Garland, fedelissimo di Biden alla Giustizia, di nuovo contro Trump: ha nascosto documenti

31 Ago 2022 14:20 - di Roberto Frulli
Trump quinto emendamento

Dopo aver ordinato all’Fbi un blitz a sorpresa nella residenza di Donald Trump a Mar-a-Lago, in Florida, a caccia di documenti desecretati – sono stati portati via una quindicina di scatoloni – ora l’ufficio dell’Attorney General del Dipartimento di Giustizia statunitense, il fedelissimo di Biden, Merrick B. Garland torna alla carica adombrando che il tycoon abbia nascosto e rimosso documenti ufficiali durante la perquisizione degli agenti federali.

“Probabilmente sono stati compiuti sforzi per ostacolare le indagini del governo”, accusano genericamente dall’ufficio del democratico Garland puntando il dito contro Trump.

L’Fbi sta indagando, su richiesta di Garland, per verificare se Trump abbia gestito in modo improprio i documenti governati prendendoli dalla Casa Bianca e portandoli nella sua casa a Mar-a-Lago, in Florida, dopo aver lasciato l’incarico nel gennaio 2021.

A gennaio, gli archivi nazionali hanno recuperato, attraverso la perquisizione dell’Fbi, 15 scatole di documenti della Casa Bianca a Mar-a-Lago e sostengono che i documenti ufficiali erano “spiegati” e “mescolati con altri documenti” e alcune pagine erano state strappate.

Dopo aver appreso che le scatole contenevano “rapporti altamente riservati”, il Dipartimento di Giustizia e l’Fbi hanno avviato indagini dicendo di aver trovato prove che “dozzine di scatole aggiuntive” probabilmente contenenti informazioni riservate rimanevano ancora nella sua proprietà.

Il 3 giugno, tre agenti dell’Fbi e un avvocato del Dipartimento di Giustizia si sono presentati ​​a Mar-a-Lago per prendere il materiale.

E qui le versioni divergono. Secondo gli avvocati di Trump, fu detto loro: “Qualunque cosa vi serva, fatecelo sapere”.

Ma gli agenti spediti dal fedelissimo di Biden sostengono, invece, che gli sarebbe stato “esplicitamente vietato” dai suoi rappresentanti di perquisire qualsiasi scatola all’interno di un ripostiglio nella proprietà Trump.

Secondo Jay Bratt, capo della sezione controspionaggio del dipartimento di Giustizia, ciò “non ha dato al governo la possibilità di confermare” che nessun documento ufficiale sia rimasto nella proprietà.

Il Dipartimento di Giustizia sostiene che è stata anche trovata la prova che i documenti sono stati “probabilmente nascosti e rimossi” dal deposito e che sono stati “probabilmente compiuti sforzi” per ostacolare le indagini, hanno detto i funzionari.

Dopo l’irruzione di giugno, le squadre dell’Fbi hanno perquisito nuovamente, ad agosto, la proprietà di Trump, dove hanno trovato oltre un centinaio di documenti riservati, il doppio dei documenti trovati “nel giro di poche ore con la diligente ricerca che il team di Trump ha affermato di aver effettuato in precedenza – si legge nell’atto firmato da Bratt. – Ciò mette in dubbio la portata della cooperazione in questa materia”.

Trump ha respinto le accuse secondo cui aveva gestito male i documenti ufficiali, descrivendole come “notizie false”. E ha chiesto al governo di restituire qualsiasi oggetto che non rientrava nell’ambito del mandato di perquisizione.

Gli avvocati di Trump hanno chiesto che un avvocato “neutrale” – noto come “Special Master” – venga chiamato per determinare se i file sequestrati siano coperti da “privilegio esecutivo”, che consente ai presidenti di mantenere segrete determinate comunicazioni.

Tuttavia, l’ultimo atto del Tribunale afferma che tutti i documenti presidenziali sequestrati nel mandato di perquisizioneappartengono agli Stati Uniti, non all’ex presidente”.

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