Marmolada, i ricordi di Alessandra De Camilli sopravvissuta alla valanga che ha ucciso il suo compagno: dolore fisico e disperazione

14 Lug 2022 20:17 - di Redazione
Marmolada

Ferita dalla valanga della Marmolada Alessandra De Camilli, non smette di ricordare il compagno Tommaso Carollo, ucciso dal crollo di ghiaccio e rocce. E ringrazia i turisti francesi che insieme ai soccorritori prima e ai medici poi le hanno salvato la vita.

Dopo dieci giorni in ospedale a Trento, per la donna è arrivato, finalmente, il giorno del trasferimento all’ospedale di Santorso, in provincia di Vicenza, più vicino a casa.

“Sono stati giorni particolari: trasportata qui in elicottero dal ghiacciaio della Marmolada in stato di shock domenica 3 luglio, operata subito d’urgenza. Ho ricordi frammentari di quel pomeriggio e della prima notte. Ricordo il dolore fisico, la disperazione, il non rendermi conto completamente di cosa mi era appena successo e di cosa mi stava succedendo, l’essere sola lontana da casa, il chiedermi dove fosse Tommaso, dove fossero tutti gli altri” spiega la sopravvissuta alla valanga della Marmolada. Che ringrazia anche la coppia di alpinisti francesi, Christian e Patricia, che prima dell’arrivo dei soccorritori “l’hanno ‘strappata’ dal compagno morto. Ho cercato di proteggerti – le scrive l’uomo – dalla caduta dei sassi ma senza successo perché la gamba ti faceva troppo male” per muoverti.

E un ringraziamento Alessandra lo rivolge anche a “tutti i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari che si sono presi cura di me. In questi giorni non solo hanno svolto al meglio il loro lavoro, ma hanno fatto di tutto per farmi star bene regalandomi sorrisi e conforto, facendomi sentire il meno possibile la solitudine, la distanza da casa. Sono stati sempre presenti e lo hanno fatto in modo garbato ma costante. Nonostante i loro turni lunghi, l’essere a volte in pochi o di corsa. Ho visto la differenza tra fare un lavoro e fare un lavoro con il cuore“, scrive sui social la sopravvissuta della valanga sulla Marmolada.

“Ho conosciuto anche Laura e Beppe , due ‘compagni di sventura’ feriti anche loro sul ghiacciaio e ricoverati qui. Anche con loro si è instaurato un bellissimo rapporto. lo ringrazio tutti di cuore, soprattutto il personale dell’ospedale, per avermi salvato la vita e per avermi trattato con così tanta umanità”, conclude Alessandra.

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