando toni, scelte e indicazioni politiche dei tre maggiori partiti della maggioranza. Ma il punto, spiega già nel titolo di prima pagina, è che «qualunque cosa dice la destra alla sinistra non basterà mai», perché, si legge nelle pagine interne, «a sinistra la realtà non conta». A quanto pare, vale anche per alcuni direttori di giornale.

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