Il successo di Giorgia è bottom-up: tutto normale, solo la sinistra non lo capisce e ne ha paura

1 Ago 2022 11:20 - di Carmelo Briguglio 

A sinistra sono diventati nietzschiani d’accatto, praticoni di relativismo politicante. Che credete ? Foucault, Deleuze, Vattimo ? Filosofie nobili ? No, no; solo polverose lavagne del bene e del male, di buoni e cattivi: gessati, cancellati, scambiati; con inusitata doppiezza. Cangianti: senza minuscolo ritegno. Il caso vicino è Giuseppe Conte: da riferimento luminoso per l’umanità dem, è diventato truculento draghicida, complice delle destre.

Letta lo ha scomunicato, con occhi di tigre, naturalmente; e pur dopo tanta, tantissima, comune scenografia giallorossa creata da Casalino al tempo del Giuseppe II. Grazie a Rocco, a lui che aveva fatto splendere Giuseppe I – che sarà estimatore stimato di Trump – come coautore dei salviniani “decreti sicurezza”. Ora Conte è ributtato nella “natura  lapsa”: brutto, cattivo; è colpa del colpo che ha abbattuto l’ex capo della Bce. Suo: il primo, mortale. Enrico lo esclude davvero dalla famiglia left ? L’occhio di tigre – è pietra-talismano, lo sa? – gli farà salvare capra e cavoli ?  Sì; forse; chi lo sa ? L’ala pura, governista – Orlando, Franceschini, Speranza – non si rassegna. Si accontenteranno di desistere, desistere, desistere. Insomma, accordicchi sotto banco nei collegi. Tuberi elettorali nel sottosuolo del campo stretto. Ci proveranno. Conte cambia-colori se ne frega; pronto a fare ancora make-up. In queste ore è rosso estremo, a caccia di accordi con la sinistra ultrà. Intanto acciuffa il seggio e poi si vede.

Poi, Berlusconi. Il Cavaliere disonorato e cacciato dal Senato, fu commensale dei governi Monti e Letta. Con Renzi mise piede al Nazareno: nacquero e affumarono intese visibili e invisibili. Appoggiando Draghi, era stato redento ancora: Mr B. saggio, moderato, europeo. Ora è di nuovo lordo: di Putin, di ambascerie russe; di report diffidenti Oltreoceano. Si è pure fatto scappare il trio Gelmini-Brunetta-Carfagna: icone dei capitomboli gauchisti. Mariastella: già stella al merito di peggiore ministro dell’Istruzione, ora è star di Calenda. Renato, medagliato dal sindacato come “peggiore ministro possibile”, è riabilitato. Aspetta dove. Mara non meritava lo storytelling maligno dei nemici, oggi amici. Le regalano l’oblìo sul passato: serve. Come lei a loro. Adesso è abbracciata a Carletto: un tempo “confuso, viziato e cafone”, disse di lui. Che disse di lei… lasciamo perdere.

E’ politica ? Vabbé. Ma il record su Pixel Paper, è per Giorgia Meloni. Lei, lei: la temutissima, destinata premier. Che fu regina del salotto di Atreju. Dove corsero tutti: Letta, Di Maio, Conte, Renzi. Quattro leader, tre premier.  E ministri, vip politically correct, eccetera. A mostrarsi sotto i suoi riflettori. A contagiarsi alla kermesse dei suoi alieni. A strusciarsi con lei, con la sua destra infinita. Manco le antiche serate, in versione pop, della signora Angiolillo. O, forse, fu festa di confronti dove i Nemici trovarono spazi di discorso pubblico: di legittimazione e reciprocità; di perduta civiltà politica. Ok, ok, la memoria oggi è cortissima: è sommersa dall’”onda nera” fabbricata alle tastiere di Repubblica, egemonizzata dal rito “maurino”; dai resoconti “contras” di testate e teste dure alla Formigli. Abitatori di un immaginario politico malato. Térrei, si capisce. Il principio di realtà, che parla con lingua di studiosi e sondaggisti, dice altro. Li ammonisce, ogni giorno: guardate, è solo voglia di ricambio. E di coerenza. Ciò che sale non è rigurgito “fascio”: è marea di alternanza; è premio all’opposizione: molto costituzionale, no ? Ed è riconoscimento della gente a una linea. A una linearità; è democrazia politica, dal basso; la Meloni è movimento  “bottom-up”, avverte chi ne capisce. In un paese normale, non é normale ?

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