Omicidio Ciatti, i genitori: appello contro la sentenza spagnola. La vita di nostro figlio vale di più

8 Lug 2022 13:40 - di Paolo Lami

La famiglia di Nicolò Ciatti, il 22enne ucciso in una discoteca di Lloret de Mar nell’agosto del 2017, farà appello contro la sentenza di condanna spagnola che ha comminato una pena di 15 anni di carcere, ritenuta troppo lieve, all’assassino del ragazzo, il ceceno Rassoul Bissoultanov.

“Faremo appello contro la sentenza di condanna spagnola. Le motivazioni non ci convincono. Faremo istanza al Tribunal superior de Justicia de Catalunya”, ha annunciato l’avvocato Agnese Usai, legale della famiglia Ciatti parlando poco prima dell’udienza del processo che si svolge a Roma.

“Era un bravo ragazzo, amorevole, educato, la mattina si alzava presto e prima di andare a lavoro mi dava sempre un bacio e mi abbracciava”, ha ricordato in aula Cinzia Azzolini, mamma di Niccolò Ciatti, parlando al processo in corso a Roma .

Il 22enne di Scandicci venne pestato a morte la notte tra l’11 e il 12 agosto del 2017 in Spagna, dove si trovava in vacanza con un gruppo di amici.

“Quando siamo entrati nella sala della terapia intensiva dell’ospedale di Girona mio figlio era attaccato alle macchine e completamente immobile, sembrava dormisse – ha ricostruito il papà di Nicolò scavando nei ricordi dolorosi. – Lo abbiamo tenuto abbracciato dalla sera fino al giorno dopo. I medici ci dissero che non si poteva operare perché aveva avuto un’emorragia cerebrale gravissima. La nostra vita si è fermata lì insieme a quella di Niccolò“.

Sentito come teste al processo in corso a Roma dove è sempre imputato il ceceno Rassoul Bissoultanov, già condannato a 15 anni in Spagna per omicidio volontario aggravato, Luigi Ciatti ha ricordato che “Niccolò era un ragazzo normale, tranquillo, andava con gli amici in discoteca per divertirsi e mai per provocare. Ha avuto la sfortuna di trovare quei tre teppisti in una discoteca che non aveva un buttafuori all’interno – ha proseguito parlando nell’aula bunker di Rebibbia davanti ai giudici della Terza Corte d’Assise di Roma. – Mio figlio stava ballando e all’improvviso sono arrivati questi due ceceni, con mosse di lotta greco-romana e di Mma lo hanno preso da dietro, sollevato e sbattuto a terra; quando Niccolò ha provato ad alzarsi, Bissoultanov gli ha sferrato quel calcio alla testa“.

Lo scorso 22 giugno i giudici della Terza Corte d’Assise di Roma avevano deciso che potrà andare avanti il processo in Italia, rigettando l’istanza della difesa di Bissoultanov che aveva chiesto di chiudere il procedimento italiano per il ne bis in idem, alla luce della sentenza di primo grado pronunciata dai giudici spagnoli, che oggi è stata acquista insieme con il video dell’aggressione all’interno della discoteca.

Luigi Ciatti ha ricordato quel terribile giorno di agosto.

Ero in montagna insieme con mia moglie. Sono stato svegliato dalla vibrazione del telefono. Un amico di Niccolò mi disse che mio figlio era in ospedale e che dovevamo partire immediatamente per la Spagna. Partiti in macchina abbiamo impiegato quasi 13 ore, a causa del traffico. All’arrivo la polizia ci spiegò quello che era successo. Poi abbiamo incontrato gli amici di Niccolò. La dottoressa chiedeva sempre ‘tra quanto arrivate’, poi si è capito perché”.

Chiedo di avere un po’ di giustizia per mio figlio, la sua vita non può valere 15 anni” ha concluso il papà dì Niccolò in riferimento alla sentenza spagnola che ha condannato Bissoultanov.

Niccolò non mi dava mai problemi. Arrivava molto stanco da lavoro e dormiva nel pomeriggio. Faceva di tutto per crearsi un futuro. Voleva comprare una casa. A settembre, di ritorno dalla Spagna, l’avrebbe fatto. Risparmiava, non aveva tante esigenze. Era educato, rispettoso. Anche con le persone. Tutti lo ricordano con il sorriso“, ha aggiunto, non riuscendo a trattenere le lacrime.

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