Rissa tv, Sgarbi asfalta Romano: “State insieme a chi rivendica il comunismo”. Il dem va in tilt

6 Set 2022 15:27 - di Gabriele Alberti

Mentre Quarta Repubblica si stava trascinando stancamente verso l’epilogo, ecco la scintilla. Da una parte Vittorio Sgarbi, dall’altra il dem Andrea Romano. Scoppia improvvisamente la lite a suon di “Imbecille” e “buffone”. Il critico d’arte è candidato a Bologna per il centrodestra contro Pierferdinando Casini. Andrea Romano è in corsa a Piombino, la città dove il Pd locale si è schierato contro il rigassificatore in controtendenza con la linea politica nazionale. Il pomo della discordia che ha acceso la rissa è stato il presunto fascismo di Giorgia Meloni, il comunismo rivendicato da  alcuni partiti della sinistra radicale e le  alleanza messe in piedi da Enrico Letta, contestato da buona parte del Pd.

Rissa tra Sgarbi e Romano su fascismo e comunismo

A innescare la miccia è stata la risposta di Sgarbi a Moni Ovadia sui valori dell’ideologia comunista. Il candidato del centrodestra ha fatto presente che  al di là del “riconoscere il valore di alcuni combattenti comunisti antifascisti” della Resistenza, bisogna prendere atto che comunismo vuol dire altre cose: “il comunismo che oggi esiste significa repressione degli omosessuali a Cuba, vuol dire violenza contro il Tibet”, fra le altre cose, precisa Sgarbi. E allora bisogna essere onesti intellettualmente, è il suo discorso. Visto che ancora oggi c’è chi in quella ideologia si riconosce, perché la Meloni viene sottoposta a continui esami su Mussolini? Non occorrerebbe farli pure ad alcuni alleati del Pd e al Pd stesso? Romano si scalda. Questo “non ha nulla a che fare con Fratoianni che certo non difende il regime comunista cinese“. Cerca di svicolare, ma Sgarbi lo inchioda. perché Fratoianni e i suoi resta un “comunista dichiarato”. E soprattutto appare in netta “contraddizione col Partito Democratico”.

Sgarbi: “I comunisti sono al fianco di Letta”. Romano: “Buffone”

Sgarbi ha alzato il velo sull’ipocrisia di sinistra che attacca gli avversari sul fascismo (per altro inesistente) ma scorda il suo passato e gli attuali protagonisti che strizzano l’occhio al comunismo senza mai rinnegare l’ideologia che ha insanguinato la Storia del ‘900. Dunque Sgarbi prende quota e riassume così la pratica: “L’affermazione di orgoglio comunista oggi sta al fianco di Letta”, scandisce. E così va in onda l’ennesima lite tra i due. I toni si fanno concitati, scoppia la bagarre che sfugge al conduttore, Nicola Porro. “Imbecille“, attacca Sgarbi. Replica Romano: “Vai a dormire, è tardi e ti senti male. Sei un buffone“. Del resto, se a un interlocutore di sinistra fai un discorso di “par condicio” si infastidisce. E così, i temi   fascismo e comunismo hanno fatto scaldare gli  interlocutori. Romano e Ovadia si risentono. Il secondo afferma che parlare di comunismo “un tanto al chilo sia una cazzata”. Ma Sgarbi ha l’ultima parola e mette sul piatto dati inoppugnabili: “Vorrei ricordare ai presenti  che il fascismo non c’è più, invece il comunismo opprime, mette in galera, arresta i dissidenti in 7 o 8 Paesi vissuti da 1,5 miliardi di persone. Questo ci dice che ha senso essere ancora oggi anticomunisti ma non ha senso dirsi antifascisti: perché bisogna combattere quello che c’è, non quello che non esiste“. Sipario, applausi.

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