I genitori del giornalista Austin Tice rapito in Siria a Biden: basta chiacchiere, ora i fatti

13 Ago 2022 15:07 - di Paolo Lami

Meno chiacchiere e più fatti è il messaggio esplicito che i genitori del giornalista statunitense Austin Tice rapito il 14 agosto 2012, esattamente 10 anni fa, in Siria mandano a Joe Biden colpevole di non aver fatto nulla di concreto per ritrovare il reporter e riportalo a casa.

“Abbiamo apprezzato che il presidente Biden abbia parlato di Austin con compassione e comprensione; le parole del presidente, anche lui padre che ha sofferto una perdita, sono confortanti. Ma – scrivono sul Washington Post Debra e Mar Tice, (nella foto combo insieme sl figlio) genitori di Austin Ticedopo 10 anni, Austin non ha bisogno che i suoi genitori siano confortati: ha bisogno che il nostro governo trasformi le parole in fatti e ha bisogno di tornare a casa”.

“Il governo crede che Austin sia vivo ed in Siria, detenuto da un gruppo affiliato al governo siriano – scrivono ancora del giornalista freelance che scriveva per il Post, per i giornali del gruppo McClatchy ed altre testate americane – all’inizio dell’anno, il presidente Biden ha dato un ordine chiaro alla sua amministrazione: organizzate una riunione con i siriani, ascoltateli, scoprite quello che vogliono e lavorate con loro”.

“Allora perché – lamentano i genitori del giornalista sequestrato – ci sono voluti tre mesi perché l’amministrazione appena iniziasse a seguire i suoi ordini? Noi ci aspettavamo di avere Austin con noi in questo momento”, scrivono ancora i Tice. Che ricordano di essere stati ricevuti da Biden il 2 maggio scorso. E che, in quell’occasione, il presidente diede “l’inequivocabile ordine di dialogare direttamente con il governo siriano”.

“Ma 104 giorni dopo stiamo ancora aspettando di vedere Austin libero” concludono liquidando come “scuse” i “presunti ostacoli” e difficoltà che starebbero presentando i siriani.

“Il presidente era vice presidente (di Obama, ndr) quando Austin è stato rapito e sa bene che in questi primi giorni i siriani erano desiderosi di parlare con Usa di questo caso”, affermano.

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