L’Fbi sequestra anche il cellulare del parlamentare repubblicano Scott Perry alleato di Trump

10 Ago 2022 11:47 - di Paolo Lami

Seconda puntata dell’offensiva dell’Fbi contro Donald Trump. Dopo la perquisizione domiciliare effettuata ieri a sorpresa nel resort dell’ex-presidente Usa a Mar-a-Lago, Palm Beach, in Florida l’Fbi è tornata alla carica ed ha sequestrato il telefono cellulare del repubblicano Scott Perry, alleato di Donald Trump.

È stato lo stesso Perry a rivelare la vicenda in una dichiarazione rilanciata da Fox News nella quale ha precisato che “era in viaggio con la famiglia” quando è stato avvicinato da “tre agenti dell’Fbi” che gli hanno notificato un mandato di sequestro e chiesto di consegnare il cellulare.

“Non hanno fatto alcun tentativo di contattare il mio avvocato – ha contestato ancora Perry.  – Sono indignato, ma non sorpreso, per il fatto che l’Fbi, sotto la direzione del Dipartimento di Giustizia è una di Merrick Garland, abbia sequestrato il cellulare di un membro del Congresso in carica”.

E ha ricordato: “Il mio telefono contiene informazioni sulle mie attività legislative e politiche, conversazioni private con mia moglie, la mia famiglia, elettori e amici. Nulla di tutto questo è affare del governo”.

Poi ha incalzato: “Come con il presidente Trump, il Dipartimento di Giustizia ha scelto questa azione eccessiva e aggressiva invece di contattare semplicemente i miei avvocati”.

Ieri agenti dell’Fbi avevano fatto irruzione nella residenza privata di Donald Trump in Florida uscendo poi con diversi scatoloni contenenti documenti nell’ambito di un’indagine tesa a dimostrare che il tycoon avrebbe trasferito documentazione che, invece, doveva restare alla Casa Bianca.

È una delle due indagini per le quali i democratici, che ora governano la burocrazia federale e, quindi, anche l’Fbi attraverso il Dipartimento di Giustizia, stanno portando avanti contro Trump ed i suoi fedelissimi.

L’altra indagine riguarda l’accusa di non aver fermato, da presidente in carica, la protesta che sfociò, poi, nell’assalto al Congresso, il 6 gennaio.

Su questo aspetto sta lavorando anche una speciale Commissione parlamentare 6 gennaio, la U.S. House Select Committee to Investigate the January 6th Attack on the United States Capitol, che è una specie di plotone di esecuzione contro Trump: è composta da 9 membri, sette democratici e due repubblicani considerati i peggiori nemici dell’ex-presidente Usa.

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