L’Fbi cercava documenti sulle armi nucleari nella perquisizione della residenza di Trump a Mar-a-Lago

12 Ago 2022 11:00 - di Silvio Leoni

Cercavano documenti sulle armi nucleari gli agenti dell’Fbi che hanno fatto irruzione nella residenza privata dell’ex-presidente degli Stati Uniti, Donald Trump di Mar-a-Lago a Palm Beach in Florida.

È la Washington Post a svelare la circostanza facendo riferimento ad alcune fonti anonime secondo le quali appunto nella perquisizione condotta presso la residenza dell’ex-presidente americano l’Fbi cercava documenti segreti sulle armi nucleari.

La Washington Post cita, al riguardo, persone informate sull’indagine ma non specifica se i documenti riguardassero l’arsenale nucleare americano o di un altro Paese.

E questo confermerebbe la decisione del ministro della Giustizia americano, il democratico Garland, fedelissimo di Biden che lo ha imposto in quel ruolo strategico, di fare un annuncio pubblico sulla perquisizione a Mar-a-Lago.

Quando Trump era alla Casa Bianca era particolarmente attento all’arsenale nucleare statunitense di essere al corrente di informazioni segrete.

Nell’estate del 2017, ricorda Washington Post, Trump disse ai leader militari statunitensi di volere un arsenale paragonabile al picco della guerra fredda,. Trump aveva minacciato pubblicamente di cancellare sia la Corea del Nord sia l’Afghanistan.

Ma, poi, di fatto, è riuscito a dialogare con il presidente coreano Kim Yong-un riportandolo a più miti consigli ed è stato l’unico presidente Usa che non ha scatenato guerre – il suo predecessore e, Obama, premiato con il Nobel per la pace – ne ha scatenate sette.

Tra i documenti nucleari a cui Trump avrebbe regolarmente avuto accesso ci sarebbe stata la versione riservata del Nuclear Posture Review sulle capacità e le politiche degli Stati Uniti.

Con una mossa insolita per il dipartimento di Giustizia, Merrick Garland ha chiesto al giudice di autorizzare la pubblicazione del mandato di perquisizione della residenza di Donald Trump e la lista dei documenti sequestrati.

Una mossa che è in contrasto con la pratica degli inquirenti a mantenere il riserbo sulle inchieste in corso, e che gli esperti considerano un modo con cui l’attorney general replica alle accuse dell’ex-presidente e dei repubblicani di condurre una vendetta politica.

Ma Trump ha scritto oggi sul suo social media, Truth Social, che “non solo non mi opporrò al rilascio di documenti relativi all’irruzione e alla perquisizione ingiustificata e non necessaria nella mia casa a Palm Beach, in Florida, a Mar-a-Lago. Ma farò un ulteriore passo avanti incoraggiando il loro rilascio immediato”.

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