Tarchi: «Anche negli ambienti accademici sono convinti che la sinistra sarà sconfitta»

8 Set 2022 8:56 - di Sveva Ferri
marco tarchi

La «larga sconfitta» era data per scontata già prima della campagna elettorale, poi le scelte di Letta e del Pd, dall’allarme fascismo agli «occhi di tigre», hanno fatto il resto, fino alla «dichiarazione di resa» incarnata dall’appello per il voto utile. Marco Tarchi, professore di Scienza politica all’università di Firenze, analizza la situazione, disastrosa, in cui si trova il Pd a due settimane dal voto, con buona pace di Enrico Letta che ancora ieri dal palco di un comizio elettorale a Cagliari diceva: «Rovesceremo i pronostici, rovesceremo i sondaggi e saremo in grado di dimostrare a tutti i cittadini che questo Paese non torna indietro».

Gli ambienti accademici in allarme già prima campagna elettorale

Intervistato dal Giornale, Tarchi ha raccontato che «ancora prima che si aprisse la campagna elettorale, negli ambienti accademici circolava una petizione affinché gli intellettuali progressisti firmassero un documento che evitasse quell’eventualità, giudicata un rischio per la nostra democrazia. Un chiaro segnale – ha spiegato il professore – che la larga sconfitta era già data per scontata». Ora, con l’appello al voto utile che è diventato un mantra del Pd, «non c’è dubbio» che sia arrivati alla dichiarazione di resa.

Marco Tarchi: «Letta troppo distante dalla mentalità della gente comune»

Una presa d’atto dell’impossibilità di “rovesciare pronostici e sondaggi” che arriva al culmine di un tentativo di rincorsa tutto sbagliato, nel quale è stata determinante l’impronta lettiana. Per Tarchi, infatti, la campagna elettorale è stata «fiacca e poco convinta fin dall’inizio». Del resto, ha aggiunto, era quello che «c’era da attendersi, conoscendo temperamento e stile dell’uomo, poco portato alle battaglie campali e troppo distante dalla mentalità della gente comune. In epoca di diffuso favore per lo stile populista, era inadatto alle circostanze».

Il Pd poco credibile: una campagna elettorale tutta sbagliata

Da un lato il tentativo di dipingersi come agguerriti, con i famosi «occhi di tigre», dall’altro la scelta di fare un all-in sull’allarme fascismo, hanno finito di affossare un Pd che già non se la passava benissimo. C’è al centro il tema della credibilità: non era credibile la narrazione di sé, non era credibile la narrazione degli avversari. «I codici dell’attuale comunicazione politica impongono di trovare qualche immagine o slogan che faccia colpo. Ma occorre che chi interpreta il copione sia adatto alla parte», ha spiegato Marco Tarchi a proposito del richiamo a Rocky Balboa. «In questo caso – ha commentato – non mi sembra che un’espressione così aggressiva fosse la più adatta a chi, come Letta, si porta geneticamente addosso lo stile democristiano, che ha sempre preferito aggirare gli ostacoli piuttosto che abbatterli».

L’allarme fascismo? «Ridicolo e poco credibile anche per chi lo lancia»

Quanto all’allarme fascismo, Tarchi ha sottolineato che «l’idea che nel 2022, ad un secolo dalla Marcia su Roma, un leader di partito possa proporsi di restaurare un regime autoritario è talmente assurda da risultare ridicola per la maggior parte degli elettori e poco credibile anche per molti di coloro che all’inizio pensavano che fosse una carta spendibile». Un giudizio in linea con quello espresso in questi giorni da Paolo Mieli, che l’ha liquidato dicendo che «non c’è un italiano che ci creda».

La segreteria di Letta a rischio con la sconfitta

Dunque, se sul voto ci sono pochi dubbi, non resta che riflettere sul dopo. Tarchi condivide l’idea di altri analisti secondo cui l’unica chance per Letta di mantenere la segreteria sia quella di portare il Pd a essere primo partito, «anche perché – ha ragionato – non è facile capire chi potrebbe prenderne il posto e fare meglio di lui. Ma se finisse al secondo posto, magari con vari punti di distacco, i malumori crescerebbero e le cose si complicherebbero».

Cosa succederà a sinistra dopo il voto

C’è poi il tema del “campo largo”, il cui ritorno in auge, per il professore, dipenderà «dal risultato che otterranno Calenda e Renzi». «Se la loro alleanza riuscisse a superare Forza Italia, dimostrando una buona capacità di attrazione dell’elettorato moderato, al Pd non converrebbe guardare a sinistra, ma tentare di recuperare con tutti i rischi del caso, date le personalità e le ambizioni dei soggetti citati un rapporto positivo con il terzo polo, per erodere nel corso della legislatura la componente centrista del probabile governo Meloni. E al M5sha concluso Marco Tarchi – non gioverebbe rinunciare ad una propria collocazione autonoma».

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