La stampa estera delude la sinistra italiana: non teme la Meloni, anzi: “Più è forte più sarà stabilizzante”

22 Set 2022 9:38 - di Ginevra Sorrentino
Meloni

Altro che sirene di sinistra che tentano di ammaliare col canto del “pericolo Meloni”: stavolta la stampa estera non cade nel vecchio trucco della demonizzazione facile dell’avversario candidato alla vittoria, e a suon di titoloni e articolesse. Tanto è vero che per l’americano Foreign Affairs «è meglio che il suo governo sia forte». Mentre il britannico Financial Times nega che un esecutivo a guida Fdi sarà un disastro. Persino il tedesco Handelsblatt, nel porre il tema dei delicati rapporti con Berlino, non inscena drammi, limitandosi ad assumere una posizione attendista. Niente aedi anti-Meloni o Stalingrado mediatiche da presidiare insomma: le testate internazionali, stavolta, deludono la sinistra di casa nostra.

La stampa estera non teme la Meloni

Dopo aver passato gli ultimi mesi a gridare al “pericolo fascista” tra le fila di Fdi e all’eventuale allarme su Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. E dopo aver investito le ultime settimane a delineare un ritratto a tinte fosche di una leader “orbaniana” e “antiabortista”, la stampa estera – nell’ipotizzare un governo di centrodestra a partire dal 25 settembre – spariglia le carte sul tavolo e a questa mano non garantisce alla sinistra nostrana il solito asso nella manica. Niente assist, allora, da Foreign Affairs per esempio.

“Foreign Affairs”: «Una Meloni forte si dimostrerà più stabilizzante che dirompente»

La prestigiosa rivista americana di politica internazionale, prende atto di una concreta possibilità di vittoria elettorale della coalizione Meloni-Salvini-Berlusconi e commenta: «Una Meloni forte potrebbe essere preferibile a una debole. La Meloni si sta liberando della sua immagine pubblica, un tempo populista, presentandosi invece come un conservatore tradizionale. Le sue preferenze politiche rientrano ampiamente nelle direttive dell’Ue della Nato». E ancora: «Nel breve e medio termine», argomenta Foreign Affairs, «una Meloni forte si dimostrerà più stabilizzante che dirompente».

«Per l’Italia e per l’Ue, gli Stati Uniti e l’Ucraina una Meloni forte sarebbe meglio di una debole»

Spingendosi finanche a sostenere che «il manifesto elettorale congiunto che la Meloni ha concordato con Salvini e Berlusconi», sottolinea il giornale, «è ampiamente rassicurante per i moderati: promette il rispetto degli impegni dell’Italia come parte dell’Alleanza Atlantica e la piena adesione all’integrazione europea. Una buona affermazione della Meloni offrirebbe almeno stabilità e le permetterebbe di assumersi la responsabilità di governare l’Italia». E che «per l’Italia e per l’Ue, gli Stati Uniti e l’Ucraina una Meloni forte sarebbe meglio di una debole».

La carica della sinistra dello spettacolo fa flop

Non solo. Mentre la sinistra si buttava nelle braccia di Elodie e Chiara Ferragni a guidare il manipolo di cantanti e attrici, opinioniste de’no antri e guru social dell’ultim’ora, promosse a furor di tweet al vetriolo e commenti di bassa lega, due icone liberal come Hillary Clinton e Senna Marin sostenevano di non avere nulla in contrario a un governo Meloni, influendo sul giudizio giornalistico internazionale molto più delle influencer di casa nostra. Come dimostra da Londra, tanto per fare un altro esempio, il titolo del Financial Times, quotidiano economico-finanziario britannico: «Un governo guidato da Meloni», titola la testata, «non sarà necessariamente un disastro per le istituzioni italiane».

Persino il quotidiano tedesco “Handelsblatt” non inscena drammi…

E ancora. «L’opinione pubblica italiana», si legge nell’articolo, «continua a essere divisa, ma l’Italia manterrà la rotta per quanto riguarda la politica dell’Unione europea nei confronti della Russia». E basta e avanza per stare tranquilli. Infine, persino il quotidiano tedesco Handelsblatt, pone il tema dei rapporti con Berlino, ma senza fare drammi. Limitandosi a descrivere una Giorgia Meloni «che si prepara a diventare il primo primo ministro del Paese». Che «sa parlare con dolcezza, mostrando persino debolezze». Ma che «sa anche fare la voce grossa quando si tratta di questioni che le stanno a cuore». Insomma, a pochi giorni dal voto, l’assist della stampa estera alla sinistra sembra venire meno. Nessun goal a porta vuota, stavolta l’arbitro straniero non ha tirato fuori – come e quanto in altri momenti – il cartellino rosso contro la squadra di centrodestra

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