Repubblica censura Marsilio. Ecco la replica che Merlo e Molinari non vi hanno fatto leggere

27 Lug 2022 16:54 - di Stefania

Dagli all’untore. A tutti i costi, anche se la peste è finita da un pezzo. Per la grande stampa nazionale il pericolo nero è diventata un’ossessione. Se anche una penna brillante come Francesco Merlo su Repubblica si prende la briga di rispondere a un lettore con un attacco ad alzo zero al mite governatore dell’Abruzzo, Marco Marsilio. Protagonista – scrive –  di un “goffo tentativo di marketing nella migliore delle ipotesi. Un tentativo di Anschluss con le Marche picene a guidate da FdI nella peggiore”. Capito? Il presidente della Regione Abruzzo, scava scava, è un pericoloso nazista del terzo millennio. Che insieme al collega Acquaroli sogna di ricostruire l’impero della Marsica. Il reato di cui si è macchiato Marsilio starebbe nel nuovo logo della Regione che inserisce nel simbolo il guerriero di Capestrano. Tanto basta per urlare al pericolo fascista e dedicargli il pezzo forte della rubrica “Posta e risposta”. È giovedì 21 luglio.

L’assalto di Merlo al governatore Marsilio

La risposta di Marsilio non si fa attendere. “Il desiderio di esprimere il suo disprezzo per il presidente Marsilio e Fratelli d’Italia offende innanzitutto gli abruzzesi. Se si fosse informato, avrebbe scoperto che la legge di modifica dell’effige abruzzese è stata un’iniziativa del consiglio Regionale (non del Presidente). Che è stata approvata all’unanimità da tutte le forze politiche. Quindi dai “fedelissimi” di Letta, di Di Maio, di Conte, di Salvini, di Berlusconi e non solo della Meloni”. Detto questo l’esponente di FdI dice di condividere la scelta grafica: “che vuol dire rafforzare l’identità del popolo abruzzese”. Il Guerriero di Capestrano (che da decenni ha una sala nel Museo archeologico di Chieti) è, piaccia o meno, l’immagine più iconica della Regione. Marsilio si dice soddisfatto che le divisioni campanilistiche abbiano ceduto il passo a “una condivisione unitaria della storia e dell’identità della Regione. L’idiozia di paragonare queste scelta all’annessione nazista dell’Austria nel 1938 è degna di chi l’ha pensata. Ma è sempre meglio che scrivere articoli seriamente”.

Il guerriero di Capestrano e il pericolo nero

Ma la singolar tenzone sul pericolosissimo guerriero di Capestrano non finisce qui. Merlo torna a intingere la penna nel  veleno con un livore ideologico degno di miglior causa.
Tre giorni dopo torna sull’argomento con attacchi personali al governatore. Militante e dirigente di lungo corso fin dai tempi del Msi (colpa indelebile per Repubblica). “Non si possono non amare gli abruzzesi, che a giudicare dal kitsch del suo logo, non le somigliano. E non solo perché lei è nato e cresciuto a Roma, e in quella missina per giunta”. Poi attribuisce all’ignorante Marsilio una ipotetica dichiarazione sui tre mari che lambiscono l’Abruzzo. E giù attacchi alle ciofeche come “il suo pasticcio di simboli”. Dotte citazioni pseudo-araldiche, condite di irresistibili nostalgie per Flaiano ed Ettore Spalletti, abruzzesi doc mica come Marsilio. E giù lezioni di storia e civiltà italica contro l’ignoranza missina. “Non mi interessa la sua macedonia di storia antica e moderna. E non c’era un posticino per un arrosticino?”.

Marsilio replica alle fake news di Repubblica

Vietato dissentire dal verbo di Repubblica. Marsilio replica rettificando le numerose inesattezze del giornalista. Ma il quotidiano diretto da Maurizio Molinari preferisce la censura. In nome del pluralismo democratico. O dell’antifascismo militante. O forse perché le parole del presidente della Regione Abruzzo spuntano definitivamente le armi di Merlo. Sferrate in un crescendo che si conclude, per ora, con un attacco diretto alla leader di FdI datato 26 luglio. Nel quale  il blasonato giornalista invita il “fascista romano di origini abruzzesi” a inserire nel logo del gonfalone la guerriera Meloni. “Reginetta non dell’Abruzzo ma di Coattonia”. Nella lettera mai pubblicata da Repubblica Marsilio rassicura il guru del progressismo con il birignao sulla sua preparazione in geografia, pur provenendo da quella “destra missina romana” che le scatena tanta repulsione.

“Mai detto che l’Abruzzo è bagnata da tre mari”

Poi respinge al mittente il presunto scivolone dell’Abruzzo bagnato da “tre mari” mai commesso. Una autentica fake news. “Anche in questo caso  non ha dimostrato l’opportuna professionalità di verificare le fonti. Premura che sicuramente avrebbe avuto con altri presidenti di Regione. Ritenendo invece di potersi consentire con me un tono sprezzante e liquidatorio. Figlio del complesso di superiorità antropologica che ama coltivare.  Nessuno  potrebbe pensare una simile sciocchezza. Neppure un uomo di quella becera destra missina della Capitale (sezione di Colle Oppio, in particolare, così le regalo un altro brivido alla schiena)”. Non esiste, peraltro,  nessuna mia citazione “letterale” nel testo che Merlo ha riportato. In quell’occasione il mio ragionamento verteva sulle regioni italiane che sono bagnate dai tre mari. Notando come l’Abruzzo sia l’unica a non avere un’autorità di sistema portuale. Nel chiudere qui la polemica, del tutto gratuita, che lei ha iniziato e continuato, la informo che la Direzione regionale dei Musei del Ministero della Cultura ha autorizzato l’utilizzo dell’immagine del Guerriero. E la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo ha fornito la relativa motivazione storico-culturale ufficiale”. Non resta che invitare Merlo a Chieti. Dove potrà visitare la sala permanente del Guerriero di Capestrano allestita dal grande Mimmo Paladino nel Museo Nazionale Archeologico di Villa Frigerj.

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