Mafia Capitale, Buzzi arrestato e portato in carcere a Catanzaro per scontare il residuo di pena

30 Set 2022 11:24 - di Roberto Frulli
buzzi carminati

Salvatore Buzzi, che deve espiare la pena residua di 7 anni e 3 mesi di reclusione, è stato arrestato a Lamezia Terme dai carabinieri del Ros dopo la condanna definitiva in Cassazione.

Buzzi era destinatario di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale di Roma, a seguito della pronuncia della Suprema Corte che ha reso definitiva la condanna emessa il 29 marzo 2021 dalla Corte di Appello di Roma a 12 anni e 10 mesi di reclusione per i reati di associazione per delinquere, corruzione, turbata libertà degli incanti e trasferimento fraudolento di valori.

Salvatore Buzzi, che si trovava in Calabria in una comunità, dove è stato raggiunto dai carabinieri che lo hanno arrestato per portarlo in carcere dove deve scontare la pena residua, sarà ora trasferito nel l’istituto di detenzione di Catanzaro.

I giudici della seconda sezione penale della Cassazione ieri avevano rigettato i ricorsi presentati dalle difese dei due imputati della vicenda, Salvatore Buzzi e Massimo Carminati, scrivendo così l’ultimo atto del processo, a quasi otto anni di distanza dall’operazione “Mondo di Mezzo”, riattizzate poi giornalisticamente “Mafia Capitale” che, con due retate, il 2 dicembre 2014 e il 4 giugno 2015, ha portato all’arresto di 37 e 44 persone.

Il 22 ottobre del 2019 la Corte Suprema aveva fatto cadere per tutti gli imputati il 416bis, l’accusa di associazione mafiosa. E con la sentenza dei supremi giudici, che hanno accolto ieri le richieste della Procura generale della Cassazione, sono state confermate le condanne decise nell’Appello bis nel marzo 2021.

Nell’udienza di ieri mattina il sostituto procuratore generale Lidia Giorgio aveva sottolineato il “ruolo apicale svolto” dall’ex-ras delle cooperative “unitamente al Carminati” oltre al “numero e alla gravità delle condotte accertate (…) al pesante e grave inquinamento della cosa pubblica, nonché – tra gli indici rivelatori della peculiare modalità dell’attività delittuosa e della connessa allarmante gravità – all’assoluto disinteresse di Buzzi per i controlli pubblici, al completo ribaltamento della logica ispiratrice del mondo delle cooperative”.

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