L’effetto-Calenda getta la sinistra nel caos. Di Maio contro Letta: «Non siamo di serie B»

4 Ago 2022 15:36 - di Valerio Falerni
Di Maio

Luigi Di Maio chiede rispetto per “Impegno Civico“. «In una coalizione non vi sono alleati di serie A e di serie B», ha detto ai suoi in una riunione alquanto tormentata. Avrebbe anche ragione, se solo “Impegno Civico” esistesse davvero e non fosse una sigla fecondata nell’utero in affitto di Bruno Tabacci al solo scopo di scansare la racconta di firme sotto il solleone. Tanto è inesistente, infatti, che alle strette Di Maio potrebbe anche traslocare last minute nella lista del Pd, previe scuse al «partito di Bibbiano» che le ha ufficialmente richieste. E ritornare così per la terza volta in Parlamento in barba ai tanti sermoncini ammanniti sulla Casta e sui professionisti della poltrona.

Neppure oggi Bonelli e Fratoianni vedranno il leader Pd

Tuttavia, il malpancismo del nostro ministro degli Esteri una sua importanza ce l’ha perché va a sommarsi a quello dei comunisti di Nicola Fratoianni e dei talebani ecologisti di Angelo Bonelli oltre che della sinistra Pd. Un fronte che cresce con il passare delle ore e che difficilmente Enrico Letta può pensare di domare con semplici chiacchierate. Prova ne sia il nuovo rinvio dell’incontro con i due leader rosso-verdi, già fissato ieri e poi annullato. È l’onda lunga dell’effetto-Calenda. Il segretario del Pd credeva fosse quello di Azione lo scoglio più appuntito. Perciò, una volta chiuso l’accordo, si era illuso di poter affrontare una navigazione tranquilla. Ma sbagliava: il 30 per cento dei collegi da lui garantiti all’europarlamentare ha allarmato il resto della compagnia. «E a noi che rimane?», hanno pensato Fratoianni, Bonelli e lo stesso Di Maio.

Di Maio nel Pd?

In realtà, la questione riguarda soprattutto i primi due. Un sondaggio diffuso ieri da Youtrend certifica che se i rossi-verdi finissero tra le braccia di Conte, si porterebbero dietro 14 collegi sicuri, a fronte dei 16 offerti in dote dall’intesa con Azione. Praticamente un pareggio. Il caso di Di Maio è diverso: sotto il profilo elettorale, come ha rilevato anche l’ex-gemello diverso Di Battista, non ha un voto. È zavorra. Per questo Letta ha ipotizzato il suo ricovero nelle liste del Pd. Dovesse realmente accadere, Giggino sarebbe il primo politico al mondo che fonda un partito con il proprio nome per poi candidarsi in un altro. Ma sarebbe anche l’ultima grezza che gli manca per completare il suo album di figuracce.

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