Padellaro: «Non credo a un Draghi-bis. La Meloni potrebbe arginare l’uomo solo al comando»

12 Lug 2022 9:58 - di Alessandra Parisi

Aria di crisi, elezioni anticipate, il suicidio politico di Di Maio, il cul de sac di Conte. E il ruolo di Giorgia Meloni, capo del primo partito italiano, stando ai sondaggi. Oggi unica voce all’opposizione. In una lunga intervista a Libero Antonio Padellaro tira le somme delle fibrillazioni di queste ore. E vede nella leader di Fratelli d’Italia un possibile argine alla deriva dell’uomo solo al comando. Rappresentato da un eventuale Draghi bis.

“Draghi-Conte è lo scontro di due debolezze”

Dallo scontro Draghi-Conte non esce nessun vincitore. “È stato lo scontro tra due forti debolezze”, dice il giornalista e scrittore. “E tuttora c’è il rischio che la situazione sfugga al controllo di entrambi. E  si arrivi a una crisi che nessuno dei due vuole. La debolezza di Conte è quella di chi ha subito una scissione di straordinaria gravità. Ma la debolezza è anche di Draghi. Che sa che a settembre potrebbe arrivare la resa del Conte. Cioè la possibilità che M5S esca dal governo. In quel caso la palla passa a lui. Se restasse al potere senza l’appoggio dei grillini, passerebbe alla storia come il gestore di un triste governo autunnale”.

La stagione dell’uomo solo al comando è in crisi

Ma è uno scenario che il premier non considera. Non è tipo da passare il tempo a raccogliere cocci, fa notare Padellaro. In queste ore si parla dell’ipotesi di un Draghi bis, non legittimato dal voto. Strada impervia. “Sarebbe difficilissimo giustificarlo. Anche perché la stagione dell’uomo solo al comando è in crisi”, taglia corto l’ex direttore de Il Fatto quotidiano. “Si pensi a Johnson in Inghilterra. A Macron ridimensionato dalle ultime elezioni legislative. Ora pure Draghi non sembra più il cavaliere senza macchia e paura dell’inizio“. E proprio contro questa prospettiva “potrebbe esserci una rivincita del parlamentarismo. Della democrazia rappresentativa. E credo che la Meloni potrebbe rappresentare l’emblema di questo riscatto. Cioè del concetto ‘si voti e chi prende più voti governa'”.

La Meloni simbolo del riscatto del parlamentarismo

La visione ha il suo fascino. La Meloni “sarà proprio la punta di lancia di questa rivolta contro l’uomo forte“, spiega Padellaro smentendo la narrazione populista e autoritaria che si fa intorno alla leader di FdI. “Non so però quanto Salvini possa accettare la premiership della Meloni. Perché sarebbe la notifica della sua sconfitta diventare lo sgabello della leader di Fdi. Berlusconi invece è un uomo pragmatico, potrebbe acconsentire. Ma in questo momento mi sembra che Forza Italia voglia più incarnare il Centro che accordarsi con la destra-destra”. Nel centrodestra non mancano litigi aspri e problemi interni. Ma non è masochismo. “Ci sono tre personaggi forti, ciascuno dei quali non vuole cedere il passo. Ma, se dovessero rendersi conto di avere la vittoria in mano, difficilmente si sparerebbero sui piedi per ragioni di rivalità. Certo, sarebbe interessante un governo Meloni con Salvini al Viminale. Io penso che la sinistra impazzirebbe di fronte a questa prospettiva”.

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