Mannheimer: centrodestra in netto vantaggio. Meloni piace perché non ha mai tentennato

30 Lug 2022 13:30 - di Redazione
mannheimer

Una gara aperta, “una situazione mutevole che vede per ora il centrodestra in vantaggio”. Se Renato Mannheimer, sociologo e sondaggista, dovesse dare un titolo alla situazione politica in previsione delle elezioni, dice all’Adnkronos, userebbe queste parole. “I dati confermano dei trend che già conosciamo – spiega – la crescita della Meloni, la difficoltà Lega e Forza Italia da una parte, dall’altra la forza del Pd e il calo ormai irrefrenabile dei Cinque Stelle. Vedremo nei prossimi giorni col cambiare dell’offerta politica, se la scelta di Calenda e degli altri movimenti cambieranno le cose. Per ora ci sono molti astenuti. Quello che è significativo è che Draghi continua ad avere molta popolarità, mentre Conte, una volta primo in popolarità, è crollato”.

“Il cambiamento è iniziato già mesi fa – continua – con i primi litigi nel governo, le prime impuntature di Lega e Cinque Stelle soprattutto tra loro, fino al crash down totale nel momento della non sfiducia a Draghi in Parlamento. Difficile dire dove ci porterà: se non succede niente, a un governo di centrodestra guidato forse dalla Meloni o da altri che indicheranno. La campagna elettorale è aperta e tutta da fare, l’offerta politica tutta da delinearsi e può succedere di tutto: oggi come oggi il centrodestra è in netto vantaggio“.

La Meloni ha assunto un percorso e un atteggiamento coerente ormai da tanti mesi, non ha tentennato – dice Mannheimer – non ha mai cambiato idea, era all’opposizione, il che le ha fatto prendere i voti degli scontenti del governo, ma non si è mai lanciata in polemiche troppo roventi contro il governo. Diciamo che è stata un’opposizione ragionevole, ad esempio in politica estera è filo-atlantista come lo è Draghi, forse sull’Europa la pensa in maniera un po’ diversamente ma non lo ha fatto notare. Ha agito con grande coerenza e bravura nella comunicazione a appare più seria di persone più tentennanti o mutevoli come Salvini o come Berlusconi, che pur essendo stato lealmente nel governo per molti mesi, ha fatto quel voltafaccia quando non ha votato la fiducia a Draghi”.

E il conflitto Russia-Ucraina quanto ha pesato? “Molto – risponde il sociologo all’Adnkronos – ma nel senso degli atteggiamenti degli italiani molto più sensibili sui temi economici perché la guerra, insieme all’inflazione, ha avuto degli effetti sull’economia. L’atteggiamento sulla guerra ha interessato inizialmente, adesso non ci si pensa più, ma una parte dell’elettorato non approva l’atteggiamento filo russo di alcune componenti della Lega. Nella campagna elettorale i partiti dovranno parlare di economia: non a caso Berlusconi lo ha già fatto con la sua idea delle pensioni a mille euro. Perché la preoccupazione principale degli italiani è, oggi più che mai, la situazione economica”.

 

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