Gorbaciov visto da Sergio Romano: «Non fu un rivoluzionario. Eltsin molto più incisivo di lui»

31 Ago 2022 19:26 - di Redazione
Gorbaciov

Mikhail Gorbaciov «non è stato un rivoluzionario». Parola di Sergio Romano, storico ed ex diplomatico, ambasciatore a Mosca fra il 1985 e il 1989. Un giudizio, il suo, che non si discosta di molto da quelli espressi in questi anni sull’ex-leader sovietico scomparso ieri. «Era un uomo stimabile, colto, gentile, ma nel tentativo di riformare lo Stato sovietico con criteri in gran parte occidentali, commise un certo numero di errori», spiega all’Adnkronos. A giudizio di Romano, la vera colpa di Gorbaciov sta in una certa improvvisazione nella liquidazione dell’Urss. «Non aveva un programma economico, non aveva idea di cosa sarebbe stata la Russia sul piano economico nel giorno in cui il Pcus sarebbe uscito di scena. Questo lo rendeva non particolarmente adatto a gestire il Paese sui tempi lunghi».

Romano è stato ambasciatore nell’Urss degli anni ’80

Diversa la valutazione dell’operato sui tempi brevi. «Ha fatto cose utili – ricorda l’ex-diplomatico – dalla libertà di stampa, a quella di spostamento, passi fondamentali per un passaggio da un sistema autoritario a uno democratico». Anche in questo caso, però, il rinnovamento di Gorbaciov fu più di facciata che di sostanza. «Se vogliamo parlare di rivoluzione, non fu l’uomo dei cambiamenti radicali». In realtà, il suo vero merito è consistito nel «sapere che qualcosa andava fatto e che bisognava muoversi». Più incisivo di lui sulla struttura del sistema, per Romano, è stato Eltsin.

«Gorbaciov ha fatto le cose a metà»

«È con lui – ricorda – che viene attuato un progetto economico che l’allora presidente russo forse non aveva studiato con sufficiente attenzione. È stato lui a privatizzare le imprese. Gorbaciov non aveva programmi di questo genere. L’unica cosa che voleva fare sotto il profilo socioeconomico era promuovere la nascita di una “industria socialista“. Parole che non ha mai spiegato davvero». Bocciatura anche sul fronte della libertà di espressione. «Come ambasciatore italiano a Mosca – dice ancora Romano – invitavo Andrei Sakharov e la moglie Elena Bonner che cercavano nuovi contatti a livello internazionale. Li abbiamo subito aiutati». Gorbaciov e l’Urss, lascia intendere, si mossero invece con esasperante lentezza.

 

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