Conte fa lo snob: «Non mi curo delle scaramucce di Letta e Calenda. Con Beppe ci sentiamo ogni giorno»

1 Ago 2022 20:35 - di Sara De Vico

Fa lo snob e guarda con distacco le scaramucce degli ex alleati. Giuseppe Conte preferisce giocare ancora una volta al salvatore della patria per distrarsi dal terremoto che ha in casa. Il dialogo a distanza tra Calenda e Letta? “Non mi appassiona, sono giorni che si parla di campo ampio, campo largo che poi si ristringe. Il campo largo? Il M5S non è qui a fare giochini”. Così l’ex avvocato del popolo dai microfoni di Radio 24 mentre continuano le fughe dai 5Stelle verso altri lidi più promettenti.

Conte: Il campo largo? Non facciamo giochini

“Noi in questo siamo chiari e sereni. Ci presentiamo chiedendo agli elettori un mandato chiaro. Come la forza che ha più mantenuto gli impegni presi, le riforme sono lì e parlano per noi. Ci batteremo per realizzare gli impegni presi coi cittadini, costi quel che costi”. Peccato che i sondaggi siano impietosi e che dopo la caduta di Draghi siano i suoi parlamentari a scappare. Sul braccio di ferro con Grillo minimizza. Il nome di Giuseppe Conte nel contrassegno elettorale del M5S? “No, il simbolo è quello che conosciamo, assolutamente. Ora non si sta ragionando su questo ma su altro”, dice assicurando di sentire Beppe ogni giorno. Dissapori? Tutto inventato dalla stampa. “Lui è in ferie ma i telefonini funzionano. Leggo sui giornali ricostruzioni ma tra noi non c’è nessuna lite. Vengono pubblicate notizie false e me lo spiego con una ragione: si ha paura del M5S”.

“Dove mi candido non lo so. È presto…”

E dove si candiderà l’ex premier? È presto per decidere. “Sarò in Parlamento se i cittadini me lo accorderanno. No, non so dove sarò candidato”, taglia corto. Anche sulle  regole per le candidature, croce e delizia del movimento, preferisce glissare. “Le stiamo fissando adesso, regole e paletti. Ma – continua il segretario pentastellato – centrali saranno la passione dei cittadini, la competenza delle persone e l’operato dei parlamentari che si sono distinti. Perché con un mandato alle spalle si sviluppano competenze. Adesso pubblicheremo le regole”. Mandato giù il boccone del tetto di due mandati ora fa buon viso. “La regola dei due mandati è un principio fondativo del M5S e va salvaguardato. La rotazione è salutare perché evita storture”.

Il Pd ci voleva fare fuori e si è accodato alla Lega

E giù botte ai cugini del Nazareno. “Il Pd ha assunto una linea molto chiara, si è accodato a FI e alla Lega. Loro ci volevano fuori. Si è confermato che anche il Pd ci vuole fuori. Benissimo, chiederemo agli elettori di darci ancora più forza. E riserveremo sorprese”. E l’addio a Palazzo Chigi dell’ex uomo della Bce? “È evidente che il premier Draghi, dal suo discorso, dalla postura che ha avuto in Parlamento, avesse deciso di mettere fine a questa esperienza di governo”. Insomma il no grillino al dl Aiuti non c’entra.

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